Mondiali, la FIFA fa il pieno di sponsor: ecco quanto costa esserci

La Coppa del Mondo 2026 sarà la prima con la nuova struttura commerciale FIFA, articolata su tre livelli che comprendono partner globali, sponsor dell’evento e sostenitori regionali.

Sponsor Mondiali
(Foto: Richard Pelham/Getty Images)

Il Mondiale 2026 sarà il più grande di sempre in campo, ma anche uno dei più ambiziosi sul piano commerciale. La prima edizione a 48 squadre, ospitata da Stati Uniti, Messico e Canada, rappresenta per la FIFA una piattaforma senza precedenti per dimensione del pubblico, numero di partite, mercati coinvolti e di conseguenza per le possibilità di attivazione per i brand.

Sul fronte sponsorship, il torneo sarà il primo Mondiale maschile organizzato all’interno della nuova struttura commerciale della FIFA, introdotta per offrire maggiore flessibilità agli sponsor e ampliare le opportunità di valorizzazione dei diritti. Non più soltanto grandi pacchetti globali, ma un ecosistema articolato su più livelli.

Il portafoglio commerciale è oggi diviso in tre grandi aree: i FIFA Partner, cioè il livello più alto con diritti globali su tutte le competizioni e le attività della Federazione; i FIFA World Cup Sponsors, legati in modo specifico all’edizione 2026 del torneo; e i Tournament Supporter, con diritti regionali o di categoria, spesso concentrati sui mercati di maggiore interesse commerciale.

Il risultato è un modello che consente alla FIFA di moltiplicare gli spazi di vendita e agli sponsor di scegliere il livello di esposizione più coerente con i propri obiettivi. Secondo Ampere Analysis, i ricavi da sponsorship del Mondiale 2026 potrebbero raggiungere almeno 2,4 miliardi di dollari, in crescita del 37% rispetto a Qatar 2022. Una cifra superiore alle previsioni più prudenti inserite nel budget FIFA, che stimava poco meno di 2 miliardi di dollari cumulando sponsorship e licensing.

La stessa FIFA ha comunicato di aver esaurito tutte le posizioni globali di sponsorship per il Mondiale 2026, includendo sia i FIFA Partner sia gli sponsor specifici del torneo.

Il primo livello: i FIFA Partner

Il primo livello è quello dei FIFA Partner, la fascia più alta della piramide commerciale. Si tratta di aziende che acquistano diritti globali e continuativi sull’intero ecosistema FIFA, dalle competizioni maschili e femminili agli eventi giovanili, fino alle iniziative istituzionali e digitali.

Il valore dell’investimento necessario per accedere a questa categoria viene stimato dal mercato in almeno 150 milioni di dollari per ciclo, con alcune partnership che possono superare i 70-100 milioni di dollari l’anno tra diritti e attivazioni. In cambio, i brand ottengono esclusività merceologica, utilizzo dei marchi ufficiali, presenza negli stadi, visibilità nelle pubblicazioni e nei canali digitali FIFA e hospitality dedicata.

In questa fascia rientrano alcuni dei partner storici della FIFA: adidas, Coca-Cola, Hyundai-Kia, Visa, Qatar Airways, Aramco e Lenovo. È il gruppo dei marchi che giocano una partita di lungo periodo, puntando su riconoscibilità, continuità e presidio globale del calcio.

adidas resta il partner tecnico per eccellenza, legato alla fornitura del pallone ufficiale e all’universo sportswear. Coca-Cola è una delle relazioni commerciali più longeve della FIFA e continua a presidiare la categoria beverage. Hyundai-Kia mantiene il ruolo nel settore mobilità, mentre Visa presidia i pagamenti digitali e l’esperienza transazionale legata ai tifosi.

Qatar Airways occupa la categoria airline a livello globale, Aramco quella energy, mentre Lenovo è entrata nel portafoglio come partner tecnologico. Per questi brand, il Mondiale 2026 rappresenta l’apice di una relazione più ampia che vede una presenza costante lungo tutto il calendario FIFA.

Il secondo livello: i FIFA World Cup 2026 Sponsors

Il secondo livello è composto dai FIFA World Cup 2026 Sponsors, aziende che acquistano diritti globali legati alla singola edizione del torneo. È una fascia meno ampia rispetto ai Partner, ma con una forte capacità di impatto, perché permette di concentrare gli investimenti sul momento di massima attenzione mediatica.

