Football Affairs, l'opinione di Luciano Mondellini

Il Financial Times è insieme al newyorchese Wall Street Journal, il giornale di riferimento dei mercati finanziari mondiali. Ed è evidente che quando, in settimana, il giornale londinese ha pubblicato un articolo sulla ricerca di un nuovo acquirente perl’Inter e sui suoi advisor che hanno iniziato a lavorare sull’operazione, il dossier della cessione del club nerazzurro da quel momento ha assunto una dimensione globale.

La stampa italiana, e in particolare Il Sole 24 Ore prima di tutti, in verità, già nelle scorse settimane ne aveva dato notizia.

Ma siccome è altamente probabile – se non certo – che gli eventuali acquirenti saranno cercati al di fuori dei confini italiani, la pubblicazione della notizia su un quotidiano con una audience globale suona come l’ufficializzazione che le cose si stanno scaldando. Ora infatti qualunque investitore – dalla California all’Estremo Oriente – sa che il club milanese è sul mercato.

Questa rubrica d’altronde nell’appuntamento dello scorso 8 ottobre aveva spiegato come in redazione fosse arrivata nelle settimane scorse un’indiscrezione che parlava di una offerta arrivata da un gigante straniero per il 100% del capitale. Una proposta, aveva spiegato la fonte, che non prevederebbe soci di minoranza significativi che quindi imporrebbe agli Zhang di uscire totalmente dal capitale nerazzurro o quasi. L’indiscrezione ci è arrivata da una fonte di eccezione che già in passato ha dato prova di assoluta credibilità e serietà. L’unico particolare che si può aggiungere è che il rumor, per dirla in gergo, è arrivato da New York, centro nevralgico della finanzia mondiale ma soprattutto di quella statunitense.

D’altronde tornando all’articolo del Financial Times, non convince molto la parte secondo la quale in vendita ci sarebbe soltanto una minoranza del club. L’Inter non fa utili da tempo immemore e forse mai nella sua storia ha distribuito dividendi (sicuramente non lo ha fatto negli ultimi 20 anni). Quindi perché mai un investitore dovrebbe acquistare una quota di minoranza in un club dalle perdite ancora ingenti? Un conto infatti è se una società produce utili e dà dividendi in maniera regolare. A quel punto infatti un investitore può anche decidere di incassare a fine anno l’utile distribuito pro quota. Ma in una società in perdita come l’Inter perché farlo? Per partecipare alle perdite senza nemmeno potere incidere sulle decisioni?

In questo contesto, una spiegazione plausibile potrebbe forse essere quella per la quale si compra una quota ora per poi rivendere la partecipazione tra qualche anno sperando che l’azionista di maggioranza abbia valorizzato il club. Nel caso dell’Inter un possibile driver di questo eventuale miglioramento sarebbe in primo luogo il processo di risanamento di bilancio in corso, anche se su questo punto bisogna essere precisi: è vero che il rosso si è ridotto quest’anno dai 245 milioni al 30 giugno 2021 a 140 milioni, ma questo è stato possibile soprattutto grazie alle maxi plusvalenze di Hakimi e Lukaku. Operazioni che non riescono tutti gli anni. Altri driver potrebbero il nuovo stadio, che in teoria dovrebbe incrementare di molto i ricavi. Oppure ancora il redivivo progetto Superlega, se mai l’Inter dovesse decidere di tornare a parteciparvi.

Sembra invece più semplice e anche più plausibile che chi vorrà entrare nell’Inter vorrà farlo per comandare (quindi acquistando almeno la maggioranza) e gestire il processo di rilancio in prima persona. Non dimenticando per altro che la famiglia Zhang d’altronde non ha più molto tempo per prendere delle decisioni. Nel maggio 2024 infatti scade il prestito siglato con il fondo statunitense Oaktree, operazione del valore di complessivi 290 milioni al tasso di interesse del 12%. Se la proprietà cinese non dovesse riuscire a ripagare il prestito, il fondo USA prenderebbe in mano il 100% delle quote del club oggi di proprietà di Zhang anche tramite LionRock.

