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L'Etihad Stadium di Manchester (foto: Getty Images)

Il Manchester City è stato escluso dalla Champions League e più in generale da tutte le coppe europee per le prossime due stagioni (2020/21 e 2021/22) e dovrà pagare alla Uefa una multa di 30 milioni di euro, per aver commesso «gravi violazioni del regolamento sulle licenze e sul Fair Play Finanziario».

Lo ha stabilito nella giornata di venerdì 14 febbraio 2020 la Camera Giudicante dell’Organo di Controllo Finanziario per Club (CFCB), l’organo indipendente della Uefa deputato a giudicare i casi di violazione del regolamento sul Fair Play Finanziario.

La decisione che ha portato il Man City all’esclusione dalla Champions League per le prossime due stagioni è arrivata al termine di un lunghissimo braccio di ferro tra il club di proprietà dello sceicco di Abu DhabiMansour bin Zayed Al Nahyan, e la Uefa.

Un braccio di ferro iniziato nel 2014, sei anni dopo l’acquisizione del Manchester City football club da parte degli sceicchi arabi (operazione avvenuta nel 2008 attraverso l’Abu Dhabi United GroupADUG), e che non è ancora terminato, visto che il club presieduto da Khaldun al-Mubarak, braccio destro dello sceicco Mansour, e guidato dal CEO Ferran Soriano ha preannunciato ricorso contro la decisione della Uefa al Tribunale arbitrale per lo sport di Losanna (TAS).

Manchester City, i motivi dell’esclusione dalla Champions League

Ma vediamo nel dettaglio quali sono state le motivazioni alla base della decisione della Camera Giudicante dell’Organo di Controllo Finanziario per Club (CFCB) che hanno portato all’esclusione del Manchester City f c  dalla Champions League (e più in generale da tutte le competizioni europee per club) per le stagioni 2020/21 e 2021/22, oltre alla multa di 30 milioni di euro.

Le violazioni del Fair Play Finanziario

Poiché la decisione della Camera Giudicante sulle violazioni del Fair Play Finanziario da parte del Mcfc è soggetta al ricorso al Tribunale arbitrale per lo sport (TAS) e il club di proprietà dello sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan ha annunciato di farvi ricorso, la Uefa ha fatto sapere che «la decisione motivata completa della Camera Giudicante non sarà pubblicata prima della pubblicazione del giudizio finale da parte del TAS».

Le ragioni che hanno portato alla decisione della CFCB di escludere il Manchester City Football Club dalla Champions League, oltre alla multa da 30 milioni di euro, sono state tuttavia indicate sommariamente nel comunicato emesso sul sito ufficiale Uefa.com nella serata di venerdì 14 febbraio 2020 e sono le seguenti:

  • Il Manchester City Football Club ha commesso gravi violazioni del regolamento sulle licenze e sul Fair Play Finanziario per Club UEFA sopravvalutando le entrate della sua sponsorizzazione nei suoi conti e nelle informazioni sul pareggio in bilancio presentate alla UEFA tra il 2012 e il 2016.
  • Il Manchester City Football Club non ha collaborato all’inchiesta sul caso da parte della Camera Giudicante dell’Organo di Controllo Finanziaro per Club della Uefa.

Manchester City violazione fair play finanziario – Le tappe delle vicenda

In attesa che il TAS si pronunci sul ricorso presentato dal Manchester City FC sulla decisione Camera Giudicante dell’Organo di Controllo Finanziaro per Club della Uefa di escludere il MCFC dalla Champions League per due anni, è comunque possibile approfondire le ragioni di tale decisione passando in rassegna le tappe del lungo braccio di ferro tra il club di proprietà dello sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan e la Uefa, attraverso gli articoli pubblicati in questi anni su Calcio e Finanza e sulla stampa internazionale e i documenti ufficiali pubblicati sul sito Uefa.com.

