Cardinale pensa al rifinanziamento del vendor loan: cosa significa per il Milan spostare il debito da Elliott a un nuovo partner

Il proprietario del club rossonero è al lavoro per chiudere un’operazione che segnerebbe la fine del rapporto con il fondo Elliott e una nuova fase per il Milan.

Milan CdA rifinanziamento
FOOTBALL AFFAIRS
Gerry Cardinale, proprietario del fondo RedBird (Foto: Marco Luzzani/Getty Images)

La notizia, pubblicata da Calcio e Finanza poco prima delle vacanze, che il proprietario del Milan Gerry Cardinale sta cercando un finanziamento da circa 600–700 milioni di dollari (tra i 500 e i 600 milioni di euro) con il quale rimpiazzare e quindi pagare in anticipo il vendor loan in essere da 489 milioni di euro, più interessi, concesso dal fondo Elliott, lascia spazio ad almeno due interrogativi:

  • per il Milan qual è il significato strategico di questa decisione del banker newyorchese 
  • e soprattutto cosa sottintende una tale mossa per il futuro del club di via Aldo Rossi 

L’EVOLUZIONE DEL VENDOR LOAN, DAL 2022 A OGGI

 Per capire bene i termini della questione è bene riannodare i fili della vicenda iniziata nell’estate 2022 quando Elliott decise di dismettere l’investimento Milan praticamente vendendo sulla valutazione massima degli ultimi anni (la squadra di Pioli aveva appena vinto il campionato). La cessione a RedBird  avvenne per un valore complessivo di circa 1,2 miliardi e la somma venne saldata in due modi:  

  • Da un lato Gerry Cardinale versò 600 milioni al fondo di Paul Singer,  
  • dall’altro il restante ammontare venne quietato mediante un prestito da 560 milioni (vendor loan) da parte dello stesso venditore. Questo finanziamento, dopo una iniziale scadenza prevista ad agosto 2025, è stato allungato nel dicembre 2024 fino al luglio2028 con un ulteriore investimento da parte di RedBird e un debito ridotto a 489 milioni di euro. Anche se poi però, per via del maccanismo degli interessi, l’ammontare è aumentato ancora, dato che secondo documenti ufficiali di ACM BidCo (il veicolo di diritto olandese utilizzato da Cardinale per controllare il Milan) consultati da Calcio e Finanza, a giugno del 2025 la cifra era salita a 523 milioni. 

IL LEGAME ELLIOTT-REDBIRD E GLI INVESTIMENTI DI CARDINALE

Prima di entrare nel dettaglio è bene sottolineare sin da subito che il vendor loan è una prassi abbastanza comune in finanza. Il venditore per sua necessità vuole uscire da un investimento (banalmente gli può servire per liberare spazio per altri investimenti e quindi sceglie di diventare non più il proprietario di quella società ma un mero creditore) e quindi per agevolare la transazione presta soldi a chi acquista. Per altro la decisione apparve subito in linea con la strategia di Elliott visto che compare il Milan non fu una scelta di Elliott ma il fondo se lo trovò in portafoglio nel 2018 per l’escussione di un pegno in seguito ai mancati pagamenti ai prestiti che lo stesso Elliott aveva elargito all’allora proprietario del Milan Yonghong Li. E, se si guarda a ritroso nei fatti per Elliott la cessione del Milan è stata un’operazione particolarmente remunerativa, sia per la valutazione del club rossonero (poco meno di 1,2 miliardi per un asset giunto in portafoglio per l’escussione di un pegno) sia per i rilevanti interessi – pari a quasi 180 milioni di euro a dicembre 2025, tra il primo accordo e il successivo rinnovo – che continuano a maturare nell’ambito del prestito a RedBird.

