Champions, prezzi record per i quarti: inevitabili viste le nubi all’orizzonte

La pausa per le Nazionali ha fatto da spartiacque tra la fese intermedia e quella finale della stagione 2022/23. Da ora in avanti vi sarà un serrate senza sosta che…

Cinque squadre in Champions cosa succede
Football Affairs
(Foto: GABRIEL BOUYS/AFP via Getty Images)

La pausa per le Nazionali ha fatto da spartiacque tra la fese intermedia e quella finale della stagione 2022/23. Da ora in avanti vi sarà un serrate senza sosta che porterà sino alla finale di Champions League del prossimo 10 giugno.

Soltanto in aprile per esempio solo in quattro giorni una squadre di Serie A non scenderà in campo e tre di questi quattro giorni saranno Pasqua, Pasquetta e il 25 aprile. Una sorta di indigestione da pallone che va detto è frutto della abilità delle squadre italiane di essere progredite nelle coppe europee. A livello dei quarti di finale infatti si giocano ancora le loro chances ben sei formazioni di Serie A: Inter, Milan, Napoli, Juventus, Roma e Fiorentina.

In più per tre di queste – Fiorentina, Inter e Juventus – vi sarà anche il doppio turno di semifinali (la quarta semifinalista è la sorpresa Cremonese) in Coppa Italia. Un turno per altro che non solo determinerà le due finaliste per la partita del 24 maggio ma che per la prima volta darà in sé già una sentenza: le due squadre che supereranno le semifinali infatti, insieme ai due club che arriveranno nelle prime due posizioni in campionato, avranno il diritto di partecipare alla prossima Supercoppa Italiana, che dall’anno venturo è stata allargata a quattro squadre con il format in stile final four. Ed è ovvio che essere presente nel nuovo format di Supercoppa rappresenta una fonte di entrate aggiuntive per i club visto che Inter e Milan si sono sfidate in Arabia Saudita lo scorso gennaio in una sfida che è valsa circa 7 milioni.

In questo quadro è inevitabile che, per quanto possa sembrare cinico per uno sport popolare quel è il calcio, i vari club alzino i prezzi dei tagliandi per garantirsi  -salvo nelle promozioni studite per i tifosi più assidui – il massimo incasso.

Per restare alla sola Champions League il Milan per esempio per l’andata dei quarti di finale contro il Napoli ha stabilito prezzi a partire da 59 euro nella vendita riservata agli abbonati, alzandoli a 69 euro come prezzo minimo per la vendita libera. La società di De Laurentiis a sua volta per la gara di ritorno è partita da 90 euro per la vendita libera. E l’Inter per il match di ritorno in cui ospiterà il Benfica è partita da un prezzo minimo di 45 euro per gli abbonati (mentre in vendita libera sono rimasti solo tagliandi per posti come tribuna d’onore). Ma sicuramente, per quanto le manifestazioni siano meno prestigiose, le politiche di prezzo di Juventus, Roma e Fiorentina per i rispettivi match di Europa e Conference League.

È probabile insomma che la graduatoria degli incassi per una singola partita in Italia, al momento guidata dal Milan per la partita dei rossoneri contro il Tottenham, sarà modificata di molto se non rivoluzionata alla fine di questo mese. E si tratterà di una conseguenza della legge del mercato più pura: ho un impianto con capienza pari a 75mila posti ma ho richieste per diverse volte superiore rispetto a quella disponibilità, quindi cerco di massimizzare il mio profitto utilizzando la legge della domanda e dell’offerta.

Per quanto possa apparire antipatico vista la natura popolare di questo sport, se una società alza i prezzi e riesce comunque a riempire il suo stadio – massimizzando quindi il proprio profitto – almeno in termini aziendali l’operazione non fa una grinza, al netto come si diceva delle promozioni per i tifosi più assidui.

