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Il Milan non conquista la qualificazione in Champions League dal 2013 e magari dalle parti di Cologno Monzese non ce lo si aspettava proprio quando Mediaset Premium ha speso 750 milioni di euro per ottenere l’esclusiva italiana 2015-2018 della vecchia Coppa Campioni. Il declino sportivo del club rossonero ha avuto un impatto sull’intera Mediaset che ha presentato la semestrale 2016 con un rosso di 27,9 milioni di euro, contro un utile di 24,2mln dello stesso periodo 2015. Fininvest controlla il 34,73% di Mediaset ed è la società proprietaria del Milan: tutto si tiene e la gestione del club ha avuto un effetto-domino sulle attività del gruppo.

Innanzitutto per Mediaset, via Premium. La pay-tv del Biscione ha investito 750 milioni di euro per assicurarsi l’esclusiva della Champions più altri 250 milioni a stagione per le partite di Serie A: le deludenti performance sul campo di uno dei club più tifati in Italia (il Milan) ha limitato la possibilità di attirare nuovi clienti-tifosi. Come ha calcolato Repubblica nei giorni scorsi, l’investimento-calcio annuale del gruppo televisivo è di 500 milioni a stagione e per ripagarsi l’investimento Mediaset avrebbe dovuto attirare su Premium 2,5 milioni di abbonati. La società in passato ha spiegato che ci si è fermati alla soglia dei due milioni, 500mila in meno del previsto.

E così Premium nel giro di un annetto ha dovuto fare i conti prima con il rosso di quasi 84 milioni di euro nel 2015, poi ha dovuto sommare la perdita netta di 63 milioni di euro registrata nel primo trimestre del 2016. Lo scorso 6 giugno l’assemblea della pay-tv ha deliberato un aumento di capitale da 30 milioni sottoscritto pro-quota dai soci, Mediaset e Telefonica, e un altro da 110 milioni da destinare alla Vivendi di Vincent Bollorè.

mediaset premium primo trimestre 2016

Ma il piano è di fatto saltato quando Vivendi ha rotto non credendo nel progetto: la nuova proposta è stata definita “irricevibile” da Mediaset che ha annunciato azioni legali. Ora Fininvest si ritrova una Premium sempre più in rosso e il calcio, che tanto lustro aveva data a Silvio Berlusconi, continuerà a pesare sulle attività dell’intero gruppo. Per rompere parte del meccanismo la proprietà ha provato a vendere il club, ma il closing con la cordata cinese è slittato ancora e bisognerà aspettare almeno la metà di agosto. Intanto Berlusconi per il Milan continua a investire, proprio via Fininvest: nel 2015 la società ha versato altri 150 milioni di euro che hanno fatto alzare il totale trentennale a 865,47mln.

Eppure la squadra si è piazzata settima in A, nonostante un mercato dispendioso che ha visto uscite per 86 milioni – Bertolacci, Romagnoli e Bacca, tra gli altri. Con il Milan che ottiene sempre meno introiti legati alle prestazioni sportive, Fininvest è costretta a metterci del suo (274mln negli ultimi tre anni) e Premium vede sfumare uno dei più grandi pacchetti di tifosi italiani disposti a spendere per vedere la Champions in esclusiva. Non puntare con lungimiranza sul Milan è stato un boomerang per Fininvest, con la pay-tv che non raggiunge gli obiettivi prefissati, non rientra degli investimenti fatti e vede sfilarsi oltre il 90esimo i partner stranieri: «Noi veri imprenditori, quello di Bollorè è capitalismo cannibalesco», si è difesa Marina Berlusconi. 

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