Nello stesso tempo però non si può nascondere che il vendor loan crea un legame notevole tra le due controparti. Per dirla in maniera brutale è come se una persona acquista una casa accendendo un mutuo di circa il 50% del valore dell’immobile, è palese che il proprietario è chi ha acquisito, però è altrettanto evidente che questi si dovrà interfacciare con la banca che gli ha prestato dei soldi, quantomeno per la restituzione del prestito. Di qui le mille speculazioni sulla stampa e nei dibattiti televisivi su chi sia il vero proprietario del Milan e sulla sorta di “governo ombra” che Elliott eserciterebbe ancora sulle decisioni di Cardinale. Speculazioni ulteriormente alimentate dalla questione che due figure apicali del management di Cardinale, ovvero il CEO Giorgio Furlani e il cfo Stefano Cocirio sono due dirigenti provenienti da Elliott. Tecnicamente però non ci sono dubbi: il proprietario del Milan è Gerry Cardinale, il quale avrà sì ottenuto un vendor loan per 560 milioni (sceso a 523 milioni al 30 giugno 2025), ma comunque ha pur sempre investito di suo qualcosa come oltre 800 milioni come investimento (oltre ai milioni di cui sopra, ci sono anche 170 milioni nell’ambito del rifinanziamento e 55 milioni di versamenti nelle casse del club). E questo certamente non è poco. Nello stesso modo nulla si può dire sugli incarichi di Furlani e Cocirio dato che i due manager prima di essere nominati ai vertici del Milan, si sono legittimamente dimessi dai propri ruoli in Elliott. 

E’ incontrovertibile però che se la catena di controllo del Milan pre-Cardinale era praticamente senza debito, quella odierna presenta almeno i 489 milioni (più interessi) legati al vendor loan.  Un particolare non di poco conto visto che nel progetto a medio-lungo termine, Cardinale, oltre a rimborsare il debito a Elliott (un supporto in questo senso è venuto dall’allungamento della scadenza del loan al 2028) deve ripagare possibilmente con una lauta plusvalenza anche quegli investitori che hanno immobilizzato il proprio capitale in RedBird. Anche se in questo quadro va notato che un assist importante per il buon esito del piano è sicuramente lo sblocco della situazione del nuovo stadio di San Siro. Se tutto andrà come sembra, entro dicembre 2030 il club rossonero avrà la sua nuova casa (sempre in coabitazione assieme all’Inter) e con essa dovrebbero entrare quei ricavi stellari (si parla di circa 120 milioni incrementali all’anno) che stando almeno ai piani dei due club milanesi dovrebbero essere assicurati dalla nuova infrastruttura. Non solo, ma anche il solo poter presentare ai propri investitori l’ufficialità che tutte le autorizzazioni necessarie per il nuovo impianto saranno state deliberate, sarebbe già un bel asso nella manica per il banker statunitense di fronte a chi gli ha affidato il suo denaro.  

COSA SIGNIFICA IL RIFINANZIAMENTO PER REDBIRD, ELLIOTT E IL MILAN 

Svolte tutte queste considerazioni, però, il punto resta come si inserisce in questo quadro la decisione di RedBird di sondare il mercato per trovare nuovi investitori e quindi rimpiazzare l’esposizione verso Elliott. Innanzitutto è bene precisare sin da subito che secondo quanto emerso le trattative per il rifinanziamento del vendor loan sarebbero concrete ma non ancora finalizzate e i termini definitivi dell’accordo non sono stati ancora concordati. E a conferma che non c’è ancora nulla di definito va notato come, sempre stando alle indiscrezioni, il potenziale rifinanziamento del debito potrebbe includere anche un’opzione PIK (payment-in-kind) al 100%, formula per la quale gli interessi non vengono versati anno per anno ma vengono accumulati nel tempo e il pagamento complessivo avviene alla scadenza del contratto di finanziamento. 

Tanto per essere chiari per RedBird questo potrebbe significare potere pagare gli interessi una volta che il progetto nuovo stadio sarò molto ben avviato se non concluso. Non solo, un altro vantaggio di un’operazione di questo tipo sarebbe quello che il Milan resterebbe isolato dal fatto che la controllante ACM Bidco (sulla quale pesa il debito) debba pagare annualmente gli interessi. Anche se non va dimenticato che la crescita maggiorata dell’indebitamento (i tassi in questo caso sono generalmente più alti) con il passare del tempo accresce almeno sulla carta il pericolo dell’escussione del pegno e la perdita delle proprietà del club in caso di mancato rimborso, come accaduto sulle sponde opposte del Naviglio sia a Yonghong Li sia a Steven Zhang 