D’altronde, fanno trapelare alcuni uffici ticketing di molti club in modo un po’ sottotraccia, i tifosi molto spesso hanno un extra budget da investire in viaggi aerei e hotel per seguire la squadre in trasferta e spesse volte ben oltre il numero disponibile per i tifosi ospiti. Ma questi non sono soldi che entrano nelle casse del club e quindi perché questo non ha il diritto di alzare i prezzi per le partite casalinghe?

A Oporto per esempio molti tifosi dell’Inter sono stati trattati in maniera vergognosa dalle autorità europee che hanno impedito a questi di vedere la partita degli ottavi di finale contro il Porto benché dotati di regolare biglietto. Ma vedendo la questione nell’ottica della legge della domanda e dell’offerta le richieste dei tifosi nerazzurri erano talmente alte da spingere alcuni di loro ad acquistare biglietti al di fuori del settore ospiti e di tutta questa passione l’Inter non ha beneficiato nulla visto che i soldi sono andati tutti alle compagnie aeree, agli hotel e al Porto, che dopo la figuraccia quantomeno ora ha deciso di rimborsare i possessori, beffati, dei tagliandi.

D’altronde i prezzi per un evento musicale di una grande popstar o una grande band, spesse volte tenuti negli stessi stadi di cui sopra, non sono molto lontani se non superiori ai costi dei tagliandi appena pubblicati dai vari club (basti pensare al concerto dei Guns N’ Roses al Circo Massimo, con prezzi minimi da 75 euro). E se non si può considerare un quarto di finale della manifestazione (a livello di club) più prestigiosa al mondo dello sport più seguita al mondo al paro di un concerto di una grande popstar di una grande band quale altro evento potrebbe essere paragonabile?

I GRIGI PRESAGI SUI DIRITTI TV PER LA SERIE A

Ma soprattutto le società non si possono biasimare perché per molti versi sono forzate a imporre questi prezzi: infatti in termini di entrate a livello di sistema le prospettive non sono rosee per le nostre squadre. E quindi questi match così importanti sono un’occasione imperdibile per mettere fieno in cascina per quanto si può.

In un precedente appuntamento di questa rubrica si era infatti spiegato come stia per iniziare il processo che porterà all’asta per i diritti televisivi italiani per il periodo 2024/29 sottolineando come questo potrebbe non vedere i prezzi del 2021 quando DAZN mise sul piatto 840 milioni annui per il pacchetto principale e Sky altri 87,5 milioni per trasmettere tre partite ogni giornata, per un totale di 927,5 milioni a stagione. Infatti la società di streaming di Lev Blavatnik d’altronde non ha più in vigore l’asse strategico con TIM che gli poteva garantire non solo un maggiore bacino di utenti ma soprattutto una “copertura” economica di oltre 340 milioni sugli 840 a stagione che DAZN versa alla Lega Serie A.

Inoltre, DAZN, cui al di là di qualche disservizio va dato merito di avere svolto un grande lavoro di rompighiaccio per lo sviluppo dello streaming in Italia, ha capito che probabilmente potrebbe esserci meno concorrenza di qualche anno fa. E se in termini generali infatti l’ipotesi di un entrata in questo mercato di un broadcaster in chiaro tipo Mediaset o Rai appare poco credibile, Sky potrebbe non avere intenzione di fare grandi rilanci visto che, sebbene non stia vivendo il suo miglior periodo da quando in Italia, ha però dimostrato di poter reggere l’urto in termini di ascolti e abbonati affidandosi a prodotti alternativi come Premier League, Formula 1, Champions League, campionati esteri e serie tv extracalcio.

Ma se questi erano i tam tam di settore di qualche settimana orsono, in questi giorni i timori per questa situazione sono stati palesati da uno dei manager più esperti d’Italia che da qualche anno è entrato nel sistema calcio: l’ex presidente di Enel ed Eni Paolo Scaroni che dal 2018 è anche il presidente del Milan. «Il problema ce l’abbiamo sui diritti TV, la linfa vitale della Serie A», ha spiegato in settimana il numero uno rossonero. «Non stiamo facendo bene fuori dall’Italia sui diritti internazionali, mentre per quelli domestici abbiamo fatto abbastanza bene, ma il futuro ci sembra più grigio del passato».