Il valore stimato per questa categoria si colloca generalmente tra 65 e 95 milioni di dollari per torneo, a cui vanno poi aggiunti i costi di attivazione, media buying, campagne creative, operazioni retail e iniziative esperienziali. In molti casi, l’investimento complessivo può quindi essere molto più alto della sola fee versata per i diritti. È il livello in cui si concentra gran parte dell’energia promozionale del torneo, con campagne promozionali, contenuti social, concorsi e attivazioni.

In questa categoria rientrano AB InBev, Bank of America, Frito-Lay, Hisense, McDonald’s, Mengniu Dairy, Unilever e Verizon. Sono brand con un forte legame con i consumi di massa, la tecnologia, il food, le telecomunicazioni e i servizi finanziari, cioè settori che trovano nel Mondiale una piattaforma ideale per raggiungere un pubblico enorme e trasversale.

AB InBev presidia la categoria birra con marchi come Budweiser, Michelob Ultra, Modelo e Stella Artois, puntando su consumo, convivialità e occasioni legate al matchday. Bank of America è il banking sponsor ufficiale del torneo, un ruolo particolarmente significativo in un’edizione fortemente centrata sul mercato statunitense.

Frito-Lay, con Lay’s, rafforza la presenza del settore snack food, mentre McDonald’s conferma il proprio posizionamento nel quick-service restaurant, una categoria tradizionalmente molto vicina ai grandi eventi sportivi. Hisense rappresenta il comparto consumer electronics, con campagne focalizzate su tecnologia, visione domestica e fan experience.

Mengniu Dairy presidia la categoria lattiero-casearia, Unilever è presente attraverso brand personal care come Dove Men+Care, Axe, Lynx, Degree, Sure e Radox, mentre Verizon è lo sponsor ufficiale per i servizi di telecomunicazione. 

Il terzo livello: i partner regionali

Il terzo livello è quello più flessibile e, per certi versi, più innovativo del nuovo modello FIFA. Comprende Tournament Supporter, fornitori ufficiali e partner con diritti regionali o di categoria, spesso concentrati in Nord America, Europa, Sud America o Asia. In questo caso il valore dell’investimento varia sensibilmente in base a territorio, categoria merceologica e ampiezza dei diritti.

A differenza dei primi due livelli, non esiste una soglia unica: i pacchetti possono essere costruiti su mercati specifici e su obiettivi molto diversi, dalla logistica all’hospitality, dall’accommodation alle attivazioni digitali. La logica è meno legata alla sola visibilità globale e più orientata alla presenza utile nei momenti di fruizione del torneo: viaggi, logistica, hotel e servizi digitali.

Tra i brand già entrati in questa area figurano DoorDash, Marriott Bonvoy, Rock-it Cargo, Valvoline, ADI Predictstreet, Fanatics e Boggi Milano. A questi si aggiungono accordi regionali e di categoria come American Airlines, Airbnb, Diageo, The Home Depot e Globant

Nelle ultime settimane la FIFA ha inoltre annunciato PIF come Official Tournament Supporter in Nord America e Asia, con il coinvolgimento anche di realtà come Savvy Games Group e Qiddiya City, e Betano come Tournament Supporter per Europa e Sud America. Due accordi che mostrano come il terzo livello sia un canale per brand e gruppi internazionali che vogliono presidiare mercati selezionati senza entrare nel livello globale dei Partner.

I programmi legati alle host city

La particolarità del Mondiale 2026 è anche l’introduzione e il rafforzamento dei programmi legati alle singole host city. Ogni città ospitante può coinvolgere propri sostenitori locali, purché non in conflitto con le categorie già presidiate dai partner FIFA. È un ulteriore livello di monetizzazione, pensato per sostenere iniziative locali, fan festival, trasporti, turismo e attività comunitarie nei territori coinvolti.

Questo sistema permette anche a brand privi della dimensione o del budget necessari per diventare sponsor globali di agganciare comunque l’evento, lavorando su mercati più specifici e su campagne più mirate. In un Mondiale distribuito su 16 città e tre Paesi, la dimensione locale diventa un asset commerciale irrinunciabile.

Per i brand, il costo d’ingresso resta elevato. Sponsorizzare la Coppa del Mondo significa impegnare cifre che, per molte aziende, superano il budget marketing di diversi anni. Ma il ritorno potenziale è proporzionato alla scala dell’evento: 48 squadre, 104 partite, sei settimane di attenzione globale e miliardi di tifosi raggiunti.

In campo ci saranno 48 nazionali, ma fuori dal campo la competizione sarà altrettanto intensa: quella tra i brand che hanno investito centinaia di milioni per occupare il centro di una tra le scene commerciali più ambite dello sport mondiale.