Il 2023 nel calcio tra speranze di valutazioni top e rischio bolla

Mentre non si sono ancora spente le eco per la tumulazione di Pelé, scomparso a 82 anni il 29 dicembre 2022, il 2023 si è aperto con un’altra terribile notizia

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(Foto Andrea Staccioli / Insidefoto)

Mentre non si sono ancora spente le eco per la tumulazione di Pelé, scomparso a 82 anni il 29 dicembre 2022, il 2023 si è aperto con un’altra terribile notizia per il calcio internazionale: la morte a causa di un tumore al pancreas, a soli 58 anni, di Gianluca Vialli, tra i leader della Sampdoria più vincente di sempre, il capitano e lider maximo della Juventus vincitrice inter alia della Champions League 1995/96 e del Chelsea di fine anni novanta, nonché uomo simbolo della Nazionale italiana per svariati anni.

Chi lo ha conosciuto da molto vicino (quando nel 1984 a soli 20 anni approdò a Genova alla corte di Paolo Mantovani) e nei fatti crebbe insieme a lui e al suo “gemello” Roberto Mancini ne ha sempre parlato come di “un ragazzo eccezionale che oltre alle doti sul campo era un perfetto amico nella vita, di quelli che vuoi sempre insieme a te”. E anche colleghi inglesi che lo hanno frequentato quando era al Chelsea (di cui è stato anche player manager) ne erano estasiati per i suoi modi fuori dal campo, oltre ovviamente per le indiscutibili doti da giocatori.

In quegli anni per le strade e i locali alla moda della City e del West End londinese (dove è basato il Chelsea) non era raro ascoltare una frase che premiava i modi e lo stile del bomber di Cremona: “Very elegant like Luca Vialli and his stilish V-neck jumpers” (molto elegante come Luca Vialli e i suoi stilosi maglioni col collo a V).

E d’altronde esiste forse un elemento più significativo di altri di quanto Vialli sia stato amato da tutti: sebbene sia stato uno dei leader, se non il leader, della Juventus campione d’Italia 1994/95 e d’Europa 1995/96 (club che sappiamo essere il più amato e il più odiato d’Italia) Vialli era di tutti, non solo di sampdoriani e juventini. Quasi che la sua avventura in Nazionale (dove per altro non vinse nulla) e la sua bonomia cremonese (“Stradivialli” lo aveva definito Gianni Brera) valicassero i solchi profondi che separano le tifoserie italiane.

In questo quadro la dignità con cui ha affrontato la sua terribile malattia è forse l’insegnamento massimo che ha lasciato la sua vita troppo breve e l’abbraccio con il “gemello” Roberto Mancini sul prato di Wembley quando, con Vialli già malato, l’Italia si laureò nel 2021 Campione d’Europa è una delle immagini più belle dell’intera storia del calcio italiano.

Un pensiero in tutto questo ci sia consentito molto sommessamente oltreché alla intera famiglia Vialli, anche a Roberto Mancini, il quale nel giro di nemmeno un mese ha visto scomparire, entrambi molto giovani, due dei suoi migliori amici, due persone con cui ha trascorso gran parte della sua vita: Gianluca Vialli a soli 58 anni e Sinisa Mihajlovic a soli 53.

Vialli infine era anche un uomo di calcio e finanza visto che negli anni più recenti ha fondato insieme a Fausto Zanetton Tifosy, una società basata a Londra specializzata nella consulenza aziendale e nella raccolta di capitali per le società sportive

CALCIO TRA INFLAZIONE E FUTURO NEL 2023

Una testata come Calcio e Finanza, anche nei giorni di grande lutto per il settore in cui lavora, ha anche il dovere di occuparsi delle questioni necessariamente ciniche dell’economia. E in questo quadro va anche detto che, oltre al dolore per la scomparsi di grandi personaggi, l’anno appena iniziato sarà pieno di sfide non semplici per la football industry. Tanto che secondo alcuni il panorama mondiale dello sport più popolare del pianeta potrebbe uscirne significativamente modificato,

Nel settore infatti domina un interrogativo principale: ovvero se le valutazioni di club e di asset sportivi continueranno a crescere così some è avvenuto per tutto il 2022. Oppure se al contrario il settore sta vivendo una bolla finanziaria destinata presto a scoppiare. E se i prezzi continueranno a salire, chi saranno i compratori? I fondi occidentali che sono per lo più guidati dalla logica del profitto oppure investitori come enti statali (per lo più di paesi del Golfo) che invece vedono lo sport anche come veicolo di promozione e di sportwashing, magari non legando necessariamente i fondamentali economici di un club al prezzo di acquisto di quella stessa società.

