Perché Ibrahimovic è un rebus quasi irrisolvibile nel Milan odierno. E perché resterà tale anche se sbarcherà Rangnick

Nel Milan attuale lo svedese appare come un tema immanente, una variabile di cui bisogna tenere necessariamente conto. E non solo perché è un investitore di RedBird.

ibrahimovic
FOOTBALL AFFAIRS

Narrano da ambienti interni al Milan che nell’estate scorsa, alla immediata vigilia dell’inizio del campionato, la situazione della dirigenza nella società rossonera fosse la seguente:

  • Una cordata afferente all’ex CEO Giorgio Furlani e al direttore tecnico Geoffrey Moncada, che propugnava un calcio basato sulla scoperta di talenti per poi eventualmente rivenderli sull’altare delle plusvalenze qualora ce ne fosse stata la necessità. E che si appoggiava molto sull’intermediario Paolo Busardò sullo scouting.
  • Una cordata che faceva capo all’allenatore Massimiliano Allegri e al direttore sportivo Igli Tare che preferiva un modello più tradizionale che mixasse i giovani della cordata di cui sopra con dei campioni di grande esperienza. E che era stata chiamata dopo il flop dell’annata 2024/25
  • Infine una corrente di potere che saliva sino a Zlatan Ibrahimovic, socio del patron Gerry Cardinale in RedBird, che era stata per lo più allontanata dalla stanza dei bottoni per il disastro della stagione prima, quando lo svedese era molto potente in società e quando il Milan giunse ottavo in campionato non qualificandosi per nessuna coppa europea (anche se non fu lo svedese a scegliere Paulo Fonseca quale allenatore per quanto fu lui a presentarlo in quel di Milanello).

Non a caso proprio il flop della stagione 2024/25 aveva in qualche modo creato una saldatura, o meglio una comunanza di interessi, tra le prime due componenti: dopo la sconfitta contro il Bologna nella finale di Coppa Italia, Furlani aveva parlato apertamente di «stagione fallimentare» (il secondo trofeo nazionale dopo la Supercoppa italiana avrebbe in qualche modo potuto salvare la stagione anche perché valeva il pass per l’Europa League) e di li a una decina di giorni si giunse alla decisione di richiamare a Milanello Allegri, allenatore che sul campo non aveva mai fallito la qualificazione in Champions League con le squadre che aveva allenato. E con il coach livornese anche un direttore sportivo esperto come Igli Tare, che però in nome di questa commistione nel prosieguo della stagione dovette spesso venire a compromessi con Busardò sui vari acquisti da negoziare.

L’idea sottostante era quella di tornare immediatamente in Champions League con una sorta di instant team e poi con i soldi della massima competizione europea rifinanziare l’estate successiva, ovvero quella odierna, un nuovo ciclo (il direttore finanziario Stefano Cocirio d’altronde ha spiegato come la sola qualificazione alla Champions League valga per il Milan tra i 60 e i 90 milioni).

Così, approfittando del fatto di non avere impegni internazionali, si scelse di affidare le chiavi della squadra e del gioco al futuro 4oenne Luka Modric. Poi la lite tra Rabiot e Rowe al Marsiglia permise alla società anche di assicurarsi un pretoriano di Allegri quale il transalpino creando un centrocampo di assoluto valore, soprattutto per il calcio italiano odierno (e su questo solco quest’estate il Milan, se si fosse qualificato per la Champions League sarebbe andato su Leon Goretzka). L’idea funzionò benissimo per molti mesi. Prova ne sia il fatto che dopo il derby di inizio marzo il Milan era legittimamente in corsa per lo scudetto prima che la sconfitta di Roma con la Lazio e quella di Napoli intaccassero in maniera definitiva i sogni tricolore in via Aldo Rossi. E in questo quadro non è un caso che è proprio in quei giorni, dopo il passo falso del Maradona che, secondo lo scoop de Il Corriere della Sera ad opera di Monica Colombo, avvenne la lite tra Allegri e Ibrahimovic. Alterco che ha fatto da anticamera all’orribile fine di campionato del club.

Nello specifico lo scontro sarebbe avvenuto per una questione concernente il terzo portiere per la stagione 2026/27. Evidenziando quindi nella maniera più palese possibile un casus belli pretestuoso di una mal sopportazione che durava da tempo tra l’allenatore e l’ex calciatore. Non a caso nello stesso articolo si menzionava come lo stesso Ibrahimovic per l’intera stagione sentisse al telefono vari giocatori del Milan minando nei fatti il lavoro di Allegri del quale è un noto non essere un ammiratore sin dai tempi in cui era giocatore: d’altronde se è vero che lo svedese con Allegri vinse uno scudetto in rossonero (2010/11), è anche vero però fu anche protagonista della celebre litigata negli spogliatoi dell’Emirates Stadium a Londra dopo il passaggio del turno in Champions League contro l’Arsenal nella stagione successiva.

Insomma, al di là della questione pretestuosa del terzo portiere, appare evidente come Ibrahimovic, in apparenza lontano della stanza dei bottoni, non avesse mai smesso di osservare le cose di casa Milan non solo da vicino (come può convenirsi a qualsiasi socio del proprietario) ma dal di dentro e operando di nascosto. E quindi non appena qualcosa si è increspato nel cammino di Allegri lo svedese è tornato prepotentemente alla ribalta divenendo quanto mai presente e pressante.

