I precedenti di Real Madrid-Inter e Fenerbahçe-Roma: quando gli sponsor legati al gioco vanno oscurati

In Champions League Inter e Roma hanno giocato le prime trasferte senza il main sponsor sul petto, per effetto delle leggi di Spagna e Turchia. I contratti restano in vigore, mentre a febbraio, a Bodø, la stessa maglia nerazzurra era finita all’esame dell’autorità norvegese sul gioco.

Perché la Roma è senza sponsor
ANALISI
Donyell Malen, image credit: Antonietta Baldassarre / Insidefoto

L’8 settembre, al Bernabéu, l’Inter ha affrontato il Real Madrid con il fronte della maglia vuoto. Mancava Betsson.sport, il marchio legato alle scommesse che accompagna i nerazzurri dal 2024. Due giorni più tardi, a Istanbul, la scena si è ripetuta con la Roma, scesa in campo contro il Fenerbahçe senza lo sponsor Eurobet.live.

A imporre il cambio sono state le leggi dei Paesi ospitanti, che il regolamento UEFA chiede di rispettare anche nelle coppe europee. La rimozione ha riguardato soltanto quelle due partite, finite con un 2-1 per il Real e un 1-1 in Turchia.

Sponsor scommesse sulle maglie, il divieto spagnolo

La norma che ha svuotato la maglia al Bernabéu è il Real Decreto 958/2020 del 3 novembre 2020, che all’articolo 12, comma 4, esclude i marchi del gioco dalle divise e dall’abbigliamento sportivo. Nel calcio è in vigore dall’agosto 2021, come ha ricordato Sky Sport, ed è sopravvissuta alla sentenza con cui nel 2024 il Tribunal Supremo ha annullato altre parti del decreto.

Eppure a Madrid, meno di un anno fa, il logo si era visto. Il 26 novembre 2025, in casa dell’Atlético, l’Inter giocò con Betsson.sport regolarmente esposto e, secondo quanto ricostruito da Calcio e Finanza, lo sponsor accettò di pagare la sanzione prevista. Poco più di nove mesi dopo la scelta è stata opposta, e il marchio è tornato sulle divise già dalla partita successiva.

Altri club hanno trasformato il vincolo in un’iniziativa benefica. Il Copenaghen, sponsorizzato da Unibet, giocò a Villarreal nel dicembre 2025 e poi a Barcellona con il logo della Croce Rossa danese, e l’asta di tre maglie raccolse 45.454 corone, circa 6.000 euro. A febbraio 2026 il Club Brugge, anch’esso legato a Betsson, si presentò dall’Atlético con un invito a donare sangue e plasma.

Istanbul, la Roma e il monopolio turco

La stessa strada l’ha presa la Roma. Per i giallorossi la trasferta del 10 settembre segnava il ritorno in Champions League dopo sette anni, e al posto di Eurobet.live sul petto c’era il logo del World Food Programme, con la scritta Together for Nepal.

Il club ha annunciato che le maglie della partita sarebbero state messe all’asta a sostegno dell’assistenza umanitaria in Nepal, dove circa 43.000 persone hanno bisogno di aiuto dopo alluvioni e frane. Sulla manica è rimasto regolarmente Wizz Air.

In Turchia, però, il divieto poggia su una base diversa da quella spagnola. Le scommesse sportive sono riservate all’organizzazione statale Spor Toto e le restrizioni del Paese, come ha spiegato Calcio e Finanza, non consentono di promuovere operatori privi di autorizzazione turca.

Anche il quadro penale è più pesante. La legge 7258, che regola il betting sul calcio e sugli altri sport, punisce all’articolo 5 chi spinge al gioco illegale anche attraverso la pubblicità, con la reclusione da uno a tre anni e una pena pecuniaria.

Bodø, il caso finito davanti all’autorità norvegese

A febbraio, in Norvegia, l’Inter aveva invece tenuto il logo al suo posto. Il 18 febbraio 2026, all’Aspmyra, i nerazzurri persero 3-1 l’andata dello spareggio di Champions League contro il Bodø/Glimt giocando con Betsson.sport sul petto. Sei giorni dopo, a San Siro, l’1-2 del ritorno chiuse la loro stagione europea.