Fair play finanziario, le multe a Manchester City e PSG del 2014

La prima volta che il Manchester City finisce sotto la lente della Uefa per presunte violazioni del regolamento sul Fair Play Finanziario risale al 2014.

Il 2 maggio 2014, attraverso il sito Uefa.com, la Uefa fa sapere di avere chiesto a 76 club dei 237 che hanno preso parte alle competizioni europee nella stagione 2013/14 un supplemento di informazioni in merito al rispetto dei parametri del Fair Play Finanziario.

Di questi 76 club, spiega ancora la Uefa, 67 sono risultati in linea con il regolamento, mentre i restanti 9 saranno sottoposti ad ulteriori controlli.

Nel comunicato la Uefa non fa i nomi dai 9 club finiti sotto indagine, ma sulla stampa iniziano a circolare i nomi dei due club controllati da azionisti con sede in Paesi del Golfo Persico: il Manchester City (Abu Dhabi) e il Paris Saint Germain (Qatar).

Il 6 maggio 2014, pochi giorni prima che il Manchester City sotto la guida dell’allenatore argentino Manuel Pellegrini vinca per la quarta volta nella sua storia la Premier League, classificandosi al primo posto davanti al Liverpool di Stevan Gerrard e al Chelsea, allora guidato da Josè Mourinho, l’emittente televisiva britannica Sky Sports annuncia che Man City e Paris Saint Germain sarebbero state duramente sanzionate dalla Uefa per la violazione del regolamento del Fair Play Finanziario.

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Yaya Toure e Manuel Pellegrini ai tempi del Manchester City (Photo credit should read OLI SCARFF/AFP via Getty Images)

L’ufficialità da parte della Uefa arriva il 16 maggio 2014 con una nota ufficiale diramata attraverso il sito Uefa.com.

Nessuna esclusione dalla Champions League per Manchester City e PSG, che “si salvano” sottoscrivendo un accordo con la Uefa (settlement agreement) che prevede:

  • una multa di 60 milioni di euro per ciascuno dei due club;
  • la limitazione della rosa a 21 giocatori nelle competizioni europee, di cui 8 cresciuti nel vivaio dei club;
  • l’impegno al raggiungimento del pareggio di bilancio in un orizzonte temporale prestabilito.

Fair Play Finanziario, ufficiali le multe a Manchester City e PSG

Nell’ambito del settlement agreement siglato il 16 maggio 2014 la Uefa impone inoltre al Manchester City di:

  • chiudere l’esercizio 2013/14 con una perdita di bilancio di massimi di 20 milioni di euro;
  • chiudere l’esercizio 2014/15 con una perdita di bilancio di massimi 10 milioni di euro nell’esercizio 2014/15.

Sempre nell’ambito del settlement agreement del 16 maggio 2014, come riportato nei documenti pubblicati sul sito Uefa.com, il Man City si impegna con Nyon a non incrementare il costo della rosa nelle stagioni 2014/15 e 2015/15.

Tuttavia se il Manchester City Football Club fosse riuscito a rispettare il proprio impegno in termini di risultato netto, il limite all’incremento al costo della rosa sarebbe stato rimosso a partire dalla stagione 2015/16.

Perché il Manchester City è stato sanzionato nel 2014

Nel comunicato ufficiale diramato attraverso il sito Uefa.com il 16 maggio 2014 e nel testo del settlement agreement tra il MCFC e la Uefa non viene fatta menzione di quali sarebbero state le violazioni del regolamento del Fair Play Finanziario da parte del club di proprietà dello sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan.

Esaminando i bilanci del Manchester City FC per gli esercizi 2011/12 e 2012/13, presi in esame dalla Uefa in fase di prima applicazione del regolamento sul Fair Play Finanziario, sembrerebbe a prima vista evidente che il MCFC non abbia rispettato il principio del pareggio di bilancio (break even requirement).