Entrando nello specifico va detto che il 2022 ha visto passare di mano numerosi club per cifre molto significative – basti pensare al Chelsea (2,9 miliardi di euro), al Milan (1,2 miliardi), ma anche all’Olympique Lione (venduto a fine anno con una valutazione di 800 milioni circa). E che il 2023 sembra essere indirizzato nello stesso solco. La famiglia statunitense dei Glazer, proprietaria del Manchester United, per esempio ha già spiegato di voler valutare offerte per il club inglese e punta a un incasso di oltre 7 miliardi (al momento la capitalizzazione in borsa a New York è di 3,5 miliardi). Nello stesso modo la proprietà USA del Liverpool, il Fenway Sports Group, ha fatto sapere allo stesso modo di poter valutare una cessione della società, a patto di offerte molto sostanziose. Si parla di 3,5 miliardi di euro.

E la tendenza certamente non esclude l’Italia. Per quanto il presidente dell’Inter Steven Zhang continui ad assicurare che il club non sia in vendita, è evidente, vista anche la situazione economico-finanziaria dei nerazzurri, che se dovesse arrivare l’offerta giusta la trattativa potrebbe prendere quota molto velocemente (Suning vorrebbe la stessa valutazione del Milan, pari a 1,2 miliardi).

In una situazione diversa, soprattutto se il Napoli proseguisse il suo splendido percorso (il ko di San Siro non inficia certamente il giudizio su questa stagione), il numero uno azzurro Aurelio De Laurentiis, che è un grande negoziatore, potrebbe pensare di vendere il club o una parte di esso (anche per risolvere il tema della multiproprietà con il Bari). La cifra che ne ricaverebbe probabilmente potrebbe essere vicina a una valutazione sui massimi delle potenzialità economiche del Napoli in questo momento. A margine poi ci sono situazioni che non rientrano specificamente in questo trend ma che potrebbero vedere comunque un passaggio di proprietà. Una di queste è la Sampdoria, situazione nella quale però si tratta più di salvare il club piuttosto che di trovare il momento giusto per vendere. Il punto insomma è: è giusto attendere perché i prezzi sono destinati a salire ancora? Ovviamente ogni situazione ha le sue particolarità. Si pensi per esempio nel caso dell’Inter all’incremento del valore del club se si dovesse sbloccare una volta per tutte la questione sul nuovo stadio.

Detto questo, il calcio non vive in un mondo a se stante. Le previsioni per il contesto economico generale non sono le più rosse per il 2023. Il Financial Times per esempio in un suo articolo molto recente, ha fatto notare come dall’inizio del 2022, anche per l’invasione russa dell’Ucraina che ha portato oltre agli incrementi dei prezzi energetici, l’economia globale sia attanagliata dall’inflazione, che a sua volta ha portato a un aumento generale dei tassi di interesse. Questo inevitabilmente si è riverberato sul mercato M&A smorzando molti accordi di fusioni e acquisizioni tra aziende (banalmente perché il denaro con cui concludere le transazioni costa di più). O quantomeno, se poi le operazioni sono andate in porto, limandone al ribasso i valori da quelli inizialmente previsti.

Tanto per dare un’idea della situazione un importante imprenditore di una notissima azienda lombarda, che per la tipologia di business consuma molta energia (le cosiddette imprese energivore), spiegava in questi giorni a Calcio e Finanza come la vera stangata in termini di rincari energetici avverrà nel 2023. L’industriale faceva notare infatti che i grandi compratori di energia negoziano i prezzi l’anno prima per evitare sorprese di ogni genere. La sua azienda per esempio nel 2022 ha sopportato costi energetici di poco superiori a quelli del 2021 (proprio perché negoziati in anticipo) mentre per quest’anno è stata messa in preventivo una bolletta triplicata. Pertanto, ha ammesso, “sarà necessario rivedere in aumento i prezzi al consumo per gli utenti finali”. Di qui la possibilità di ulteriore inflazione e quindi di meno potere di acquisto per chi ha stipendi fissi (che per tornare nel calcio rappresentano la gran parte de tifosi che acquistano i biglietti delle partite o i prodotti di merchandising dei vari club).