Per questo ha continuato Scaroni, «sono sempre stato favorevole all’entrata dei fondi di private equity o di nuovi attori perché potrebbero dare un contributo per una governance saggia nella media company che è quella che dovrà gestire i diritti televisivi». Esprimendo curiosamente una opinione opposta a quella del proprietario della stessa società rossonera Gerald “Gerry” Cardinale che non più tardi di un mese orsono, alla conferenza organizzata a Londra dal Financial Times, aveva spiegato di non vedere di buon occhio un eventuale ingresso dei fondi di private equity nella cabina di comando del movimento italiano. Anche se poi pare che Scaroni si riferisse soltanto a vedere con favore dei finanziatori per la Lega Serie A.

LA SERIE A TRA FONDI DI PRIVATE EQUITY E STADI

Se è un segnale di disallineamento ai massimi vertici del Milan lo si potrà appurare dalle decisioni che lo stesso club di via Aldo Rossi prenderà in seno alla Lega Serie A, che proprio in vista di un periodo che potrebbe essere “grigio” sta iniziando a muoversi tramite svariate iniziative. Nella assemblea tenutasi ieri a Milano, dopo che Calcio e Finanza aveva anticipato che la scelta era ormai tra due player, i club hanno deciso di approfondire le due proposte arrivate, per prendere una decisione nelle prossime settimane.

Sui diritti tv invece si attende il bando per l’asta 2024/29, che però potrebbe essere influenzata dalle proposte da parte di fondi di private equity e banche arrivate alla Lega Serie A. Un tema che, anche questo, sarà approfondito nelle prossime settimane con l’ausilio di un advisor finanziario (in corsa c’è anche Lazard, come svelato da questa testata), con i club che dovrebbero anche decidere se preferire un investimento a livello di equity nella media company della Lega o soltanto aprire le porte a un finanziamento da investitori terzi. E intanto ieri è emersa anche la proposta di Oaktree, fondo statunitense che ha già prestato 300 milioni a Zhang per l’Inter, che ha messo sul piatto 1,75 miliardi di euro in una proposta mista tra finanziamento ed equity.

Mentre sullo sfondo resta immanente il tema degli stadi. In settimana è proseguito l’orami annoso dibattitto sul nuovo stadio di Milano e in particolare sul nuovo progetto del Milan nella zona dell’Ippoodromo La Maura dove sono emersi molto ostacoli a livello politico. Mentre è finalmente esploso anche a livello nazionale il paradosso del nuovo stadio Franchi di Firenze. Impianto che dovrebbe utilizzare fondi pubblici del PNRR nonostante che il patron viola Rocco Commisso sarebbe stato pronto a investire soldi di tasca propria. Ora la Fiorentina potrebbe giocare per due stagioni lontano dal capoluogo toscano in impianti più piccoli e la perdita conseguente in termini di incassi, come ha svelato Calcio e Finanza, potere aggirarsi sui 30 milioni di euro.

Sul tema stadi in particolare sarà molto interessante il workshop che si terrà a Roma martedì 4 aprile. Un evento organizzato dalla Lega Serie A dal titolo “Il futuro degli stadi in Italia” che vedrà la presenza:

  • del Ministro dello Sport Andrea Abodi;
    • della vice presidentessa del CONI Silvia Salis;
    • del vice presidente dell’ANCI (Associazione nazionale comuni italiani) Roberto Pella;
    • del presidente della FIGC Gabriele Gravina;
    • del presidente della Lega Serie A Lorenzo Casini;
    • del suo amministratore delegato Luigi De Siervo;
    • e del consulente della Lega Serie A per le infrastrutture Andrea Cardinaletti.

Calcio e Finanza sarà presente al summit e aggiornerà in tempo reale su quanto emerge i propri lettori.