In fase di prima applicazione, il regolamento, nella versione in vigore nel 2014, prevedeva infatti una perdita massima aggregata, calcolata sui bilanci delle stagione 2011/12 e 2012/13, di 5 milioni di euro oppure un rosso massimo di 45 milioni di euro, ma a condizione che tale perdita venisse coperta da contributi di capitale degli azionisti e/o contributi incondizionati (vale a dire senza obblighi di restituzione o scambio) di parti correlate.

Considerato che il Manchester City f c ha chiuso il bilancio 2011/12 con un risultato ante imposte negativo per 117,9 milioni di euro e il bilancio 2012/13 con un rosso prima delle tasse di 62,3 milioni, sembrerebbe evidente lo sforamento della soglia dei 45 milioni previsto dal regolamento Uefa, avendo il MCFC accumulato un rosso aggregato di 180,2 milioni di euro.

Sempre in fase di prima applicazione, il regolamento sul Fair Play Finanziario (edizione 2012) di cui all’allegato XI comma 2,  “Players under contract before 1 June 2010”, consentiva però di escludere dai costi rilevanti ai fini del calcolo del break even i contratti con i calciatori sottoscritti prima del 1° giugno 2010.

Secondo le stime effettuate da Ed Thompson sul blog www.financialfairplay.co.uk nell’articolo “Manchester City’s 2011/12 accounts – the Devil is in the detail”, l’ammontare di tali contratti per il Manchester City sarebbe stato di 80 milioni di sterline, circa 95,2 milioni di euro al cambio del 2012.

Tuttavia, come ben spiegato dall’analista finanziario Luca Marotta sul suo blog, tale clausola poteva essere applicata solo per il bilancio 2011/12 e solo a fronte di altre due condizioni:

  1. La perdita dell’esercizio 2011/12 avrebbe dovuto essere la causa dello sforamento del risultato aggregato 2011/12 e 2012/13;
  2. Il club avrebbe dovuto avviare un percorso virtuoso di risanamento finalizzato al raggiungimento dell’equilibrio economico.

«Nel caso del Manchester City», osserva Luca Marotta in un’analisi del 6 febbraio 2014 (“Il Manchester City, il Financial Fair Play e la vendita dei diritti di utilizzo di opere dell’ingegno“, «sembrerebbe che le due condizioni ricorrano entrambe».

«Inoltre», prosegue Marotta, «si possono escludere le spese per le strutture sportive ed il settore giovanile, che nel caso del City sono stimabili, in £ 15 milioni (17,85 milioni di euro, ndr) per il 2011/12 e £ 14,1 milioni (16,92 milioni di euro, ndr) nel 2012/13, stimando in £ 8,4 milioni (circa 10 milioni di euro, ndr) le spese per il settore giovanile».

«La possibilità di centrare il break-even result», conclude Marotta, «dipenderà dalla valutazione al fair value delle transazioni con parti correlate», ovvero con le aziende di proprietà o legate a doppio filo allo sceicco Mansour o al governo di Abu Dhabi.

Nella tabella, ripresa dal blog di Luca Marotta, è esposta una simulazione dei conti del Manchester City ai fini del Fari Play Finanziario per gli esercizi 2011/12 e 2012/13, da cui emerge come, senza rettifica al fair value delle transazioni effettuate dal MCFC con le parti correlate, la soglia massima di 45 milioni di euro di rosso aggregato non sarebbe oltrepassata.

In altre parole, se la Uefa avesse considerato tra i ricavi del Manchester City FC tutti i proventi derivanti da operazioni con parti correlate, senza rettificarli al valore equo di mercato (fair value), il club di proprietà dello sceicco Mansour non avrebbe violato le regole del Fair Play Finanziario.

