Il piano per San Siro senza calcio: «Musica, fiere e rugby»

Non è mai stato così concreto, come nelle ultime 24 ore, il rischio che il Comune di Milano debba fare i conti con l’abbandono di San Siro da parte…

San Siro club Consiglio Comunale
(Foto: Claudio Villa/Getty Images)

Non è mai stato così concreto, come nelle ultime 24 ore, il rischio che il Comune di Milano debba fare i conti con l’abbandono di San Siro da parte di Inter e Milan. Nell’incontro di ieri a Palazzo Marino, il presidente dei rossoneri, Paolo Scaroni, ha ufficializzato la volontà del club di guardare in solitaria all’area del “La Maura”, mentre l’ad dell’Inter, Alessandro Antonello, ha fatto sapere che anche i nerazzurri starebbero valutando l’abbandono dell’attuale impianto per trasferirsi fuori dal capoluogo lombardo.

Prese di posizioni registrate dal primo cittadino milanese, che vede concretizzarsi la possibilità di dover gestire in autonomia il Meazza, ipotesi che ha sempre voluto scongiurare. E ora sorge un quesito non di poco conto: senza Inter e Milan, cosa si farà con San Siro?

Di buttarlo giù non se ne parla, le due società avevano faticato a convincere il Consiglio comunale anche con il progetto – che per ora rimane ancora in piedi – di costruire uno stadio a pochi metri. A dare una mano al Comune ci pensa il principale promoter milanese, Claudio Trotta, che a Il Corriere della Sera dichiara: «Lo dico da tempo: lo stadio è sostenibile anche senza Inter e Milan. E le modalità sono semplici: l’affidamento tramite gara internazionale a uno o più soggetti che lo ristrutturino e lo gestiscano a 360 gradi per 365 giorni l’anno». Trotta è anche membro del comitato “Si Meazza”, che si è battuto e si batte per il mantenimento dello stadio.

Quindi non più uno stadio legato al calcio per buona parte dell’anno, ma un impianto che possa ospitare eventi e concerti. «Quando a fine novembre – racconta Trotta – abbiamo portato dal sindaco i rappresentanti della società Asm Global per illustragli la possibilità di ristrutturare lo stadio prendendolo in gestione, avevamo esattamente questo intento. Ovvero dimostrare che attraverso una riqualificazione avremmo avuto a disposizione una struttura da utilizzare a tutto tondo e in ogni giorno dell’anno».

Non solo per i concerti, dunque, ma anche per i musical, spettacoli teatrali, fiere e altri sport come il rugby. «Basterebbe una copertura con un tetto portante che consentirebbe di usare lo stadio anche con il freddo e il maltempo», spiega il promoter, aggiungendo che da mesi attendono la documentazione tecnico-legale da parte del Comune al fine di consentire alla Asm Global di presentare una proposta definitiva.

I costi che sostengono a oggi le due società con la loro società compartecipata M-I Stadio, sono circa di 10 milioni all’anno per l’affitto da corrispondere al comune, di cui 5 o 6 previsti per la manutenzione ordinaria dell’impianto che risale al 1927 nella sua parte più antica e maggioritaria.

«Le cifre che le società pagano per avere San Siro per un concerto sono equivalenti a queste – va avanti Trotta -, pertanto anche il tema economico sarebbe compensato in modo adeguato. Tra giugno e luglio ci saranno 45 serate. La ristrutturazione dovrà tenere conto sia dei diritti dei residenti che di quelli dei fruitori degli show. Seguendo tutti la stessa logica: che lo stadio sia uno spazio popolare di tutti».

Sulla stessa linea d’onda anche Matteo Forte, direttore dei teatri Lirico e Nazionale: «Dobbiamo puntare sulla value exploitation, cioè la massimizzazione del contenitore, in questo caso lo stadio, come fanno all’estero. Opere teatrali, musical, presentazioni di libri, attività e laboratori per bambini, ristoranti e aree commerciali: il Meazza deve vivere sempre e deve accompagnare lo spettatore prima e durante la rappresentazione». Per questo, Forte suggerisce anche «attività permanenti all’interno dell’edificio» e altre che invece cambiano in coerenza al contenuto rappresentato.