WeBuild chiede aiuti allo Stato sui cantieri. La replica della società: «Mai chiesti»

Al centro della questione ci sono 18 grandi opere affidate da RFI per un valore complessivo di circa 30 miliardi di euro. La multinazionale si era interessata anche a San Siro.

WeBuild aiuto cantieri
(Foto: Claudio Villa/Getty Images)

Webuild avrebbe chiesto al governo un intervento per affrontare l’aumento dei costi legati ad alcuni dei principali cantieri infrastrutturali nei quali è impegnata in Italia. È quanto emerge da una lettera riservata inviata a fine luglio dall’amministratore delegato Pietro Salini all’esecutivo, secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano. Una ricostruzione alla quale il gruppo ha però replicato nelle ore successive, contestando in particolare l’ipotesi di una richiesta allo Stato per 22 miliardi di euro di extracosti.

Al centro della vicenda ci sono 18 grandi opere affidate da RFI, controllata di Ferrovie dello Stato, per un valore complessivo di circa 30 miliardi di euro. Tra queste figurano infrastrutture come il Terzo Valico di Genova, la Verona-Padova e la Palermo-Catania.

Secondo la ricostruzione del quotidiano, nella lettera Salini avrebbe descritto una situazione di «grave squilibrio economico-finanziario», indicando crediti per circa 800 milioni di euro e riserve complessive per circa 22 miliardi, di cui 13 miliardi legati a oneri già sostenuti. In assenza di soluzioni, Webuild avrebbe inoltre prospettato una possibile revisione dei programmi di produzione e dei livelli di attività dei cantieri, oltre agli impegni verso fornitori e subappaltatori.

Il tema si lega anche alle parole pronunciate nelle scorse settimane dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che aveva indicato la necessità di reperire circa 20 miliardi di euro per mettere in sicurezza i grandi cantieri e far fronte all’aumento dei costi.

La replica di Webuild: «Nessuna richiesta di 22 miliardi»

A stretto giro è arrivata però la replica ufficiale di Webuild, che ha contestato uno dei passaggi centrali della ricostruzione. «La Società non ha richiesto al Governo 22 miliardi di extracosti, notizia destituita di ogni fondamento», ha precisato il gruppo. Le comunicazioni inviate alle istituzioni, spiega la società, riguarderebbero invece obbligazioni contrattuali già maturate, ossia crediti per lavori eseguiti e certificati e anticipazioni contrattuali previste dalla legge.

Webuild chiarisce inoltre che i 22 miliardi di euro citati rappresentano il totale di riserve e varianti iscritte nei registri di contabilità dei lavori secondo le procedure previste per i contratti pubblici. Di questa cifra, circa 13 miliardi riguarderebbero lavorazioni già realizzate, mentre la quota restante rappresenterebbe una stima relativa alle opere ancora da effettuare. Il gruppo sottolinea che si tratta di un «dibattito contrattuale» e non di crediti, somme già dovute o importi iscritti a bilancio.

Secondo Webuild, inoltre, l’adeguamento dei quadri economici delle opere ai costi effettivi non costituisce una richiesta dell’impresa, ma un obbligo previsto dalla normativa sui contratti pubblici in capo alle stazioni appaltanti, con l’obiettivo di garantire il completamento delle infrastrutture e tutelare l’intera filiera.

La società ha poi spiegato di avere accolto favorevolmente il riavvio da parte di RFI del pagamento delle fatture scadute, dopo l’arrivo delle risorse necessarie dal MEF, ribadendo che il tema sarebbe sempre stato quello della copertura finanziaria di crediti già riconosciuti, e non della loro fondatezza.

Dal Ponte sullo Stretto alla nuova Diga di Genova

La vicenda riguarda uno dei maggiori operatori delle infrastrutture in Italia, protagonista di alcuni dei dossier più rilevanti del Paese. Tra questi c’è il Ponte sullo Stretto di Messina, per il quale Webuild guida il consorzio Eurolink, individuato come contraente generale per la realizzazione dell’opera.

C’è poi la Nuova Diga Foranea del Porto di Genova, un progetto già in fase di realizzazione attraverso il consorzio PerGenova Breakwater guidato dal gruppo. La stessa Webuild inserisce l’opera tra le infrastrutture strategiche sulle quali è attualmente impegnata, insieme alle principali direttrici ferroviarie ad alta velocità e capacità.

Ponte sullo Stretto e Diga di Genova non vanno confusi con il perimetro dei 18 contratti RFI al centro della lettera, ma contribuiscono a fotografare il ruolo assunto dal gruppo nel sistema delle grandi opere italiane.

Webuild e il tentato ingresso nella partita di San Siro

Il nome di Webuild era comparso anche in una delle principali partite infrastrutturali legate al calcio italiano: quella relativa al futuro dello stadio Giuseppe Meazza di San Siro.

Nel 2024 il gruppo si era proposto per studiare la ristrutturazione di San Siro, mentre il Comune di Milano cercava una soluzione che potesse convincere Inter e Milan a restare nell’impianto. Webuild aveva così elaborato uno studio di fattibilità per consentire alle due squadre di continuare a giocare al Meazza durante i lavori, attraverso un intervento articolato per fasi. Inoltre, il Dg uscente Massimo Ferrari era legato al club rossonero, essendo stato membro del Consiglio di Amministrazione e nelle settimane precedenti alla nomina di Massimo Calvelli aveva provato a inserirsi nella corsa per diventare AD della società.

Tornando al progetto di ristrutturazione, il piano non ebbe poi seguito, con i due club che decisero di non proseguire sulla strada della ristrutturazione. Webuild rimase quindi fuori dalla partita del Meazza, mentre oggi il gruppo è impegnato su alcuni dei maggiori cantieri infrastrutturali italiani e, allo stesso tempo, respinge la ricostruzione secondo cui avrebbe presentato al governo una richiesta per 22 miliardi di euro di extracosti.