Fair play finanziario, i rapporti del Manchester City con lo sceicco Mansour e il governo di Abu Dhabi

Il tema dei rapporti tra il Manchester City Football Club e le parti correlate, ovvero le aziende di proprietà dello sceicco Mansour e del governo di Abu Dhabi, rappresenta il fulcro di tutta la vicenda relativa alla dialettica tra il MCFC e la Uefa in merito al Fair Play Finanziario. Dialettica durata anni e sfociata nella decisione della Uefa del 14 febbraio 2020 di escludere il Manchester City dalla Champions League per due stagioni.

Un veloce sguardo ai bilanci può aiutare a comprendere meglio la questione.

Nel 2008/09, la prima stagione dopo l’acquisizione del Man City da parte dello sceicco di Abu Dhabi, i ricavi caratteristici del club (al netto dunque della gestione del parco calciatori) erano pari 87,8 milioni di sterline. Nel 2011/12 e nel 2012/13, le due stagioni monitorate inizialmente dalla Uefa e al centro del settlement agreement del maggio 2014, i ricavi caratteristici del Manchester City f c si attestano rispettivamente a 243,9 e 318,7 milioni di sterline.

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Manṣūr bin Zāyed Āl Nahyān (foto: Getty Images)

A trainare l’impetuosa crescita dei ricavi del MCFC sono stati in particolare i ricavi commerciali, passati dai 23,3 milioni di sterline del 2008/09 ai 121,1 milioni di sterline del 2011/12 per salire ulteriormente nel 2012/13 fino a 143 milioni di sterline.

Le domande al centro delle indagini della Uefa sono dunque così riassumibili:

  • Quanto hanno inciso le aziende controllate dallo sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan sui ricavi del Manchester City?
  • Quanto hanno contribuito le aziende controllate dal governo di Abu Dhabi o da altri componenti della famiglia reale ai ricavi del Manchester City?
  • Le aziende controllate dal governo di Abu Dhabi o da altri componenti della famiglia reale possono essere considerate parti correlate del Manchester City?

Rispondere a quest’ultima domanda non è banale, almeno da un punto di vista giuridico.

Ad esempio, il controllo di Etihad Airways, la compagnia aerea con cui il City ha siglato nell’estate del 2011 un accordo di sponsorizzazione decennale da 400 milioni di sterline (qui l’articolo del Guardian), è attribuibile a due familiari dello sceicco Mansour, proprietario del City: lo sceicco Hamed bin Zayed Al-Nahyan e Sheikh Kaled.

Etihad Airways può dunque essere considerata una parte correlata del Manchester City?

Per il Manchester City FC, Etihad Airways non è una parte correlata del club, tanto che nel bilancio 2011/12 del club la maxi-sponsorizzazione da parte della compagnia aerea (40 milioni di sterline a stagione, poi passate a 65 milioni negli anni successivi) non è menzionata tra le operazioni con parti correlate, dove figurano invece:

  • L’aumento di capitale sottoscritto da Abu Dhabi United Group Investment & Development Limited;
  • La vendita di diritti sulle opere dell’ingegno, sempre ad Abu Dhabi United Group Investment & Development Limited per 12,8 milioni di sterline;
  • I finanziamenti ricevuti da Brookshaw Developments Limited, società anch’essa di proprietà Abu Dhabi United Group Investment & Development Limited.

Per gli investigatori della Uefa, al contrario, la sponsorizzazione Ethiad dovrebbe essere considerata come un’operazione con parti correlate e il suo valore dovrebbe pertanto essere iscritto tra i ricavi rilevanti (relevant income) ai fini del calcolo del pareggio di bilancio (break-even) al suo fair value, ovvero al valore conforme agli standard di mercato, stabilito da una terza parte indipendente.

Non essendoci evidenze ufficiali dell’istruttoria compiuta dall’Uefa sui conti del Manchester City prima della stipula del settlement agreement del maggio 2014 si può tuttavia solo desumere che la posizione degli investigatori della Uefa sull’operazione Ethiad sia stata questa. In caso contrario i conti del City sarebbero stati in regola con il Fair Play Finanziario come simulato da Luca Marotta.

