Jacopo Carmassi è Principal Financial Stability Expert presso la Banca Centrale Europea. Tutte le opinioni espresse sono esclusivamente personali e non impegnano in alcun modo la Banca Centrale Europea né altri enti ai quali l’autore è affiliato.
Inviato a Bruxelles – Dove sono l’ECA e la UEFA? Questa è la domanda posta dal Presidente della Liga spagnola, Javier Tebas, nel suo discorso a conclusione della seconda edizione dell’European Professional Football Forum organizzato dalla Union of European Clubs (UEC), che si è svolto a Bruxelles nella giornata di ieri. Oltre a 120 club erano presenti, tra gli altri, anche importanti esponenti della Commissione europea e di European Leagues, l’associazione delle leghe calcistiche professionistiche europee, ma non l’ECA (European Club Association) e nemmeno la UEFA, che pure erano state invitate. Assenze rumorose, ma non totalmente imprevedibili alla luce delle tensioni tra ECA e UEC, ormai sfociate in uno scontro aperto tra le due associazioni europee per club. Facciamo un passo indietro per capire che cosa è successo e perché questa vicenda è cruciale per il futuro del calcio in Europa.
Come già raccontato in precedenza su questa testata, l’ECA e la UEC hanno ingaggiato una lotta serrata per la conquista di membri. L’ECA è l’associazione dei club europei di cui fanno parte oltre 700 società di 55 paesi, inclusi i grandi club. L’ECA ha in prima battuta allargato la propria compagine, passando da 247 club nell’aprile del 2021 (l’inizio della Presidenza di Nasser Al-Khelaïfi) a 717 club ad oggi, in particolare attraverso l’adesione di membri del network ECA, senza diritti di voto ma con possibilità di fare parte della rete ECA e beneficiare di alcuni servizi. In seconda battuta, quest’anno l’ECA ha adottato una riforma interna che ha cambiato le regole della sua membership, trasformando automaticamente i membri del network ECA in membri associati – secondo una nuova filosofia denominata dall’ECA “Membership for All”.
I membri associati hanno maggiori diritti e funzioni rispetto ai membri del network (che ora non esistono più), ma non hanno diritti di voto pieni, come invece i membri ordinari. Intanto la UEC, lanciata ufficialmente nell’aprile del 2023 con l’obiettivo di offrire rappresentanza ai club calcistici europei di piccole e medie dimensioni, è riuscita a raccogliere oltre 140 membri provenienti da 25 paesi, eleggendo nell’aprile del 2024 un Presidente e un comitato esecutivo. Tutti i club membri della UEC hanno pieni diritti di voto e non esistono categorie differenti di membri.
L’UEC e il sistema “Un Club, un voto”
La UEC, fino dalla sua fondazione, ha sempre enfatizzato il principio “un Club, un voto”, principio che è enunciato anche nello statuto della UEC. Dopo aver criticato aspramente la precedente suddivisione dei membri ECA in tre diverse tipologie, con i soli membri ordinari che dispongono dei pieni diritti di voto, la UEC non ha cambiato la sua posizione sul tema neanche dopo la recente riforma interna dell’ECA, sottolineando come i club associati di fatto non abbiano pieni diritti di voto e sostanzialmente continuino a rimanere esclusi dai processi decisionali.
La UEC sostiene quindi che, di fatto, l’ECA continui a rappresentare solo gli interessi dei grandi club, senza offrire adeguata rappresentanza agli altri. E la UEC cerca di inserirsi proprio in questo spazio di club che, sempre secondo la UEC, non sarebbero adeguatamente tutelati – tipicamente squadre medie e piccole, non solo delle prime divisioni del calcio professionistico ma anche di altre divisioni.
Naturalmente l’ECA ha una visione totalmente diversa, ritenendosi un’associazione di rappresentanza di tutti i club, non solo di quelli grandi ma anche di quelli medi e piccoli, e considerando altre associazioni come “gruppi di protesta”. E proprio perché si ritiene l’associazione di rappresentanza di tutti i club – e per la precisione, l’unica associazione di rappresentanza dei club in Europa – l’ECA non riconosce altre associazioni (nello specifico, la UEC) che vogliano rappresentare le società europee, e chiede ai vari stakeholders rilevanti di fare lo stesso.

