Aurelio De Laurentiis e Andrea Agnelli (Foto: Andrea Staccioli/ Insidefoto)
Aurelio De Laurentiis e Andrea Agnelli (Foto: Andrea Staccioli/ Insidefoto)

Per la prima volta ieri sera il presidente della Juventus Andrea Agnelli ha ufficializzato la sua posizione sulla questione dell’ingresso dei fondi di private equity nella media company della Lega Serie A, esprimendo un parere positivo a questo tipo di operazione.

Calcio e Finanza in realtà aveva anticipato come la Juventus fosse favorevole a questa soluzione già il 28 settembre, subito dopo il termine della riunione svoltasi a Casa Milan tra il club bianconero, l’Inter e gli stessi rossoneri padroni di casa.

Ieri però c’è stato un passo in più. Agnelli ha reso ufficiale questo intendimento utilizzando parole dure nei confronti dei suoi colleghi presidenti, includendo nella critica anche se stesso: “Sono favorevole all’iniziativa di individuare un partner serio cui cedere la gestione dello sviluppo commerciale della Lega Calcio, autoescludendo tutti noi che abbiamo dato dimostrazione di incapacità”.

È soltanto un caso quindi che queste esternazioni siano avvenute nella conferenza stampa che è seguita alla partita non disputata tra Juventus e Napoli? Va tenuto presente in questo quadro che Agnelli parla pubblicamente in rare occasioni e non lo fa mai per caso.

Nei palazzi del calcio, romani e milanesi, ma anche in quelli governativi, si teme infatti che la bagarre provocata dalla mancata presenza del Napoli l’Allianz Stadium possa pregiudicare in qualche modo lo svolgimento dell’assemblea della Lega Serie A di venerdì 9 ottobre, riunione in cui si dovrebbe decidere sulla questione fondi, allungandone ulteriormente i tempi.

Una partita in cui Agnelli e De Laurentiis, giocano in due squadre diverse: favorevole ai fondi il numero uno bianconero, contrario al punto di voler sviluppare una società media interna alla Lega Serie A invece il presidente azzurro.

Entrando nel dettaglio, secondo quanto trapela, De Laurentiis non avrebbe affatto gradito l’incontro a tre tra Juve, Inter e Milan di settimana scorsa. Un meeting volto quasi a riproporre una struttura verticistica nordista del calcio italiano.

Ma la partita non è una mera questione di puntiglio geografico. Ha sotto di sé ragioni economiche molto forti. Infatti quasi tutti i club di Serie A (ad eccezione di pochi tra cui proprio il Napoli che ha una buona liquidità a disposizione) hanno bisogno di cassa in tempi brevi. Ed è per questo che molte società premono perché l’operazione coi fondi venga fatta prima dell’asta sui diritti TV.

I pacchetti per l’asta infatti, secondo quanto risulta a Calcio e Finanza, sono pronti ma non sono ancora stati annunciati. Li vorrebbero annunciare tra tre settimane dopo aver siglato un accordo vincolante con un uno dei due fondi (le preferenze al momento sono appannaggio della cordata CVC-Advent-Fsi sulla posposta concorrente di Bain-Nb). In modo di avere la certezza di cassa in tempi rapidi.

Ottenuta la cassa da girare ai club (tra cui la stessa Juventus che nell’ultimo bilancio ha presentato tensioni finanziarie) la Lega potrà avviare l’asta sui diritti tv e non essere presa alla gola dai broadcaster con offerte al ribasso, proprio in nome della necessità di liquidità di molti club.

Non a caso ne giorni scorsi i vertici della Lega di Serie A hanno incontrato i manager di DAZN (nella persona dell’amministratore delegato Veronica Diquattro), Netflix (Paolo Lorenzoni, ex Discovery) e Amazon (Alex Green di base a Londra) proprio per prepararsi ad avviare l’asta.

Va segnalato in questo quadro che è probabile che i pacchetti non siano a piattaforma (es. satellite, streaming/web, digitale terrestre) ma a partita (pacchetti con più gare).

E nello stesso tempo va sottolineato come Netflix è fortemente interessata alla Serie A perché può dare una forte spinta ai propri abbonati in Italia tramite il calcio. Per Amazon,invece che ha già altri prodotti su cui spingere anche gli abbonati allo streaming video, il calcio è un po’ meno strategico.

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