Conferme sul fatto che questa fosse la posizione degli investigatori della Uefa nel 2014 sono emerse solo negli ultimi tempi.

Il 22 gennaio 2020 il giornalista del Guardian, David Conn, svela alcuni dettagli sul settlement agreement del 2014 rimasti fino a quel momento inediti.

«Nel 2014», si legge sul Guardian, «i consulenti della Uefa, indicati nella società di revisione PwC, hanno informato il CFCB che Aabar ed Etisalat erano “parti correlate” del City in quanto lo sceicco Mansour era il presidente dei fondi di investimento che li possedevano. Dopo ulteriori ricerche, l’Uefa è stata informata che anche Etihad avrebbe dovuto essere considerato uno sponsor correlato a causa delle relazioni di Mansour con i membri della famiglia reale proprietari compagnia aerea».

Nel 2014, sostiene il quotidiano britannico, il Manchester City ha strenuamente respinto la conclusione che Etihad e le altre due società fossero collegate al club in base alle regole del Fair Play Finanziario, sostenendo che la Uefa avrebbe dovuto dimostrare che Mansour avrebbe un’influenza sostanziale sulla loro gestione, e non solo che era il presidente dei fondi che possedevano Aabar e Etisalat.

Fair play finanziario Manchester City, il “colpo di spugna” del 2015

L’11 settembre 2015, solo 16 mesi dopo la firma del settlement agreement con Manchester City e Paris Saint Germain, la Camera Investigativa dell’Organo di Controllo Finanziario per Club Uefa (CFCB), dopo aver rivalutato le circostanze del caso, annuncia l’annullamento di alcune delle restrizioni imposte a Manchester City e Paris Saint Germain.

A partire dalla stagione 2015/16, i due club non avranno più le seguenti limitazioni:

  • Restrizioni sulla registrazione di nuovi giocatori nelle competizioni Uefa;
  • Restrizioni sul numero di giocatori inseribili nella lista A;
  • Restrizioni sul costo della rosa.

La decisione è stata poi spiegata dalla Uefa attraverso un comunicato pubblicato sul sito Uefa.com.

«Entrambi i club hanno dimostrato in maniera soddisfacente alla CFCB di aver centrato gli obiettivi finanziari legati ai costi degli ingaggi e al pareggio di bilancio, come stabilito dall’accordo transattivo sottoscritto per gli anni fiscali 2014 e 2015», si legga nella nota della Uefa.

«L’annullamento delle restrizioni sportive», continua la Uefa, «soggetto a controlli supplementari e all’invio dei bilanci finanziari certificati da parte di entrambi i club, era stato concesso in via provvisoria a luglio. Dopo ulteriori analisi svolte sulla documentazione rilevante, la Cfcb ha confermato il raggiungimento degli obiettivi stabiliti. L’analisi della documentazione è stata svolta con particolare meticolosità allo scopo di determinare il reporting perimeter e il valore dei contratti di sponsorizzazione. Entrambi i club sono ancora in regime transattivo e rimarranno sotto stretta osservazione per l’intera stagione 2015/16. L’uscita dal regime transattivo èsoggetta al raggiungimento di ulteriori obiettivi legati al pareggio di bilancio per l’anno fiscale 2016».

Fair Play Finanziario, l’uscita del Manchester City e del PSG dal settlement agreement

L’uscita del Manchester City e del PSG dal regime transattivo previsto con il sottilmente agreement siglato nel maggio 2014 e modificato in senso meno restrittivo nel settembre 2015 avviene ufficialmente il 21 aprile 2017.

Con un comunicato pubblicato sul sito Uefa.com, la Camera investigativa del CFCB della Uefa annuncia che «GNK Dinamo Zagreb (Croazia), il cui accordo transattivo è stato concluso l’anno scorso; Manchester City FC (Inghilterra) e Paris Saint-Germain (Francia), i cui accordi di transazione sono stati firmati nel maggio 2014, hanno pienamente soddisfatto tutti i requisiti e l’obiettivo generale dei loro accordi. Di conseguenza, sono tutti usciti dal regime transattivo».

