Messi
Leo Messi (Photo by JOSEP LAGO/AFP via Getty Images)

Mai come quest’anno la Deloitte Football Money League, la tradizionale rilevazione sui ricavi dei top club offre un quadro parziale dello stato di salute del calcio europeo.

Non solo perché, come sottolineato dalla stessa Deloitte, lo slittamento della stagione sportiva 2019/2020 dopo il 30 giugno 2020 ha spinto molti club ad iscrivere parte dei ricavi di luglio e agosto nei bilanci 2020/2021, ma anche perché, come testimonia la cronaca degli ultimi giorni, anche club che si posizionano al vertice della classifica dei fatturati si trovano ad affrontare in questa fase tensioni sul fronte della liquidità.

E come si dice in gergo “cash in king”, soprattutto durante una crisi come quella che stiamo vivendo.

Si pensi, ad esempio, al caso del Barcellona, primo nella rilevazione di Deloitte sui bilancio 2019/2020 con 715,1 milioni di euro di ricavi, ma in forte crisi di liquidità non solo per gli altri costi di gestione, che non sono scesi con la stessa velocità dei ricavi (-18%), ma anche per situazioni contingenti, comuni a tutto il settore (basti pensare al caso dell’Inter), legate alla pandemia e alla crisi economica a questa legata:

  • Assenza dei flussi di cassa a breve termine garantiti dallo stadio (biglietteria, store, museo);
  • Ritardi nei pagamenti da parte di broadcaster, sponsor e club controparti nelle operazioni di calciomercato;
  • Difficoltà ad ottenere nuove linee di credito in assenza di asset o flussi di cassa attesi da offrire come garanzia.

Appare dunque paradossale “celebrare la vittoria” del Barca nella Deloitte Football Money League 2021 nel giorno in cui il club catalano chiede ai propri creditori una dilazione dei tempi di pagamento per scongiurare una possibile insolvenza.

Ma è un discorso che vale anche per altri club al vertice della classifica.

Il Real Madrid, secondo nella classifica Deloitte, dopo aver ottenuto a giugno prestiti per 205 milioni grazie alla garanzia dello Stato spagnolo, ha rinnovato l’accordo in essere con il fondo di private debt Providence per farsi anticipare gli incassi futuri dei contratti di sponsorizzazione.

Mentre due big della ricca Premier League come Arsenal e Tottenham non hanno esitato a fare ricorso ai prestiti garantiti dalla Bank of England per fare provvista di liquidità per affrontare il momento difficile.

Questo non significa sottovalutare l’importanza dei ricavi e dei loro trend di crescita. E’ però evidente che, in un momento particolare come quello attuale, dove le regole di contabilità a livello nazionale e Uefa sono state ammorbidite proprio per tenere conto della pandemia, avere la cassa necessaria per portare avanti senza tensioni il proprio business è fondamentale.

Specie se, in assenza di flussi in entrata legati alla gestione ordinaria, la liquidità in questione arriva direttamente dagli azionisti, piuttosto che attraverso prestiti che dovranno poi essere rimborsati.

Da questo punto di vista è interessante segnalare il caso del Milan. Il club controllato dal fondo Elliott è infatti solo trentesimo nella classifica dei club europei per ricavi stilata da Deloitte, con un fatturato al netto delle plusvalenze di 148 milioni di euro: 567 milioni in meno rispetto a Barca e Real, 250 milioni in meno della Juventus e 143 milioni in meno dell’Inter.

Allo stesso tempo la società guidata da Ivan Gazidis è tra quelle in Europa che sta risentendo meno della crisi di liquidità che ha colpito il settore.

Non tanto perché il Milan non sia stato colpito dagli stessi problemi cui devono fare fronte gli altri club (assenza della liquidità a breve garantita dai ricavi da stadio, possibili ritardi nei flussi di pagamenti da parte di sponsor, broadcaster e altri club), quanto perché, grazie alle risorse messe a disposizione dal fondo Elliott, la situazione patrimoniale e finanziaria della società rossonera è tra le più solide in Europa.

Al 30 giugno 2020 il Milan non aveva alcun debito nei confronti del sistema bancario, nessun bond su cui pagare interessi o da rimborsare a breve in portafoglio a investitori istituzionali, nessun asset in pegno a finanziatori terzi, avendo dunque un elevato merito di credito sul mercato.

Oltre che un azionista come Elliott con grandi disponibilità finanziarie capace di anticipare, come fatto negli ultimi due anni, la liquidità necessaria a fare andare avanti il club, nonostante un trend negativo sul fronte dei ricavi, che il management sta cercando di invertire (la qualificazione alla Champions 2020/2021 è fondamentale in questo senso).

In questo senso l’interesse di un fondo come BC Partners per l’Inter va letto in chiave positiva. Se è infatti vero che i fondi nel calcio hanno logiche di investimento differenti rispetto a quelli dei tradizionali mecenati o dei magnati arabi (maggiore attenzione all’equilibrio tra ricavi e costi, specie nel breve periodo) è altrettanto vero che hanno le risorse per accompagnare i club anche in momenti difficili come quello attuale.