Venendo ai giorni nostri le ultime notizie di cronaca parlando di un club diviso su quale strada percorrere:

  • Una corrente, guidata dall’attuale CEO International e Operating Partner  di RedBird Massimo Calvelli (e caldeggiata dallo stesso Cardinale), che propenderebbe per una pista per così dire tedesca con Rangnick come direttore tecnico e Oliver Glasner (nato in Austria) sulla panchina della squadra rossonera
  • E una cordata, con a capo Ibrahimovic, che spinge per lo spagnolo Ramon Planes come direttore sportivo (amico di quella Rafaela Pimenta che è anche molto vicina allo stesso Ibrahimovic non foss’altro per il comune legame con il compianto Mino Raiola) e insegue Matthias Jaissle o addirittura l’ex Liverpool Arne Slot come allenatore.

Vedremo come si evolverà la vicenda e in questo senso sarà curioso vedere se Cardinale seguirà l’idea sua e di Calvelli (dopo aver fatto sembrare lo svedese il plenipotenziario del club per tutte le ultime due settimane) o se invece si accomoderà sulle istanze di Ibrahimovic, che però sarà assente da Milano per oltre un mese per commentare i Mondiali negli Stati Uniti. Quel che è certo però, oltre al ritardo di programmazione già accumulato nei confronti degli altri club, è che nel Milan attuale Ibrahimovic appare come un tema immanente, una variabile che può piacere o no ma di cui bisogna tenere necessariamente conto. E non solo perché è un investitore di RedBird.

IL RUOLO DI IBRAHIMOVIC FRA PASSATO, PRESENTE E FUTURO

Avendo investito nella società che detiene il Milan, innanzitutto bisogna dare credito allo svedese di avere messo i propri soldi nel club nei fatti aiutando Cardinale a rilevare la società da Elliott. In questo senso se il patron americano, come dopo la partita con il Cagliari, vuole comportarsi da sceriffo e mandare via tutti in un solo momento (dirigenti apicali e staff tecnico inclusi) senza nemmeno avere i possibili rimpiazzi pronti (decisione mai consigliata in economia aziendale e che potrebbe rivelarsi un errore madornale), non può estromettere Ibrahimovic tout court. Intanto perché lo svedese non compare nell’organigramma del club (ricopre il ruolo di Senior Advisor della Proprietà e del Senior Management del Milan) e poi perché nel caso dovrebbe liquidarlo. E questa cosa la potrebbe fare solo se lo steso Ibrahimovic desse il suo assenso.

Allo stesso modo però è anche vero che tecnicamente Ibrahimovic è un semplice investitore quindi se Cardinale volesse non dargli ascolto potrebbe benissimo farlo. Perché a un quotista del suo fondo è tenuto solo rendicontare a livello finanziario come va l’investimento. E anche la carica di consigliere di RedBird per quanto concerne il Milan conta sino a un certo punto visto che si può tranquillamente non seguire le indicazioni di un consigliere. Però l’ex Malmo non è un personaggio qualunque nell’universo rossonero, non si può paragonare a un semplice investitore, magari americano non interessato nemmeno al calcio, che ha messo soldi nel veicolo di Cardinale in quanto lo riteneva un buon investimento.

Perché a Ibrahimovic calciatore sono legati a doppio filo gli ultimi due trionfi importanti del club (lo scudetto 2011 e quello 2022). Senza il suo apporto la bacheca di via Aldo Rossi probabilmente sarebbe ferma, come trofei pesanti, alla Champions League 2006/7 evidenziando uno iato di 19 anni (quasi una generazione di tifosi), quasi impossibile da sopportare per un club di tale blasone. Inoltre si tratta di due trionfi avvenuti in momenti particolari della storia rossonera: il primo rilanciò l’entusiasmo nella tifoseria dopo cinque scudetti di fila da parte dell’Inter culminati nel Triplete di Madrid. Il secondo giunse dopo un lungo testa a testa con i nerazzurri, che erano diventati campioni d’Italia l’anno prima e dopo nove scudetti da parte dell’altra avversaria storica, la Juventus.

Si obietterà: però quello era Ibrahimovic calciatore non il dirigente. Inoltre: se la tifoseria rossonera negli anni ottanta ha mal giudicato nella sua versione da dirigente uno che ha fatto davvero la storia della società come Gianni Rivera, non può permettersi adesso di non volere Zlatan Ibrahimovic, con tutto il rispetto per il suo passato sul campo, nella stanza dei bottoni del club?

Assolutamente condivisibile. Però la matassa è un po’ più intricata di così: Ibrahimovic è stato uno calciatori più importanti della sua generazione e per molti giocatori attualmente in attività rappresenta una sorta di idolo di infanzia se non di adolescenza. Pertanto se, come avvenuto quest’anno al Milan, qualche calciatore riceve una telefonata dallo svedese è ovvio che il calciatore, magari non in un grande periodo di forma o non in sintonia con l’allenatore, si senta di parlare con un mostro sacro del settore cui dare ascolto. Oltre al fatto ovviamente di essere uno dei consiglieri del patron e uno degli investitori della società che detiene il club. Non solo, ma per alcuni esponenti di questo Milan (Leao, Saelemakers, Tomori o anche Maignan che pure era molto legato ad Allegri e vinse un campionato in Francia con il Lille) lo svedese era il lider maximo, il capo della spogliatoio con il quale hanno ottenuto il successo più importante della loro carriera. E immaginare che non abbia influenza sulla testa di questi giocatori, specialmente se scontenti dell’allenatore, è poco plausibile.

Tutto questo per dire che nel Milan attuale Cardinale ha certamente la libertà e la responsabilità assoluta di fare le sue scelte, però quella di Zlatan Ibrahimovic, come sono strutturate le cose ora, è una presenza immanente di cui tenere conto sia che le prossime nomine del patron (non solo quelle tecniche ma anche concernenti il nuovo amministratore delegato) saranno in linea con i desiderata dello svedese sia che non lo saranno. Perché l’ex Ajax continuerà a monitorare comunque il quadro e ancora non si capisce se questo sia un bene o sia utile quantomeno.