La Juventus festeggerà il prossimo 1 novembre il 125° anniversario della sua storia gloriosa. Ma, a differenza di molti dei genetliaci precedenti, questo del secolo e un quarto dalla fondazione non sarà certo un compleanno da tenere a memoria.
A parte la deludente partenza in campionato, il club torinese in settimana è stato eliminato dalla Champions League (una evento che nella fase a gironi non accadeva dal 2014) e non ha ancora nemmeno la certezza di poter partecipare all’Europa League. Ma soprattutto, sempre in settimana, la Procura di Torino ha chiuso le indagini sulle questioni plusvalenze e cosiddetta “manovra stipendi” dei bilanci tra il 2018 e il 2021 e ha indagato 16 dirigenti bianconeri, tra i quali il presidente Andrea Agnelli – per il quale erano stati addirittura chiesti gli arresti domiciliari (poi non concessi dal gip) – e il numero due Pavel Nedved.
Procedendo per punti, va detto che l’eliminazione avrà un impatto non secondario sugli equilibri economici del club. Non soltanto per i mancati incassi e premi legati alla prosecuzione del percorso nella massima competizione europea. Ma anche perché, come svelato da Calcio e Finanza in settimana, complica non poco i piani societari futuri visto che nel prospetto per l’aumento di capitale da 400 milioni datato dicembre 2021, il club aveva spiegato come il raggiungimento degli ottavi di Champions League sino al 2024 fosse uno dei presupposti dell’obiettivo di arrivare al pareggio di bilancio appunto nel 2024.
In questo quadro per il sodalizio torinese (sebbene qualche tifoso possa magari prediligere arrivare quarto nel girone di Champions League per concentrarsi unicamente sul campionato), è importante non mancare l’obiettivo della qualificazione in Europa League (sarà decisiva la sfida contro il PSG in programma all’Allianz Stadium il prossimo mercoledì 2 novembre). La seconda competizione europea, infatti, per quanto indiscutibilmente di minor prestigio rispetto alla sorella maggiore, potrebbe portare non solo soldi alle casse bianconere ma anche punti Uefa da sfruttare in futuro. Oltre ovviamente alla possibilità di vincere un trofeo internazionale che tra l’altro potrebbe essere una strada alternativa per la partecipazione alla prossima Champions, visto che in campionato al momento la squadra guidata da Massimiliano Allegri si trova all’ottavo posto.
Infine non va dimenticato come alla seconda fase dell’Europa League 2022/23 potrebbero partecipare club di risonanza mondiale (alcuni sono già sicuri, altro no) quali Manchester United, Arsenal, Barcellona, Atletico Madrid oltre a Roma e Lazio. Tutti match che potrebbero riempire l’Allianz Stadium come un uovo, con grande beneficio per le casse societarie.
L’INCHIESTA DELLA PROCURA
Ovviamente però a rendere più mesto il genetliaco juventino è sicuramente l’inchiesta della Procura di Torino. I punti dell’indagine sono essenzialmente due:
- il primo riguarda le plusvalenze da trasferimento dei giocatori registrate nei bilanci 2018, 2019 e 2020. Secondo la procure queste avrebbero portato a iscrivere a bilancio una somma pari a 156 milioni di euro, ritenuta una somma creata artificialmente e legata a plusvalenze fittizie;
- il secondo verte sulla manovra sugli stipendi avvenuta nel 2019/20 con effetti anche sul bilancio 2021.
Come di diceva per questi capi d’accusa la Procura torinese ha indagato per queste vicende 16 dirigenti del club, tra i quali il presidente Andrea Agnelli e il suo numero due Pavel Nedved. E per il numero uno erano addirittura stati chiesto gli arresti domiciliari, ma il gip non li ha concessi perché «tutti gli indagati e l’ente sono a piena conoscenza dell’indagine nei loro confronti e la discovery pressoché totale delle contestazioni a loro mosse fa sì che, già di per se, i pericoli di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio siano difficilmente ipotizzabili».