A Bruxelles nasce la nuova UEC: l'ECA dei piccoli club
ECA vs UEC, l’attacco di Al-Khelaïfi
Nella sala dell’European Professional Football Forum sono risuonate più volte le parole pronunciate pochi giorni fa ad Atene dal presidente dell’ECA, nonché presidente del Paris Saint-Germain, Nasser Al-Khelaïfi, in occasione dell’Assemblea Generale dell’ECA. Il numero uno del club parigino ha chiesto agli stakeholders rilevanti, come la UEFA, di «non riconoscere l’interminabile schiera di gruppi di protesta e di non fare giochi politici». Tradotto: chiediamo agli stakeholders di non dare riconoscimento alla UEC, che consideriamo sostanzialmente un gruppo di ribelli. Uno degli obiettivi della UEC è invece proprio quello del riconoscimento formale da parte dei soggetti rilevanti, come la UEFA e come la Commissione Europea. Per quest’ultima, la UEC punta al riconoscimento come componente del Social Dialogue – un gruppo di consultazione, negoziazione e scambio di informazioni tra diverse parti di rilievo, per numerosi settori di attività incluso quello del calcio professionistico. L’ECA, come anche European Leagues, fa già parte del Social Dialogue per il calcio, che è guidato dalla UEFA.
La risposta della UEC all’affondo del Presidente dell’ECA non si è fatta attendere ed è arrivata ieri a Bruxelles. Alex Muzio, Presidente del club belga Union-Saint Gilloise e Presidente della UEC dallo scorso aprile, ha caldeggiato un processo di riforme delle regole e della governance del calcio. In quest’ottica, ha paventato una spinta dell’ECA verso un ulteriore allargamento del divario tra gli élite club e gli altri, qualora la UEC non venisse coinvolta nel processo di riforma: su questo e su altri temi Muzio ha ripetuto più volte il concetto che «la UEC è necessaria». Il Presidente della UEC ha anche criticato aspramente le limitazioni dei diritti di voto per i membri non ordinari dell’ECA, aggiungendo una forte critica ai meccanismi decisionali dell’ECA, considerati non trasparenti, anche su temi chiave come il nuovo Mondiale per Club o il Memorandum of Understanding tra ECA e UEFA: questo memorandum, recentemente rinnovato fino al 2033, impegna la UEFA a continuare a riconoscere l’ECA come l’unica associazione europea di rappresentanza dei club. Alex Muzio ha poi evidenziato la mancata partecipazione dell’ECA al reclamo presentato pochi giorni fa da vari stakeholders alla Commissione europea contro la FIFA per abuso di posizione dominante sul tema del calendario delle partite internazionali, descrivendo questa assenza come un comportamento da “gruppo di protesta”, facendo eco alle parole usate dal Presidente dell’ECA.
Infine, secondo il Presidente della UEC, pratiche di esclusione ai massimi livelli sembrano indicare che il sistema calcio abbia abusato dell’autonomia che gli è stata storicamente concessa nel regime normativo europeo. Il Direttore Operativo della UEC, William Martucci, ha sottolineato come il problema principale, quello dei diritti di voto, rimanga irrisolto, perché il concetto di membership non equivale a quello di rappresentanza: ha indicato come solo 116 dei circa 700 membri ECA abbiano pieno diritto di voto (un numero, quello dei 116, rimasto sostanzialmente stabile nel tempo) e che, tra questi 116 club, 33 controllano la metà del Board dell’ECA, di fatto avendo lo stesso potere di tutti gli altri club dell’ECA messi insieme. William Martucci ha anche notato come la UEC abbia ad oggi un numero di membri con pieni diritto di voto (oltre 140) maggiore rispetto a quello dell’ECA (116). Infine, il Presidente della Liga Tebas, sostenitore del progetto UEC, ha spalleggiato la UEC, lodandola per essere cresciuta e per avere resistito, in un contesto difficile; ha criticato l’ECA e la UEFA per la loro assenza all’evento di ieri, come già menzionato; e ha posto dubbi sulla legalità del riconoscimento dell’ECA, da parte della UEFA, come unica associazione europea rappresentante di club. Tebas ha infine lanciato un appello a lavorare da subito ad una riforma della governance del calcio.

