Genoa verso il mercato bloccato con la ristrutturazione del debito

Rischio di mercato bloccato per il Griifone con l’accordo sulla ristrutturazione del debito: ecco in quali limiti potrebbe muoversi il club.

Genoa mercato bloccato
(Foto: Simone Arveda/Getty Images)

Il Genoa ha deciso di seguire la strada della Sampdoria (aperta dalla Reggina) e ha chiesto al Tribunale di Genova il via libera per la ristrutturazione dei debiti. Attingendo al Codice della crisi d’impresa, il club rossoblu, come emerso da documenti ufficiali che Calcio e Finanza ha consultato, a inizio mese ha presentato infatti una richiesta al Tribunale per ristrutturare i debiti con l’Agenzia delle Entrate, per una cifra complessiva pari a circa 106 milioni di euro.

In pratica, partendo da un debito erariale al 31 dicembre 2022 pari a 106.386.659 euro, il Genoa ha garantito al fisco «il soddisfacimento dei crediti relativi a tributi, sanzioni e interessi nella misura del 35% del loro complessivo ammontare», pari ovverosia a complessivi 37.255.121 euro. Si tratta in particolare di debiti pregressi, legati (spiega il club) alla precedente proprietà.

Nell’accordo, il Genoa darà in pegno il marchio Genoa e i diritti di archivio, mentre è stata fornita una lettera di patronage da parte di 777 Partners Italy Holding, la società italiana del fondo statunitense che ha la proprietà del complesso immobiliare denominato “Badia Sant’Andrea”, dove sorgerà il centro sportivo e la sede del club.

Genoa mercato bloccato – Cosa dicono le norme FIGC sulle limitazioni

Ora la palla passa al Tribunale che dovrà valutare se omologare o meno l’accordo. Qualora dovesse arrivare il via libera, inizierà il piano di rientro concordato con il Fisco e, in base a quanto previsto dall’articolo 90 delle NOIF (le norme organizzative interne della FIGC), dovrebbero scattare delle limitazioni sul mercato dei calciatori.

La norma – come si legge nel comma 4 dell’articolo 90 – è quella che riguarda il «mancato rispetto da parte delle società della misura minima dell’indicatore di Liquidità al 31 marzo o al 30 settembre». In questo caso, «la Co.Vi.So.C. dispone la non ammissione ad operazioni di acquisizione del diritto alle prestazioni dei calciatori rispettivamente per la sessione estiva e per la sessione invernale, i cui termini sono definiti annualmente dalla FIGC, salvo che, per ogni nuova acquisizione, la Lega di competenza riscontri l’integrale copertura degli impegni economico-finanziari da assolvere nel corso della stagione sportiva, attraverso il saldo positivo derivante dalle operazioni di trasferimento dei calciatori intervenute nella sessione di riferimento».

Il provvedimento, spiega ancora l’articolo 90, «si applica anche nel caso in cui le società abbiano presentato domanda di accesso agli istituti di regolazione della crisi o dell’insolvenza previsti al D.lgs. n. 14 del 12 gennaio 2019 che presuppongano procedure in continuità aziendale diretta. Il provvedimento di non ammissione ad operazioni di acquisizione del diritto alle prestazioni dei calciatori permane sino al termine della seconda sessione di mercato successiva all’intervenuta omologazione della competente Autorità Giudiziaria o ad equivalente provvedimento divenuto definitivo, in cui siano stabiliti esplicitamente effetti di esdebitazione».

In sostanza, il mercato del Genoa sarebbe limitato, salvo la possibilità di compiere operazioni con saldo positivo. In pratica, per le due sessioni di mercato successive all’omologa il Genoa potrebbe fare operazioni in entrata solo dopo aver ceduto giocatori garantendo però sempre un saldo positivo tra entrate e uscite.