Juventus andamento Borsa
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Le indagini sono chiuse, ma in casa Juventus le cose potrebbero aggravarsi ancora, dato che secondo quanto riportato dal quotidiano La Repubblica, la Guardia di Finanza sta continuando a scavare nelle carte del club bianconero fra bilanci, scritture private e contratti di compravendita calciatori per accumulare altre prove.

Come detto l’ufficialità della chiusura delle indagini, che porterà molto probabilmente al rinvio in giudizio degli indagati, non sta fermando gli investigatori che ora si concentrano sulle operazioni legate al calciomercato con le altre società italiane e non.

Intanto, le difese degli indagati vorrebbero che l’inchiesta fosse spostata a Milano, dove ha sede la Borsa. Mentre la Procura della FIGC ha aperto un’inchiesta anche sulla manovra stipendi, con le scritture private ritrovate che smentirebbero le indicazioni riportate sui vari bilanci depositati e approvati dal club bianconero. Le dimissioni di tutto il CdA vanno lette, in un primo momento, come a evitare il rischio di reiterazione del reato, visto che bisogna ancora approvare l’ultimo bilancio dei conti juventini che riguarda la stagione 2021/22.

Al momento i Pm Marco Gianoglio, Mario Bendoni e Ciro Santoriello si stanno concentrando su un extradebito di almeno 34 milioni di euro. Su questo lo stesso ds juventino Federico Cherubini aveva ammesso in udienza: «Ci sono sette milioni di debito con l’Atalanta mai messi a bilancio». Un’ulteriore prova sarebbe un’intercettazione dove si sente Maurizio Arrivabene, amministratore delegato rimasto con delega ma che ha presentato anche lui le dimissioni, dire: «Sappiamo quanto dobbiamo all’Atalanta».

Allo stato attuale delle indagini, questi 7 milioni dovuti alla società bergamasca non si ha la conferma da dove nascono, ma molto probabilmente si riferiscono all’affare Romero-Demiral, quando l’argentino fu ceduto all’Atalanta per 16 milioni e due giorni dopo il club bergamasco lo vendette a sua volta al Tottenham per 50. Sotto la lente d’ingrandimento è finita anche la compravendita di Dejan Kulusevski, citato anche nel “libro nero” su Fabio Paratici, ora Ds proprio al Tottenham, scritto da Cherubini tra gli «investimenti fuori portata».

Da non dimenticare poi la famosa “carta Ronaldo” da dove l’indagine dei pm è partita e che ha iniziato a scatenare il terremoto alla Continassa. La Juventus dovrebbe ridare a Cristiano Ronaldo ben 19 milioni proprio sulla base di quanto scritto in quella carta che «doveva rimanere segreta» per stessa ammissione degli imputati. A proposito, l’avvocato Cesare Gabasio, intercettato anche lui, ammetteva: «Se la trovano ci saltano alla gola… i revisori e tutto». E aggiungeva che «altrimenti ci tocca fare una transazione finta».

In conclusione, gli investigatori hanno scoperto come esistessero, inoltre, accordi segreti che riguardavano le cessioni di calciatori in diritto di riacquisto. L’esempio principe sarebbe l’operazione che coinvolge il cartellino del calciatore Alberto Cerri, ora al Como in Serie B, che fu venduto il 12 luglio 2018 al Cagliari, generando una plusvalenza di 8 milioni subito iscritti a bilancio e che hanno portato un beneficio immediato.

Ma gli investigatori hanno scoperto un accordo sottobanco, di cui non c’è traccia in Lega, in cui la Juventus indicava l’opzione di riacquisto rendendo così ipotetico quel ricavo, che a quel punto non doveva essere contabilizzato in quel modo e quindi non avrebbe potuto portare un beneficio immediato a bilancio. Tutte manovre di cui sindaci e revisori, interrogati nei giorni scorsi, si sono detti totalmente all’oscuro.

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