Manchester City violazione fair play finanziario, le rivelazioni di Football Leaks

Il 2 novembre 2018 il settimanale tedesco Der Spiegel pubblica un’inchiesta basata su alcuni documenti ufficiali trafugati dall’hacker portoghese, Rui Pinto, e pubblicate sul sito Football Leaks, nella quale si sostiene che Manchester City e PSG avrebbero violato le norme del Fair Play Finanziario attraverso artifici contabili: non solo dunque sponsorizzazioni “gonfiate” attraverso accordi con parti correlate.

Lo Spiegel lancia pesantissime accuse a Gianni Infantino, oggi presidente della Fifa ma che nel 2014, ai tempi del settlement agreement di Manchester City e PSG, era segretario generale della Uefa con Michel Platini come presidente.

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Michel Platini e Gianni Infantino (Foto: Getty Images)

Secondo il settimanale tedesco Infantino avrebbe più volte incontrato i vertici delle due società proponendo accordi che non era autorizzato a proporre.

In sostanza, l’allora segretario generale della UEFA, avrebbe cercato di scavalcare le prerogative del Club Financial Control Body (CFCB), l’organo indipendente responsabile del monitoraggio del rispetto delle regole del Fair Play Finanziario.

La rete offshore del Manchester City per aggirare il Fari Play Finanziario: i pagamenti a Roberto Mancini

Tra gli organi di stampa ad avere un accesso privilegiato ai documenti trafugati da Football Leaks c’è anche il settimanale italiano L’Espresso, che il 5 novembre 2018, utilizzando le carte portate alla luce da Rui Pinto ricostruisce la rete di società offshore che sarebbero state utilizzate dal Manchester City non solo per “gonfiare” i ricavi ma anche per occultare alcuni costi di gestione.

In base ai documenti portati alla luce da Football Leaks, all’epoca in cui Roberto Mancini allenava il Manchester City, nel 2011, una parte dello stipendio dei Citizens di proprietà dello sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan sarebbe stata pagata all’allenatore italiano, oggi alla guida della Nazionale italiani, da Al Jazira SCC, una piccola società calcistica con sede ad Abu Dhabi presieduta dallo stesso Mansour.

La rete offshore del City per aggirare il FFP: nelle carte anche i pagamenti a Mancini

I presunti trucchi contabili del Manchester City per aggirare il Fair Play Finanziario

Il 4 marzo 2019 è di nuovo lo Spiegel ad anticipare nuove rivelazioni di Football Leaks che fanno luce sulle tecnicalità adottate dal Manchester City per mascherare da ricavi le iniezioni di capitale da parte dell’azionista di controllo e dei soggetti considerati parti correlate del club.

Il settimanale tedesco pubblica questa volta un messaggio interno risalente all’aprile 2010, in cui l’allora direttore generale del Manchester City, Simon Pearce, avrebbe ammesso che buona parte delle sponsorizzazioni del club inglese sarebbero state in realtà iniezioni di capitale da parte dell’azionista di controllo.

Fino al 2012, analizza lo Spiegel, il surplus di denaro garantito direttamente da Abu Dhabi sarebbe stato di 149,5 milioni di sterline. E altri 57 milioni sarebbero arrivati nelle casse del City da parte dell’azionista, ma contabilizzate come sponsorizzazioni, anche nel 2013.

Un fiume di denaro che ha permesso al Manchester City di compiere investimenti stratosferici per la squadra, diventata nel decennio sotto il controllo dello sceicco Mansour una potenza del calcio europeo.

Le nuove indagini della Uefa sul Manchester City e l’esclusione dalla Champions League

Il 7 marzo 2019 attraverso un comunicato ufficiale apparso sul proprio sito Uefa.com, la UEFA comunica di aver aperto un’indagine formale su possibili violazioni delle norme legate al Fair Play Finanziario da parte del Manchester City.

