“Giustizia a orologeria” sulla Juve? Di sicuro uno sgarbo istituzionale. E la Coppa Italia è ancora migliorabile

Fanno discutere le tempistiche con cui è stata ufficializzata la nuova penalizzazione per il club bianconero: una decisione resa nota a pochi minuti dal fischio d’inizio della decisiva gara con l’Empoli, con una mancanza di garbo istituzionale che poteva essere facilmente evitata.

Football Affairs
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Il caso Juventus, o meglio le tempistiche con cui la giustizia sportiva ha gestito e sta gestendo la vertenza, sta squassando il mondo della politica sportiva e le sue regole. Non a caso a inizio settimana il ministro dello Sport Andrea Abodi ha inviato una lettera al presidente del CONI Giovanni Malagò perché si possa arrivare in tempi brevi a una riforma delle modalità dei procedimenti sportivi. Malagò ha risposto: «Vogliamo modificare la dinamica della tempistica che deve tutelare i diritti del ricorrente, la celerità della giustizia e della terzietà». E a stretto giro di posta, sul finire della stessa settimana il presidente della Lega Serie A Lorenzo Casini ha parlato dell’ambizione di sentenze in 24 ore: «L’auspicio di tutti è quella di avere tempi certi e rapidi. Un modello sognato è quello del tribunale arbitrale dello sport durante i Giochi Olimpici per la risoluzione di controversie in 24 ore. È chiaro che non tutto è risolvibile in 24 ore, ma è importante che la giustizia sportiva proceda nei tempi più rapidi possibili».

Tutto bene, perché è evidente come quest’anno sul caso Juventus le norme vigenti in tema di giustizia sportiva non abbiano dato una gran prova di sé almeno per quel che concerne la tempistica facendo vivere al gruppo squadra di Allegri – il gruppo squadra di quest’anno è l’unico cui veramente non si può imputare nulla sulle infrazioni contestate – una stagione al limite del paradossale.

Non va nemmeno sottaciuto però che, per quanto le norme vigenti possano essere farraginose e vetuste, vi fosse una cosa che si sarebbe potuta fare subito e a costo zero – senza quindi dover avviare tutti gli iter burocratici necessari per le riforme – e non è stata fatta: ovvero quello di evitare di comunicare ai giocatori della Juventus la sentenza di 10 punti di penalizzazione a pochi minuti della partita.

E invece, per quanto fosse una cosa molto semplice, è successo proprio questo lasciando emergere una mancanza di garbo istituzionale e di empatia umana che si deve sempre a un qualsivoglia imputato. E nello specifico che il mondo del calcio ha il dovere di concedere a uno qualunque dei suoi associati, sia esso il club con più tifosi in Italia (la Juventus appunto) o una squadretta di periferia.

Entrando nello specifico, in questa sede sin dallo scoppio del caso Juventus sul finire del 2022 si è sempre precisato come stante le leggi vigenti sia la procura fedarale nelle parti dell’accusa sia il club bianconero nelle vesti dell’accusato avessero diritto a utilizzare tutto il tempo a loro disposizione per istruire e imbastire le proprie tesi.

Ma ciò non toglie che si sarebbe potuto tranquillamente evitare di comunicare la sentenza ai giocatori qualche manciata di minuti prima di un match importantissimo se non decisivo. Bastava procrastinarla di un paio d’ore oppure renderla nota la mattina successiva.

Va detto, a onore del vero, che in alcune frange della tifoseria milanista (quella più coinvolta sul tema della Juventus vista la posizione di classifica delle due squadre) la notizia del verdetto poco prima del match di Empoli era stata accolta quasi quale uno stimolo per la Vecchia Signora. I bianconeri infatti vincendo in Toscana e avendo poi lo scontro diretto in casa contro i rossoneri si sarebbero potuti rimettere in corsa per la qualificazione in Champions League (potenzialmente scavalcando proprio il Milan) nel breve volgere di due partite.