Il terreno era delicato. In Norvegia è vietato pubblicizzare giochi e scommesse privi di autorizzazione nazionale, e fra i soggetti autorizzati figurano Norsk Tipping e la fondazione Norsk Rikstoto. Betsson, per di più, era già nota all’autorità di vigilanza, il Lotteritilsynet, che nel giugno 2021 aveva avviato un procedimento contro BML Group, titolare del marchio, e nel marzo 2022 le aveva ordinato di cessare l’offerta non autorizzata.

Il Bodø/Glimt aveva avvisato gli ospiti delle regole locali prima della partita. L’Inter rispose di aver chiarito la questione con la propria federazione, perché Betsson.sport è un sito di infotainment sportivo e non di scommesse, ma non bastò. Il Lotteritilsynet aprì un fascicolo e, a inizio marzo, Tore Bell, direttore di dipartimento dell’autorità, ne spiegò il criterio.

«La sponsorizzazione di maglia rientra nel divieto di marketing se il nome promosso è abbastanza noto da essere associato al gioco», disse Bell. La decisione arrivò il 19 marzo e, come ha riportato l’emittente NRK, si chiuse senza sanzioni economiche né per l’Inter né per il Bodø/Glimt. Per l’autorità il club italiano aveva frainteso una normativa più restrittiva di quella di casa sua, e il caso resta sotto osservazione.

La stessa maglia era passata senza conseguenze in Svizzera, contro lo Young Boys, nell’ottobre 2024. Lo Sporting Lisbona, atteso a Bodø l’11 marzo 2026 per l’andata degli ottavi, aveva invece concordato per tempo con i norvegesi una divisa con uno sponsor diverso.

Perché in Serie A compaiono i marchi .sport e .live

Il motivo per cui sulle maglie italiane si leggono marchi con il suffisso .sport o .live sta nel Decreto Dignità (il decreto-legge 87/2018, convertito nella legge 96/2018). L’articolo 9 vieta ogni forma di pubblicità, anche indiretta, di giochi con vincite in denaro, dalle scommesse sportive alle sale bingo digitali autorizzate, sponsorizzazioni comprese. Sulle divise, quindi, il marchio commerciale dell’operatore non può comparire.

Al suo posto compaiono i nomi di siti di informazione sportiva collegati ai gruppi del gioco, che non offrono scommesse. Nel marzo 2024 il commissario AGCOM Massimiliano Capitanio chiarì a quali condizioni la formula è compatibile con la legge. Il sito non deve fare riferimento al gioco né contenere elementi, loghi o grafiche che possano costituire pubblicità indiretta dell’operatore.

Il chiarimento non chiuse il dibattito politico. A luglio Francesco Silvestri, capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera, scrisse a Giuseppe Marotta per chiedere all’Inter di riconsiderare l’accordo appena annunciato, che a suo giudizio contrastava con il Decreto Dignità.

Sul rispetto delle regole vigila l’AGCOM, che per ogni violazione applica una sanzione pari al 20% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità, e comunque non inferiore a 50.000 euro. Il divieto vale per tutti i concessionari ADM: operatori di scommesse, casinò legali con licenza italiana e portali affini. Dal 2019 le linee guida dell’autorità tracciano inoltre il confine fra pubblicità vietata e comunicazione informativa, social media compresi.

Champions League, cosa resta del calendario

Fuori dall’Italia, invece, il quadro dipende dalla legge del Paese ospitante. Il regolamento UEFA sulle divise ammette per il main sponsor fino a 200 centimetri quadrati sul petto, ma ne subordina l’esposizione alle norme locali, ed è questa clausola ad aver prodotto le maglie di Madrid e di Istanbul.

Nel resto della fase campionato l’Inter giocherà fuori casa a Rotterdam contro il Feyenoord il 3 novembre, a Dortmund contro il Borussia il 9 dicembre e a Bratislava contro lo Slovan il 27 gennaio 2027. Nessuna di queste trasferte si disputa in Spagna, Norvegia o Turchia.