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Scontro ECA-UEC, i temi sul tavolo
Lo scontro tra ECA e UEC non sembra dunque attenuarsi, e anzi sembra aggravarsi: non può essere derubricato a liti o tensioni tra singoli, o ad un forte ma costruttivo confronto dialettico, perché è invece l’indice di una profonda spaccatura sulla visione del sistema calcio. Lo scontro riflette una divergenza strutturale su numerosi temi cruciali per il presente e per il futuro del calcio europeo, inclusi i meccanismi di rappresentanza e la governance europea e internazionale del calcio, la questione del (crescente) divario economico-finanziario tra i grandi club e quelli medio-piccoli, il tema dell’equilibrio competitivo e della sostenibilità finanziaria, e i rapporti di forza tra campionati domestici e competizioni internazionali (a tal proposito, ieri il Presidente della Liga Tebas ha chiesto al Presidente della FIFA Infantino di fare un passo indietro sul Mondiale per Club e cancellarlo).
Anche su uno dei pochi temi (insieme a quello della Superlega) su cui si verifica una qualche convergenza tra ECA e UEC – quello dei contributi di solidarietà versati dalla UEFA a favore dei club che non partecipano alle coppe europee – l’allineamento è solo parziale: sia l’ECA che la UEC hanno accolto con favore l’aumento dei contributi di solidarietà, ma questo pur importante miglioramento non risolve interamente una delle questioni fondamentali per la UEC, e cioè quella dell’equilibrio competitivo e del divario crescente nella forza economico-finanziaria dei grandi club che partecipano alle coppe europee rispetto agli altri.
Questo tema, e naturalmente il tema dei contributi di solidarietà, rivestono un’importanza cruciale per i club membri della UEC: non a caso, uno dei gruppi di lavoro della UEC si occupa proprio di queste tematiche ed è verosimile che la UEC presenti in futuro alcune specifiche proposte di policy su queste materie (come anche sulle due altre tematiche centrali nella strategia della UEC: la governance e la sostenibilità finanziaria).
ECA vs UEC, gli eventi che potrebbero cambiare lo scenario
Due potenziali eventi nuovi potrebbero forse giocare un ruolo decisivo per le sorti della partita tra ECA e UEC. Il primo fattore riguarda le scelte dei club: gli equilibri attuali potrebbero spostarsi, in una direzione o nell’altra, se si verificasse un’ulteriore massiccia adesione di nuove società ad un’associazione o ad un’altra. Questo potrebbe accadere, per esempio, se ci fosse un consistente numero di club associati dell’ECA che, magari non essendo pienamente soddisfatti della loro posizione da membri associati, decidessero di spostarsi verso la UEC per poter disporre dei pieni diritti di voto (questa è chiaramente una speranza della UEC).
Ma lo scenario di nuove massicce adesioni potrebbe verificarsi anche se un buon numero di club che ad oggi non partecipano né all’ECA né all’UEC decidessero di aderire all’una o all’altra associazione. Il secondo possibile evento che potrebbe spostare gli equilibri è quello di un riconoscimento della UEC da parte degli stakeholders rilevanti, come la UEFA e la Commissione Europea: questo fattore sarebbe rilevante di per sé, ma anche per gli effetti che potrebbe avere sul primo fattore, quello delle adesioni dei club.
Se nessuno di questi possibili nuovi eventi si verificherà a breve, come si potrebbe uscire da questa impasse? La soluzione non può venire da queste colonne (né tanto meno dall’autore di questo articolo), e il tema è troppo complesso per prestarsi a soluzioni facili o semplicistiche. Da osservatori, si potrebbe però notare che in questi due anni di discussioni – più o meno esplicite – sul tema ECA-UEC una cosa è mancata: un evento pubblico con un dibattito tra le due associazioni, in presenza dei club e degli stakeholders rilevanti, nel quale ciascuna delle parti possa esporre le sue ragioni e la sua visione su tutti i temi cruciali per la rappresentanza dei club di calcio in Europa. Potrebbe essere anche un’occasione utile, per entrambe le associazioni, per convincere le società indecise e tutti gli stakeholders rilevanti. È uno scenario poco realistico? Forse, ma poiché il calcio regala spesso sogni, è lecito nutrire una (piccola) speranza.