Per converso sulla sponda bianconera non è mancato chi ha fatto notare che la Juventus si aspettava cinque punti di penalizzazione (come rivelato in un retroscena pubblicato su La Gazzetta dello Sport) e probabilmente questo era anche il messaggio veicolato dai dirigenti ai giocatori. Pertanto avere ricevuto che una penalizzazione raddoppiata poco prima di iniziare un match decisivo è equivalso a una mazzata psicologica. Il tutto tenendo presente che per quanto profumatamente pagati i giocatori sono uomini per lo più tra i 20 e i 30 anni, spesso poco istruiti. E aver ricevuto il verdetto poco prima del match non ha nemmeno consentito nemmeno un minimo supporto psicologico sulla questione.

Quel che è certo è che proprio questa possibile duplice lettura (quella rossonera e quella bianconera) evidenzia con ulteriore forza la magnitudine dell’errore: in qualsiasi modo sarebbe terminato il match di Empoli, il dato certo era che qualcuno avrebbe avuto di che lagnarsi. E giustamente.

Sia chiaro qui non si vuole entrare nel merito legale della vicenda plusvalenze. Molto probabilmente qualcosa di sbagliato la Juventus deve pur avere fatto se non c’è stato passaggio di giustizia sportiva che non abbia ritenuto la Juventus colpevole. Partendo dall’inizio infatti prima la procura federale chiese una sanzione di nove punti per i bianconeri, diventati poi addirittura 15 dopo la sentenza della Corte d’Appello FIGC. Poi è vero che il Collegio di Garanzia dello sport del Coni ha momentaneamente restituito i 15 punti ma lo ha fatto per questioni tecniche spiegando però nelle motivazioni di aver ritenuto valido l’impianto accusatorio. Infine quando la vertenza è tornata davanti alla corte federale, la procura ha chiesto 11 punti, mentre la Corte d’Appello ne ha comminati 10. Insomma non c’è stato passaggio sinora che ha considerato Juventus innocente sul tema plusvalenze.

Qui piuttosto si vuole mettere nel mirino la tempistica con la quale il verdetto è stato reso noto. E viene da domandarsi se la sanzione prevista era veramente soltanto di dieci punti oppure di dieci punti più qualcosa di immateriale (quale appunto il contraccolpo psicologico di Empoli). Un particola non da poco che ha irritato non poco non solo la Juventus, intesa come squadra e dirigenti, ma anche l’intera catena di controllo societaria del club piemontese che tramite la holding Exor e la cassaforte di famiglia Giovanni Agnelli BV sale sino ai piani altissimi della proprietà.

LA COPPA ITALIA TRA FORMAT E NUOVE IDEE PER VALORIZZARLA

Lasciando la questione Juventus, la settimana appena trascorsa è stata anche caratterizzata dalla finale di Coppa Italia, vinta dall’Inter sulla Fiorentina per 2 a 1. E anche qui, per quanto vi sia stato un netto miglioramento del prodotto coppa nazionale, ci sarebbero accorgimenti a costo zero che potrebbero incrementarne molto il valore commerciale della manifestazione.

Entrando nello specifico, la Lega Serie A negli ultimi anni ha svolto un grandissimo lavoro per promuovere il più possibile il suo secondo prodotto di maggior valore dopo il campionato. E di questo gliene va dato merito. Prova ne sia il fatto che anche quest’anno la finale dell’Olimpico ha registrato non solo il tutto esaurito ma anche il maggior incasso di sempre per la competizione. Segno evidente dell’accresciuto interesse per la manifestazione.

Gli ascolti televisivi sono andati meno bene dal punto di vista degli spettatori, seppur lo share (il tema fondamentale spesso in chiave commerciale e pubblicitario) sia stato in crescita nonostante la prematura uscita di top team quali Napoli, Milan e Roma. Allo stesso modo, la finale ha segnato il passo in termini di ascolto probabilmente anche per il minor peso numerico dei tifosi viola nei confronti di quello di altri team.