Un vero e proprio tonfo finanziario visto che la stessa famiglia di Nanchino ha investito 800 milioni circa dal 2016 tra versamenti e ricavi da sponsor. E a rendere ancora più complicate le cose vi è da considerare un fatto non meno importante: come svelato da Calcio e FinanzaSuning.com, la principale società del gruppo Suning (di cui Zhang Jindong è tra i principali azionisti) al 30 giugno 2022 aveva oltre 4 miliardi di euro in debiti scaduti. Una posizioni che secondo quandto scrittto nel bilancio della stessa società solleva dubbi sulla continuità aziendale. Tanto che la stessa società per rientrare ha previsto cessioni di partecipazioni in società.

Per converso però, gli Zhang hanno anche un vantaggio: l’Inter è uno dei pochissimi club più blasonati d’Europa (o dal maggior valore di mercato) ad essere sul mercato. E questo ovviamente potrebbe aiutare a spingere in alto il prezzo.

Si badi bene che quando diciamo i club più blasonati d’Europa non è un giudizio dato da noi ma dai club stessi. Infatti in attesa del 15 dicembre quando la Corte di Giustizia UE si esprimerà sul ricorso presentato dalla Superlega contro il monopolio dell’UEFA, al momento l’unico effetto concreto che ha avuto la vicenda Superlega è stato quello di certificare quali sono le società blasonate del Vecchio continente secondo l’opinione degli stessi club (e non secondo i giornalisti o i tifosi).

E questi sono i 12 che inizialmente aderirono al progetto:

  • Arsenal
  • Liverpool
  • Manchester City
  • Chelsea
  • Manchester United
  • Tottenham Hotspur
  • Real Madrid
  • Atletico Madrid
  • Barcellona
  • Inter
  • Milan
  • Juventus

Più i due che vennero contattati ma che immediatamente dissero no:

  • Bayern Monaco
  • PSG

Entrando nel dettaglio di chi è candidato a una possibile vendita va notato che di queste 14 società le sei inglesi hanno prezzi siderali. Il Chelsea per esempio è stato valutato 3 miliardi, circa 2,5 volte il Milan che negli stessi giorni è passato di mano per 1,2 miliardi.

Barcellona, Real Madrid e anche Bayern Monaco hanno status particolari di governance che le rendono praticamente impossibili da acquistare per un investitore che sia un nuovo entrante nel mondo del calcio; il PSG è nella mani salde del Qatar, il Milan è appena stato venduto e la Juventus festeggerà nel 2023 i 100 anni di proprietà Agnelli e non c’è traccia che la famiglia torinese possa decidere di lasciare il calcio nel prossimo futuro.

Quindi testano Atletico Madrid e Inter. E per quanto riguarda palmares, storia e blasone non c’è match tra colchoneros e nerazzurri. E di questo gli Zhang potrebbero giovarsene.

QUANTO VALE L’INTER?

Ma quale potrebbe essere la valutazione dell’Inter? Le indiscrezioni che girano nell’ambiente indicano che una valutazione complessiva di 1,2 miliardi potrebbe essere quella a cui l’operazione potrebbe andare in porto. Nai fatti la cifra cui è stato valutato il Milan nella vendita da Elliott a Cardinale.

È realistica? Potrebbe essere. Le due società milanesi d’altronde hanno molto in comune agli occhi degli investitori stranieri: il progetto nuovo stadio, un processo di risanamento di bilancio in corso (anche se il Milan è nettamente più avanti), riempiono quasi sempre un impianto da oltre 70mila persone, hanno un bacino di utenza in prossimità dello stadio (ovvero quello della Grande Milano, includendo quindi anche le zone della Lombardia più vicine al capoluogo meneghino) che è tra i più popolosi in Europa e sicuramente è il più ricco in Italia.