Entrando però nello specifico della decisione, è evidente che da un certo punto di vista la notizia deve essere salutata positivamente: prima o poi è bene spezzare quel cordone ombelicale che tuttora, per le ragioni di cui sopra, lega ancora il club al precedente proprietario. Per esempio, se Elliott uscisse in maniera assoluta dal mondo Milan, tutte quelle mezze allusioni sul governo ombra e sulla dualità di comando nelle stanze dei bottoni rossonere sparirebbero in un solo colpo. Inoltre, la completa uscita di scena di Elliott potrebbe agevolare Cardinale anche nella ricerca di nuovi investitori di minoranza, una possibilità alla quale il proprietario del Milan non ha mai chiuso la porta. E nel caso è presumibile pensare anche a modifiche nel consiglio di amministrazione, con uscita di uomini a nomina Elliott (attualmente Dominic Mitchell e Gordon Singer) e probabilmente con l’ingresso di figure legate ai nuovi partner. 

Soprattutto però, secondo quanto Calcio e Finanza ha potuto appurare, è presumibile pensare che alla base della decisione di sondare il mercato in cerca di nuovi finanziatori via sia la questione che Elliott e RedBird negli ultimi tempi hanno maturato visioni diverse nella gestione del Milan. Una cosa che non sorprende più di tanto vista in prospettiva dato che si tratta di due realtà chiaramente diverse e con differenti interessi: da un lato vi è un fondo attivista, che è stato protagonista per anni nelle battaglie più importanti della grande finanza mondiale (lo scontro con il Governo argentino sui “Tango Bond”, la battaglia con Vivendi per TIM in Italia, British Petroleum e pressioni su grosse società come l’allora Twitter e Samsung, solo per citarne alcune) e che nei fatti si è ritrovato nel portafoglio il Milan senza averlo previsto (per poi peraltro gestirlo egregiamente), invece dall’altro c’è un comparto operante prevalentemente su media e sport che fa di questi settori il proprio habitat naturale e che ha deciso di effettuare l’investimento sul club milanese.  

In questo quadro nella partita finanziaria che ne segue è evidente che poi tutto dipenderà dal fatto se Cardinale riuscirà oppure no a mettere insieme le risorse per chiudere il vendor loan. Considerando per altro che la somma, come si diceva in precedenza, era aumentata a 523 milioni di euro a giugno del 2025, secondo documenti ufficiali di ACM BidCo consultati da Calcio e Finanza. 

Al momento, stando a quanto emerso, a dare sostanza al piano del banker newyorchese c’è la notizia che tra i finanziatori che stanno valutando l’operazione ci sarebbe anche una società di standing elevato nel settore quale Manulife Comvest, gruppo di private credit che fornisce finanziamenti diretti a società private, spesso per supportare crescita, acquisizioni, rifinanziamenti o ristrutturazioni. E d’altronde RedBird e Comvest si conoscono molto bene dato che l’aprile scorso hanno collaborato nell’aumento di capitale di iCreditWorks, piattaforma FinTech tra le più in crescita negli Stati Uniti (la società raccolse 60 milioni di dollari, con un’operazione con investimenti di 25 milioni di dollari ciascuno da parte di Comvest e di Barings e di 10 milioni di dollari da parte di RedBird).   

Inoltre, sempre secondo quanto questa testata ha potuto appurare, ci sarebbe anche un secondo interlocutore con il quale Cardinale sta negoziando, di cui tuttavia non è ancora emerso il nome.  

E’ evidente però che questa operazione, per quanto ancora agli albori, rappresenta a suo modo una sorta di test del mercato per i piani di Cardinale. E per averne l’esito bisognerà: 

  • prima vedere se il businessman newyorchese riuscirà a reperire i circa 600 milioni di euro che sta cercando
  • E poi nel caso analizzare quali saranno i dettagli dell’eventuale nuovo prestito, per esempio tassi di interesse, durata, vincoli e via di questo passo.  

Se questi saranno migliorativi, paragonandoli a quelli del finanziamento di Elliott, significherà che i piani del banker USA saranno piaciuti alla business community e da questa ritenuti credibili, se saranno peggiorativi il contrario. Perché una cosa è certa: il mercato, specialmente quello dei capitali e della finanza statunitense, non guarda in faccia a nessuno.