La formula, è noto, è da anni oggetto di discussione e sicuramente può essere perfettibile in termini sportivi. Ma certamente il format ha un vantaggio per chi come la Lega Serie A si occupa di vederne i diritti tv. Il fatto che questo faciliti il percorso per i top team può (e forse deve) fare storcere il naso ai puristi ma certamente è uno stimolo per i broadcaster a investire cifre superiori. Visto che quasi sicuramente sono certi di poter mostrare sugli schermi match tra le maggiori potenze del campionato come è accaduto anche quest’anno con la semifinale tra Inter e Juventus, considerando che la gara di ritorno è stata più vista della finale. Può piacere o non ma probabilmente il format che garantisce i maggiori incassi per la Lega Serie A e quindi per i club che non a caso hanno scelto questa formula.

Per altro proprio in questa stagione tutto questo è stato vero solo in parte visto che la matricola Cremonese ha prima eliminato il Napoli e poi la Roma issandosi sino alle semifinali. E donando quindi alla manifestazione uno di quei percorso da “favola” che caratterizzano spesso le coppe nazionali.

Questo detto, e senza entrare in discorsi complicati sulla formula del torneo, va segnalato come pure su questo tema ci sarebbero modifiche a costo zero che potrebbero migliorare l’appeal quantomeno della finale. Si tratta nei fatti di replicare quanto fece la UEFA nel 2010 con la finale di Champions League, oppure quanto fa da sempre la Football Association inglese o ancora quanto fanno da anni sia la Bundesliga che la Liga Spagnola: ovvero giocare la finale il sabato sera e non il mercoledì sera.

Questa settimana per esempio la Premier League inglese ha anticipato la giornata di campionato con un turno infrasettimanale (quando in Italia si è giocata Inter-Fiorentina). Quindi il torneo terminerà in questo week end liberando e lasciando dedicare l’intero primo fine settimana di giugno alla finale della coppa nazionale.

Nello stesso modo la Coppa di Germania tra Eintracht e Lipsia verrà giocata a Berlino il prossimo sabato 3 giugno in un week end libero da altri appuntamenti calcicistici per il calendario tedesco. E in Spagna la Copa del Rey tra Real Madrid e Osasuna è stata giocata lo scorso sabato 6 maggio. Al contrario, la finale di Coppa Italia dal 2016/17 in poi si è sempre disputata durante la settimana.

Non si tratta con questa modifica della possibilità di riempire di più l’Olimpico visto che nelle finali è sempre tutto esaurito. Quanto piuttosto di dedicare una intero week end alla manifestazione con tutte le ricadute positive in termini di passaggi e spazi televisivi. E inoltre, non certo elemento secondario, ampliare quelle occasioni di incontro tra i vari operatori del settore e dello sportbusiness che solo gli eventi secchi come la finali di coppa possono garantire. D’altronde se in tutto il mondo si va in questa direzione, un motivo ci sarà.

DALLA COPPA ITALIA AL GIRO, ROMA CAPITALE ANCHE NELLO SPORT

Proprio su questo tema infine va salutato con piacere il fatto che Roma, città che fatto la Storia con la S maiuscola, stia diventando nel mese di maggio, tra le mille cose che la nostra Capitale può offrire, anche una grande capitale dello sport.

La finale di Coppa Italia è come detto un evento sempre più importante e gli Internazionali di tennis, che sono terminati domenica scorsa, sono ormai tra i più importanti tornei del circuito mondiale (se non il più importante) dopo i quattro del Grande Slam, mentre a Villa Borghese si sta svolgendo in questi giorni l’edizione 2023 di Piazza di Siena, il Concorso internazionale di salto ostacoli equestre.

Inoltre quest’anno vi sarà anche la ciliegina sulla torta della tappa conclusiva del Giro d’Italia che terminerà domani sui Fori Imperiali. Ed è con molta soddisfazione che notiamo come l’idea venne lanciata dall’indimenticato due volte campione del Mondo Gianni Bugno proprio su queste pagine.