«La Camera Investigativa dell’Organo di Controllo Finanziario per club della UEFA (CFCB)», si legge nella nota della Uefa, «ha aperto oggi un’indagine formale sul Manchester City per potenziali violazioni dei regolamenti del Fair Play finanziario (FFP)».

«L’indagine», precisano ancora da Nyon, «si concentrerà su diverse presunte violazioni del Fair Play Finanziario che sono state recentemente rese pubbliche da vari media. La UEFA non farà ulteriori commenti sulla questione mentre l’indagine è in corso».

Fair Play Finanziario, anche la Premier League apre un’indagine sul Manchester City

Il giorno successivo, l’8 marzo 2019, anche la Premier League inglese annuncia di aver avviato un’indagine sui conti del Manchester City per accertare eventuali violazioni da parte del club della normativa sulla proprietà di terze parti (TPO) e sul reclutamento di calciatori minorenni.

Il club di proprietà dello sceicco Mansour, intanto, respinge tutte le accuse che gli vengono mosse attraverso la stampa e le rivelazioni di Football Leaks.

«Il Manchester City», si legge in una nota diramata attraverso il sito ufficiale del club, «accoglie con favore l’apertura di un’indagine UEFA ufficiale come un’opportunità per porre fine alle speculazioni derivanti da violazioni illegali e dalla pubblicazione fuori contesto di alcune mail del club. L’accusa di irregolarità finanziarie è completamente falsa. I resoconti pubblicati dal club sono completi».

Il Manchester City deferito dalla Uefa per le violazioni del Fair Play Finanziario

Il 16 maggio 2019 la Uefa comunica ufficialmente il deferimento del Manchester City per le violazioni del regolamento del Fair Play Finanziario.

«L’investigatore capo della Camera di Investigazione dell’Organo UEFA di Controllo Finanziario dei Club (CFCB), dopo aver consultato gli altri membri della Camera di Investigazione CFCB», si legge nella nota della Uefa, «ha comunicato la decisione di deferire il caso Manchester City alla Camera Arbitrale CFCB in seguito alla conclusione delle sue indagini».

Il Manchester City fa ricorso al TAS contro il deferimento ed evitare la squalifica dalle coppe europee

Il 6 giugno 2019 il Manchester City annuncia il ricorso al Tribunale arbitrale per lo Sport (TAS) contro il deferimento deciso dagli investigatori della Uefa.

L’appello viene presentato contro le decisioni prese dalla Camera di Investigazione (IC) dell’Organo di Controllo Finanziario dei Club UEFA (CFCB) in merito alla presunta non conformità del Manchester City con i Regolamenti UEFA sulle Licenze di Club e il Fair Play Finanziario.

Spiega una nota del TAS: “Verrà avviata una procedura di arbitrato che comporterà uno scambio di comunicazioni scritte tra le parti, mentre un gruppo di arbitri TAS sarà convocato per ascoltare il ricorso. Una volta formalmente costituito il gruppo, verrà emesso un calendario procedurale”.

La risposta del TAS al ricorso del Manchester City Football Club arriva il 15 novembre 2019, quando il Tribunale arbitrale per lo Sport respinge la richiesta del club di proprietà dello sceicco Mansour.

Arriva la sentenza Uefa: Manchester City squalificato dalle coppe europee

Il 14 febbraio 2020 arriva la sentenza del CFCB (la Camera giudicante indipendente dell’Organismo di controllo finanziario dei club): il Manchester Cityper le violazioni del regolamento sul Fair Play Finanziario è escluso per due stagioni dalle Coppe e multato con una sanzione da 30 milioni di euro.

Stangata UEFA, City escluso dalle coppe per due anni

Fair play finanziario, City senza Champions: la reazione del club

Dopo la pubblicazione della decisione da parte della Uefa di squalificarlo per due anni dalle competizioni europee, il Manchester City ha pubblicato un comunicato per rispondere alle presunte violazioni delle norme che regolano il Fair Play Finanziario, annunciando un nuovo ricorso al TAS.