Si tratta, ovviamente, di questioni di giustizia ordinaria perché quella sportiva già aveva esaminato il caso con il proscioglimento di club e dirigenti da tutte le accuse. Ora però la Procura FIGC ha chiesto gli atti ai pm e ha spiegato che in nome del concetto giurido del Ne bis in idem (letteralmente non due volte per la stessa cosa, cioè un soggetto non può essere giudicato in due occasioni sulle stesse accuse) l’inchiesta federale verrà riaperta solo se ermergeranno elementi nuovi e decisivi.
Che cosa succederà? In prima istanza va detto che tutte queste sono le tesi dell’accusa e che la Juventus ha rigettato in toto l’impianto investigativo spiegando di aver agito sempre secondo le norme. Tanto che Agnelli ha voluto rassicurare tutti i dipendenti con una apposita riunione in società.
In seconda istanza, al momento è ancora troppo presto per giudicare. Visto che come ha spiegato una nota ufficiale della Juventus ufficialmente «la Società e i propri esponenti destinatari dell’avviso potranno, entro venti giorni, prendere visione ed estrarre copia degli atti di indagine ai fini dell’esercizio dei propri diritti di difesa».
Infine non va nemmeno sottaciuto che già in passato alcune procure (quella di Milano in particolare su alcuni trasferimenti avevano tra Inter e Milan) avevano provato, almeno per quanto riguarda il tema plusvalenze, a far luce sulla questione senza però arrivare a nulla di concreto. C’è qualcosa di diverso stavolta? Difficile da dirsi al momento.
Appaiono invece una novità i rilievi della Procura sulla manovra stipendi. Anche qui va notato da subito che la Juventus ha rigettato l’intero impianto accusatorio ribadendo di avere agito sempre nel rispetto delle norme. Va detto nel contempo che qualche dubbio su quella manovra era stato sollevato già ai tempi visto che questa testata aveva sottolineato come la questione desse adito a possibili dubbi.
D’altro lato, la Juventus già ai tempi sottolineava, a tutela della suo buona fede ricordando che si trattativa di tempi in cui era massima la virulenza della pandemia legata al Covid, con reali dubbi sulla effettiva ripartenza del campionato. «Gli effetti economici e finanziari derivanti dall’intesa raggiunta sono positivi per circa euro 90 milioni sull’esercizio 2019/2020 – aveva scritto il club bianconero nel comunicato ufficiale con cui aveva reso noto l’accordo -.Qualora le competizioni sportive della stagione in corso riprendessero, la Società e i tesserati negozieranno in buona fede eventuali integrazioni dei compensi sulla base della ripresa e dell’effettiva conclusione delle stesse».
JUVE, CHI COMANDA IN EXOR
In questo quadro qualche frangia del tifo juventino e anche qualcuno tra gli addetti ai lavori si sta domandando se non sia il caso che Agnelli si dimetta da presidente o che venga rimosso dalla controllante Exor che fa capo in ultima istanza al cugino John Elkann.
I detrattori rimproverano ad Agnelli il fatto che da quando l’ex amministratore delegato Giuseppe Marotta ha lasciato il club nell’ottobre 2018, le scelte strategiche non sono state soddisfacenti, dall’operazione Cristiano Ronaldo ai risultati sul campo che sono andati in calando, dai passivi di bilancio sempre più ingenti alla questione Superlega, sulla quel però si attende il giudizio della Corte di giustizia dell’Unione europea. Magari scordando che la rinascita bianconera post Calciopoli coincise proprio con l’arrivo di Agnelli alla poltrona di numero uno della società. E in questo senso è interessante la notizia della Gazzetta della Sport secondo la quale i rapporti tra lo stesso Agnelli l’allenatore della rinascita Antonio Conte si sarebbero ammorbiditi dopo lunghi anni di tensione.
Detto tutto questo, a questa testata non risulta che Agnelli, convinto che la società ha operato nel pieno rispetto delle norme, abbia intenzione di dimettersi.
