Il Tribunale di Brescia ha dichiarato la liquidazione giudiziale, nonchè il fallimento, del Brescia Calcio, mettendo la parola fine, dopo 114 anni, alla storia della società. La decisione arriva dopo l’esclusione del club dai campionati professionistici per il mancato rispetto delle scadenze economiche e il successivo avvio della procedura concorsuale. La società, presieduta da Massimo Cellino, aveva infatti cercato di evitare in extremis il peggiore degli epiloghi chiedendo un concordato in bianco.
«Il fallimento era un passaggio inevitabile e scontato, ormai è storia – dice all’agenzia AGI l’avvocato Massimo Bonavitacola –. Non ho ancora sentito il presidente Massimo Cellino, bisognerà parlare di un’eventuale impugnativa ma non credo che la sentenza sarà appellata».
Il Brescia presieduto da Massimo Cellino era oppresso da un monte debitorio di circa 20 milioni e a nulla sono valsi i tentativi di salvataggio: né la riattivazione della matricola lo scorso 30 giugno, alimentata dalla cessione di Sandro Tonali, né iscrivere il club al campionato provinciale Under 16 per convincere il tribunale su nuove possibili entrate in arrivo.
I creditori potranno ora essere ammessi allo stato passivo entro il 20 novembre prossimo e il simbolo del Brescia potrà essere indossato su altre maglie.
La città resta comunque rappresentata a livello calcistico dall’Union Brescia, fondato il 17 luglio 2025 da un gruppo di imprenditori e che gioca nel campionato di Serie C.