«Il Manchester City è deluso ma non sorpreso dall’annuncio di oggi da parte della Camera Giudicante UEFA. Il Club ha sempre anticipato il bisogno ultimo di cercare un organo e un processo indipendenti per considerare in modo imparziale l’intero corpo di prove inconfutabili a sostegno della sua posizione».

«Questo», continua il MCFC, «è un caso avviato dalla UEFA, perseguito dalla UEFA e giudicato dalla UEFA. Con questo processo pregiudizievole ormai terminato, il Club perseguirà un giudizio imparziale il più rapidamente possibile e quindi, in primo luogo, avvierà il procedimento con il Tribunale Arbitrale per lo Sport il prima possibile».

Manchester City senza Champions League per 2 anni – Che cosa succede ora

Ed ora che farà Pep Guardiola? L’allenatore catalano del Manchester City è legato al club inglese fino al 30 giugno 2021 e guadagna circa 25 milioni di euro netti a stagione.

Ma il suo legame con il City  è rafforzato dall’amicizia fraterna che lega Pep al CEO, Ferran Soriano, e al direttore sportivo Txiki Begiristain.

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PepGuardiola (Photo by Alex Livesey/Getty Images)

Come sottolineato dalla Gazzetta dello Sport all’indomani della decisione della Uefa di squalificare il City dalle coppe per due anni, la troika arrivata dalla Catalunya non conosce crisi ed à difficile immaginarli separati. Più probabile, semmai, pensare ad una proprietà, lo sceicco Mansour, che decide di ridimensionare ed autorizzare i suoi super manager a cimentarsi altrove.

Proprio nelle scorse settimane, alla quarta stagione con i Citizen, Guardiola ha ammesso: «Il mio futuro qui dipende dalla Champions League». Lui faceva esplicito riferimento al risultato tecnico, senza considerare minimamente l’insidia del verdetto dell’ Uefa.

È pur vero che l’ affaire Fair Play Finanziario, con le sue connotazioni politiche, potrebbe offrire nuovi colpi di scena. Tutto è possibile, insomma. Ed è scontato che nei prossimi giorni si sprecheranno i sondaggi per captare gli orientamenti di Guardiola, del suo staff e dei giocatori più in vista.

Sotto questo profilo la posizione più semplice è quella di David Silva, 34 anni, in scadenza di contratto. Lo spagnolo da tempo ha fatto sapere che la sua esperienza in Premier League è agli sgoccioli.

L’altro esubero conclamato è quello di Sané: ha soli 24 anni ed un legame per un’altra stagione col City. Svanito il feeling con Guardiola si è parlato di un interesse del Bayern.

Va, invece a tutta birra Bernardo Silva, che a 25 anni è legato per altri 5 anni.La sua quotazione è record cone quelle delle altre stelle della rosa, il nazionale belga De Bruyne e quello inglese Sterling. E se avessero qualche appetito e chiedessero di essere ceduti? Presto per dirlo.

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3 COMMENTI

  1. Sarebbe molto bello un articolo su Inter e Juventus ai fini del FFP e delle sponsorizzazioni diciamo dubbie, specialmente quella di Suning e società correlate che per esempio hanno finanziato i campi di allenamento dell’inter per coprire le alte perdite di questi anni. Non immagino neanche se Exor con 1 delle sue aziende dovesse versare 15-20 milioni all’anno per sponsorizzare il campo di allenamento cosa succederebbe ?!
    @JohnStock @Redazione

    • L’hanno già fatto tempo fa, ma se ti è sfuggito meglio così, perché altrimenti poi ci saresti rimasto male leggendolo.

      Dai che se si fa lo stadio nuovo poi arriva un nuovo sponsor cinese per la vostra felicità