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Aurelio De Laurentiis (Photo Cesare Purini / Insidefoto)

«Di 20 società, la mia è l’unica non indebitata, anzi ha una riserva di liquidità notevole, in un contesto comunque difficile perché se lavori in modo corretto porti a casa i risultati».

A parlare è Aurelio De Laurentiis, patron del Napoli, intervenuto da Castel di Sangro, sede del ritiro pre-stagionale dei partenopei. «Napoli un’oasi anche finanziaria? Il calcio italiano va rivisitato con regole diverse», ha spiegato.

«Bisogna stabilire il rispetto per i tifosi – ha aggiunto De Laurentiis –, il campionato deve essere prioritario ed invece sembriamo dipendenti dell’UEFA quando in realtà dovrebbe essere un segretariato, Ceferin esiste in funzione dei paesi e dei club, non noi in sua funzione».

«Ora c’è il problema che in Francia sono tornati i focolai, in Spagna anche – ha detto a proposito dell’emergenza Coronavirus –, i casi aumentano, aspettiamo, ma siamo ancora lontani da un vaccino ed il problema è capire se dobbiamo lavorare per la nazionale di Mancini o per i tifosi napoletani, la Juve per i tifosi juventini e così via, tutti dovrebbero partire quando è tutto sanificato».

«Ieri c’erano casi alla Roma, vengono fuori casi a destra e sinistra, poi ci sono gli stadi chiusi e quindi autocastrazione. La FIGC aspetta la Lega, cioè noi, i club non sono capaci di decidere, i 20 club tranne il Napoli hanno collezionato 3 miliardi di debiti, questo va bene?».

«Per la FIGC non sarebbero neanche ammissibili – ha concluso –, ma poi il povero Gravina dice: cosa devo fare? Non partiamo? Solo quattro squadre dovrebbero iniziare? Io ero l’unico che mi battevo per i 5 cambi, prima ancora per la panchina, si mandavano i giocatori pagati in tribuna durante le partite. Poi c’è il fair play finanziario per chi fa le coppe, gli altri 13 non partecipano e su molte scelte, in assemblea, vai in minoranza».