Nello stesso tempo sempre il Financial Times ha anche messo in evidenza come il 2022 sia stato un anno nel quale improvvisamente molti investitori siano fuggiti a gambe levate da settori che soltanto poco prima sembravano il nuovo mantra. Questo ha contribuito a fare esplodere bolle in alcune nicchie dei settori tecnologici, nelle criptovalute e negli investimenti nelle società media&entertainment di Hollywood. Quasi a dire: attenti investitori, quello che sembra oro adesso non è detto che lo permanga per molto tempo.

Al momento però tra gli addetti ai lavori della sport industry permane l’ottimismo. Molti sottolineano come una fase di recessione economica non di rado si è accompagnata a un incremento nel valore gli asset sportivi (è successo per esempio durante la crisi finanziaria del 2008 e la pandemia legata al coronavirus). E in effetti gli ultimi giorni del 2022 sembrano confermare queste speranze. Oltre a succitato affare per il Lione da parte dell’investitore americano John Textor, il proprietario dei Phoenix Suns (NBA) e dei Phoenix Mercury (WNBA) Robert Sarver (sospeso dalla NBA dopo una indagine sui comportamenti tenuti nei confronti dei dipendenti nelle due società) ha siglato un accordo per vendere entrambe le squadre per un valore di 4 miliardi di dollari, un record per una franchigia di basket professionistico e quasi il doppio del prezzo record precedente, stabilito nel 2019 (peraltro sempre negli USA nel corso del 2022 si è assistito alla vendita più costosa di un club sportivo i Denver Broncos della NFL per 4,4 miliardi).

E sempre negli ultimi giorni del 2022 sul fronte dei diritti tv Google, tramite la sua controllata YouTube, ha accettato di pagare una somma record per la società di Mountain View più di 14 miliardi di dollari per i diritti di trasmissione del pacchetto di abbonamento Sunday Ticket della NFL per sette anni. Mentre il prossimo obiettivo dovrebbe essere la NBA che dovrebbe negoziare il suo prossimo pacchetto di diritti di trasmissione nel 2023 e con il commissario Adam Silver che ha affermato che la lega è impegnata nell’espansione delle franchigie dopo che i negoziati si saranno conclusi. E poi anche la NFL, la lega USA di football americano, che non ha nascosto le sue ambizioni di espansione al di fuori del Nord America e di fondare un proprio club in Europa.

Insomma sarà veramente interessante se lo sport rappresenterà nel 2023 un’isola felice mentre molto del panorama economico circostante sarà costretto ad affrontare grossi problemi. E se lo sarà per quanto tempo questo potrà andare avanti e lo sport sarà in grado di sfidare tutti gli altri mercati.

Va detto però che probabilmente per il calcio esiste una terza ipotesi. Ma non è detto che sia la migliore. Da anni infatti i Paesi del Golfo, che notoriamente non sono democrazie, hanno messo gli occhi sui principali club europei. I successi nello sport sono visto da quei regimi quali mezzi per ripulire l’immagine del proprio Stato in Occidente (il cosiddetto sportwashing) e quindi consentire più facilmente gli investimenti nel Vecchio continente nell’ottica di diversificazione dei propri denari dal settore petrolifero. Tramite fondi sovrani per esempio il Qatar ha comprato il PSG, gli Emirati Arabi il Manchester City e più recentemente l’Arabia Saudita ha acquisito la maggioranza del Newcastle. E se è vero che nel caso del City l’investimento sta dando i suoi frutti da qualche anno (il club ha chiuso il 2021 in utile di 2,7 milioni), è altrettanto vero che le principali motivazioni sottostanti sono altre. Tanto che poco prima dei Mondiali, quando uscì la notizia che la proprietà del Liverpool era aperta a valutare una vendita, l’allenatore dei Reds Jurgen Klopp spiegò proprio che per le proprietà USA che fanno investimenti legati strettamente alle possibilità di profitto sarà sempre più difficile sostenere la concorrenza di proprietà come quelle dei fondi sovrani del Golfo che oltra a poter disporre di mezzi ingentissimi non hanno la necessità di rendimento economico nemmeno nel medio termine.

L’ipotesi insomma è che potrebbero essere proprio questi interessi dei Paesi del Golfo a sostenere artificialmente alti i prezzi del calcio nonostante magari le dinamiche economiche tutt’attorno non lo suggerirebbero. E in questo senso si pensi per esempio come cambierebbe la geografia e il panorama delle proprietà principali nel calcio mondiale se entrambe le proprietà statunitensi di Manchester United e Liverpool dovessero vendere i propri club a fondi sovrani.