La notizia, rivelata in esclusiva da Calcio e Finanza, che dopo il tour in undici città italiane (Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Firenze, Cagliari, Genova, Palermo, Verona e Bari) da parte delle autorità preposte e dopo il vertice tra il ministro dello Sport Andrea Abodi, il segretario generale della FIGC Marco Brunelli e il Responsabile UEFA per EURO 2032 Michele Uva al momento soltanto un impianto nel Paese, lo Juventus Stadium di Torino, ha tutti i requisiti in regola per poter ospitare le partite degli Europei 2032 (che il nostro Paese organizzerà insieme alla Turchia) porta almeno a queste considerazioni:
- la conferma, ma non ve ne era bisogno, dell’arretratezza infrastrutturale sugli stadi in Italia;
- la necessità di velocizzare al massimo le operazioni visto che tra 14 mesi, nell’ottobre 2026, vi sarà la decisione definitiva della UEFA su quali saranno i cinque impianti italiani prescelti. In verità i tempi sono ancora più stringenti visto che i progetti dovranno essere approvati e finanziati entro luglio 2026;
- la quasi obbligatorietà della scelta del governo di accelerare sulla nomina del commissario straordinario sugli stadi. La nomina dovrebbe avvenire nel giro di breve tempo e questa persona sulla carta dovrebbe essere in grado di muovere tra 5 e 7 miliardi di investimenti.
Il pericolo infatti non è di poco conto: se l’Italia non sarà in grado di avere cinque stadi conformi alle norme UEFA, non essendo contemplate ipotesi intermedie per cui il nostro Paese organizzi la kermesse con meno dei cinque stadi previsti, il torneo potrebbe essere disputato interamente in Turchia.
Un’eventualità che ovviamente tutte le autorità preposte vogliono evitare, non solo perché potrebbe rappresentare una pietra quasi tombale sull’immagine del calcio italiano già notevolmente in crisi, ma anche perché la Turchia ha già di fatto 12 stadi pronti e, viste le ambizioni del proprio leader Recep Tayyip Erdogan; non disdegnerebbe l’idea di organizzare l’intera kermesse sul suo territorio dando l’immagine di Paese affidabile a livello internazionale. Nei fatti dando uno schiaffo di credibilità a una nazione, l’Italia appunto, che pur sempre è parte del G7.
D’altronde che nel Paese anatolico sia più semplice investire che in Italia nello sport lo ha confermato anche Maurizio Gherardini, il nuovo presidente della Lega Basket italiana nonché ex general manager del Fenerbahçe Istanbul di pallacanestro, il quale, in un’intervista a Sport e Finanza (allegato extra calcistico a questa testata), è entrato nei dettagli della capacità turca di fare investimenti nelle strutture sportive.
LA CORSA CONTRO IL TEMPO PER GLI STADI
Il punto è che in questa corsa italiana contro il tempo le scadenze sono stringenti e per capire lo stato dei lavori città per città e impianto per impianto si invita a leggere il nostro articolo qui.
Entrando nello specifico delle tempistiche va notato che entro luglio 2026 i progetti devono essere non solo approvati a livello burocratico, ma anche interamente finanziati e la speranza ovviamente è che le acque possano muoversi con l’arrivo del nuovo commissario per gli stadi. In questo senso aiuta che, secondo quanto è emerso, nei vari incontri con FIGC e UEFA a livello di politica locale diversi sindaci hanno mostrato grande volontà di arrivare ad una svolta sulle infrastrutture. Non solo, ma in un’intervista a Il Mattino il ministro Abodi ha spiegato: «La struttura commissariale, della quale faranno parte integrante i sindaci in veste di sub-commissari, sarà necessaria per accelerare esemplificare le procedure burocratico-amministrative, sarà un prezioso strumento a supporto anche dei promotori privati, ovvero i club, che sono pronti a investire più di 3 miliardi e hanno bisogno di certezze nello sviluppo dell’iter e nei suoi tempi». Si vedrà, soprattutto sui 3 miliardi investiti dai club.
Intanto però sono 130 i requisiti imposti dalla UEFA affinché uno stadio possa essere considerato a norma per ospitare le gare di Euro 2032 e questi variano in base alla capienza degli impianti riguardando non solo la struttura stessa ma anche elementi legati all’accessibilità, alla logistica, ai mezzi di trasporto. E in questo quadro, come si diceva, al momento solo lo Juventus Stadium presenta già tutti i requisiti a norma. Poi buone notizie provengono dall’Olimpico di Roma, dove Sport e Salute ha promesso grandi investimenti, e dall’Artemio Franchi di Firenze, che però necessita di essere completato. Infine un’altra possibilità, emersa nelle ultime settimane, potrebbe essere il nuovo stadio della Roma a Pietralata nel caso di via libera definitivo.
Al contrario, al netto di eventuali evoluzioni su nuovi impianti nei due capoluoghi, le brutte notizie riguardano soprattutto lo stadio Maradona di Napoli e quello di San Siro a Milano, che secondo quanto trapela, a ora non potrebbero ospitare le gare di EURO 2032. Si tratta evidentemente di un problema non da poco essendo non solo gli impianti della seconda e della terza città più popolose del Paese, quelle che nell’immaginario collettivo sono una la “capitale del Nord” e l’altra “quella del Sud”. Ma anche perché quegli stadi impianti hanno segnato la storia calcistica nazionale e non solo e sono un simbolo anche all’estero del sistema calcio italiano, passando dai trionfi di Inter e Milan al Meazza a quelli della squadra di Aurelio De Laurentiis e di Diego Armando Maradona nell’ex San Paolo.