E nemmeno risulta che Elkann abbia intenzione di mettere mano alla governance di una delle sue partecipate più famose prima che la questione venga esaminata in tutti i suoi aspetti. In gergo aziendale la posizione di Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann che controlla la Juventus e della quale Elkann è amministratore delegato, è quella del wait and see (aspettiamo e vediamo).
Come è nota infatti, Elkann è in ultima istanza il numero uno dell’impero industriale della galassia Agnelli in virtù della sua posizione di primo socio della Dicembre, società in cui gli altri azionisti sono i fratelli Lapo e Ginevra. La Dicembre a sua volta è il primo socio della Giovanni Agnelli Bv, la cassaforte olandese della famiglia in cui possono essere soci solo i discendenti del senatore Giovanni Agnelli che fu tra i fondatori della Fiat. A cascata la Giovanni Agnelli Bv è il primo socio di Exor, holding quotata che controlla le grandi partecipate dell’impero: tra le altre Stellantis, Cnh, Iveco, la Juventus, la Ferrari, l’Economist, Gedi (la casa editrice che edita inter alia i quotidiani La Repubblica, La Stampa e Il Secolo XIX.)
In virtù di questa sua posizione, Elkann che è il numero uno di Exor dal 2011, ne ha viste parecchie di buriane nelle sue controllate senza mai prendere decisioni prima che la situazione fosse del tutto trasparente. Basti pensare quanto volte l’allora FCA guidata da Sergio Marchionne è stata al centro di investigazioni da parte di autorità statunitensi o europee per questioni legate all’emissioni.
Il tutto senza dimenticare che Agnelli è un manager sui generis in casa Juventus, visto che se Elkann è il primo socio della Giovanni Agnelli Bv, gli Eredi Umberto Agnelli (nei fatti il presidente bianconero e la sorella Anna) ne sono il secondo. E in vista del centenario della famiglia torinese quale proprietaria del club (succederà nel 2023) ben difficilmente Elkann, che per altro ha apprezzato il rientro di Francesco Calvo in società, vorrà mettere mano a equilibri familiari così importanti e strutturati. Anche perché, per esempio, sul tema Superlega, i due cugini sono stati sulla stessa linea sin da subito.
A meno che ovviamente, gli eventi giudiziari accelerino e prendano una piega tale da rendere delle decisioni al momento non in programma necessarie.
INTER E ZHANG, QUALCOSA NON TORNA
Dopo la qualificazione agli ottavi di finale in Champions League ottenuta in settimana dall’Inter, il presidente nerazzurro Steven Zhang ha voluto specificare che la società non è in vendita. Concetto ribadito anche ieri sia durante che a margine dell’assemblea dei soci interisti che ha approvato il bilancio al 30 giugno 2022, con una perdita di 140 milioni di euro. Dichiarazioni che ovviamente vanno registrate in quanto ufficiali.
Alcuni sostengono che il cambio di rotta sia legato all’assemblea del Partito Comunista Cinese che avrebbe modificato le direttive statali in materia di investimenti all’estero. Questa testata non vuole entrare in questioni geopolitiche, anche perché un collega di stanza a Pechino ha spesso sottolineato come sia molto difficile capire le questioni cinesi se si abita lì, sottointendendo che quindi sia praticamente impossibile valutarle dall’Italia.
Detto questo, dopo le indiscrezioni dei giorni scorsi, nel pomeriggio di ieri, a poche ore dalle dichiarazioni di Zhang, l’agenzia Reuters ha confermato come siano arrivate in viale della Liberazione due offerte da investitori statunitensi. A questo punto è lecito chiedersi quale sia l’obiettivo di Zhang: se alzare il prezzo di vendita, se cercare un socio di minoranza (cosa molto complicata visto che si tratterebbe solo di partecipare alle corpose perdite del club senza avere voce in capitolo) oppure se le dichiarazioni del numero uno interista sottointendano il fatto che la famiglia di Nanchino vorrebbe rimanere quantomeno con una quota di minoranza, cosa che invece non piace agli investitori.