Infine hanno un numero di tifosi pressoché simile e anche sui ricavi siamo pressoché sulla stessa linea: l’Inter ha chiuso il bilancio al 30 giugno 2022 con 439 milioni di euro di ricavi di cui però 100 milioni legati alle plusvalenze, il Milan invece senza grosse operazioni di mercato ha registrato ricavi nel 2021/22 pari a circa 297 milioni.

Si dirà, soprattutto da parte dei tifosi milanisti, ma il Milan ha in bacheca sette Coppe dei Campioni, mentre l’Inter tre. Incontrovertibile. E molto probabilmente facendo un giro sui vari social network i follower dei rossoneri a livello globale sui social network sono superiori a quelli dei nerazzurri.

Ma, prendendo per un momento le parti di Zhang, continuiamo pure a ipotizzare che i due club possano valere la stessa cifra anche perché il numero di scudetti vinti è lo stesso e il numero di titoli mondiali è simile: Milan quattro, Inter tre (peraltro i titoli mondiali sono molto interessanti per investitori non europei e magari a digiuno di cultura calcistica).

Inoltre, è questo è sicuramente vero, per un investitore che inietta capitale per poi guadagnare soldi in un futuro prossimo, è importante soprattutto come il palmares di un club e la sua storia possa influire sulla performance finanziaria dello stesso. E per quanto riguarda le due società milanesi in entrambi i casi l’albo d’oro consente loro di essere incluse nell’élite del calcio europeo di cui sopra. Infine, ma non certo meno importante, Zhang può contrare su quell’effetto scarsità tra i club in vendita appena menzionato.

Insomma ammesso e non concesso che la valutazione possa aggirarsi su 1,2 miliardi come nel caso del Milan, c’è però un aspetto che sicuramente non sarà lo stesso: ovvero l’incasso per il gruppo venditore.

Il fondo Elliott, infatti, dopo aver investito circa 700 milioni, ha ripulito il Milan dai debiti e lo ha venduto a Cardinale per 1,2 miliardi incassando quindi una plusvalenza intorno ai 500 milioni di euro. La famiglia Zhang invece dopo avere investito 800 milioni circa dal 2016 tra versamenti e ricavi da sponsor, è proprietaria di un club con debiti complessivi intorno ai 900 milioni (compreso un centinaio verso Suning). E i debiti devono essere necessariamente inclusi quale parte della valutazione. Per spiegarla in maniera brutale, se una persona acquista una casa del valore di 300mila euro pagandola 150mila euro in contanti e 150mila tramite mutuo, non è che dal giorno dopo la casa smette di valere 300mila euro, continuerà a valere quella cifra, che appunto riflette l’ammontare pagato in contanti e quello che sarà pagato tramite l’indebitamento.

Quindi se anche la valutazione dell’Inter dovesse essere 1,2 miliardi sarebbe praticamente impossibile che il gruppo di Nanchino possa uscire dall’investimento senza registrare una minusvalenza.

Attenzione. Questo non significa che agli Zhang non convenga comunque vendere. Visti i problemi della capogruppo un po’ di cassa farebbe bene in ogni modo e viste anche le tensioni geopolitiche in corso, magari non è nemmeno sbagliato lasciare un quadrante economico, quello europeo, nel quale Suning come impresa è praticamente inesistente.

Una volta detto tutto questo, se la transazione andrà in porto, non si potrà non riconoscere agli Zhang meriti enormi, che resteranno non solo nella storia interista, ma anche del calcio italiano: la famiglia di Nanchino innanzitutto ha riportato l’Inter in Champions League dopo le nubi dell’era Thohir, rendendola quindi di nuovo appetibile per gli investitori internazionali. E poi sul piano sportivo è stata la prima proprietà straniera a vincere qualcosa di importante (lo scudetto 2020/21) in Italia. Mostrando che è possibile ottenere successi sportivi in un calcio complicato quale è quello di casa nostra anche per imprenditori venuti da lontano.

Per converso però non può sfuggire in uno scenario geopolitico orientato a tornare diviso su poli contrapposti quanto sia importante che l’Inter, patrimonio del calcio italiano (e in ultima istanza dell’Italia come Paese) torni a essere posseduta da mani occidentali.

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