EURO 2032, Milano e Napoli a forte rischio esclusione e spunta Pietralata. La situazione stadio per stadio
Ora è ovvio che, per dirla con le parole del ministro Abodi a Il Mattino, «si cercherà di avere una presenza dell’Italia in tutte le sue articolazioni geografiche», però l’intenzione che emerge non solo dal governo ma anche dalle organizzazioni calcistiche preposte è veramente di dare vita a una competizione tra le 11 città di cui sopra nella quale soltanto gli impianti che avranno i requisiti a norma saranno prescelti.
In questo quadro però non si può nascondere che l’Italia perverrebbe a un successo se riuscisse a presentarsi per tempo con i suoi cinque stadi a norma, però se da questo elenco dovessero mancare Milano e Napoli si potrebbe profilare una sorta “vittoria zoppa” in termini di immagine. Nel caso sarebbe difficile spiegare all’estero o a un osservatore neutro perché in una grande manifestazione organizzata dall’Italia non compaiano la seconda e la terza città più popolose del Paese. È un po’ come se in una kermesse in Germania non ci fosse posto per Monaco o Amburgo, in Spagna per Barcellona o Siviglia, e in Inghilterra non si trovasse spazio per Manchester o Liverpool.
Per questo, visto che le norme UEFA non consentono molti margini di negoziazione o deroghe politiche, le amministrazioni di queste due città hanno in questo senso una responsabilità ancora maggiore, che va anche al di là del proprio territorio comunale.
Anche perché se ad adesso San Siro e il Maradona non potrebbero ospitare le gare di EURO 2032, a peggiorare ulteriormente le cose, secondo quanto trapela, è che sia a Napoli che a Milano non basterà nemmeno una ristrutturazione ad hoc per l’evento. Nel senso che se l’idea di qualche amministrazione comunale è quella di effettuare una “riverniciata” solo per rientrare tra gli stadi degli Europei, sarà difficile che si ottenga l’obiettivo nonostante l’importanza della città amministrata. Servirà una visione più a lungo termine, un po’ sulla falsariga di quanto avvenuto in Germania per i Mondiali 2006: come raccontato da questa testata, l’Allianz Arena di Monaco, ad esempio, pur essendo nato 20 anni fa è ancora ampiamente moderno.
I NODI PER GLI IMPIANTI A MILANO E NAPOLI
Entrando quindi nello specifico, va notato sin da subito che le due questioni, per quanto simili, sono diverse. E che su entrambe c’è anche la possibilità di un nuovo impianto.
Al momento la vicenda che preoccupa di più è quella del Maradona. Il progetto del sindaco Manfredi sulla possibile ristrutturazione, nonostante quanto emerso, non ha ottenuto grande favore sulla strada per EURO 2032: anzi, la preferenza sembra pendere per l’idea di Aurelio De Laurentiis di uno stadio nuovo nell’area ex Caramanico a Poggioreale. Quest’ultimo, d’altronde, è un progetto importante anche in termini di rigenerazione urbana di un’area dismessa. Al contrario, la ristrutturazione sostenuta dal sindaco non risolverebbe tutti i nodi legati all’attuale situazione del Maradona: motivo per cui, senza il piano per il nuovo stadio, Napoli verrebbe automaticamente esclusa dalla corsa per ospitare gli Europei. E, a differenza di quanto avviene in altre città, non aiuta il fatto che il Comune sostenga un progetto che non cancellerebbe i problemi: un tema che nemmeno l’intervento del commissario potrebbe sciogliere.
A Milano, a differenza di Napoli, c’è invece identità comune di vedute tra il sindaco Sala e i club: l’attuale Meazza non solo non basta più a Inter e Milan che da anni sono impegnati con l’edificazione di un nuovo impianto. Ma, come già spiegato, San Siro ad oggi non ha i requisiti necessari per ospitare EURO 2032. E nemmeno sarebbe sufficiente una riverniciata, come quella che prevista per la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali 2026.
I temi, d’altronde, sono tanti, dalle aree hospitality ai servizi igienici fino all’accessibilità. E quindi il progetto su cui tutte le parti coi nvolte spingono è quello del nuovo stadio accanto all’attuale San Siro. Un tema su cui la politica cittadina si esprimerà a settembre. Dopodiché, in caso di approvazione, servirà una corsa contro il tempo per avere tutto pronto per le tempistiche della UEFA: avere un nuovo stadio a Milano, però, potrebbe essere il modo migliore per puntare anche ad ospitare la finale, sulla cui localizzazione è ancora tutto da decidere.
È evidente però che sulla questione milanese penda come una enorme spada di Damocle l’inchiesta della magistratura sul settore immobiliare nel capoluogo lombardo. Investigazione che non solo ha lambito anche la questione del nuovo stadio ma ha visto pesantemente coinvolto il sindaco Sala. E quindi bisognerà capire se proprio il primo cittadino nel prosieguo di questa indagine sarà, per dirla con i termini della politica statunitense, “un’anatra zoppa” e quindi con spazi di manovra esigui o invece avrà i pieni poteri di un sindaco in carica a tutto tondo per decidere su una questione, quello dello stadio, che inevitabilmente avrà ricadute nazionali.