Football Affairs, l'opinione di Luciano Mondellini

Le ATP Finals di tennis, che si sono concluse domenica a Torino con il successo di Novak Djokovic, hanno evidenziato una volta ancora quanto sia conveniente investire nello sport. Secondo un primo bilancio della kermesse piemontese, per le otto giornate di gare sono stati venduti oltre 156mila biglietti venduti con un fatturato totale della biglietteria di oltre 15 milioni e una stima di circa 77 milioni di ricadute sul territorio.

Da un’analisi delle presenze è infatti emerso un quadro nettamente positivo anche per quanto riguarda il ritorno di immagine per la città: in particolare che il 45% dei turisti era nel capoluogo piemontese per la prima volta e per il 72% di questo la motivazione principale della loro presenza erano proprio le ATP Finals. Inoltre a livello di provenienza si è potuto stabilire che il 60% sono stati visitatori italiani (in particolare da Piemonte, Lombardia, Sicilia, Toscana ed Emilia-Romagna) mentre il restante 40% è stato invece composto da stranieri, in particolare da Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania. Inoltre chi è arrivato a Torino è rimasto in media tre notti (il 44%) e ha visitato almeno un museo (tra i più gettonati l’Egizio, il museo del cinema e i musei Reali).

E ad essere soddisfatti non sono stati soltanto i politici locali ma anche gli sponsor. “Per il secondo anno, i dati mostrano come le ATP Finals si siano confermate un evento capace di attirare appassionati di tennis e non solo, per uno spettacolo sportivo che accende i riflettori su Torino. Noi stiamo già pensando al prossimo anno, per rendere questa esperienza ancor più unica” ha spiegato Marco Lavazza vice presidente del Gruppo Lavazza (Platinum Sponsor del torneo disputato nel capoluogo piemontese) e membro del Comitato d’onore delle Nitto ATP Finals.

Logico quindi che ora Torino cerca di ottenere le Finals più a lungo, per altri
5 anni che si aggiungerebbero ai tre restanti (ottenuti grazie alla candidatura voluta dalla giunta Appendino) e che quindi renderebbero Torino un palcoscenico primario del tennis internazionale fino al 2030: “Non sono ancora aperti i giochi per i successivi cinque anni”, ha spiegato il sindaco Lo Russo, “sappiamo che abbiamo una concorrenza internazionale agguerritissima”.

Quanto vale organizzare eventi sportivi in Italia: l’analisi di Banca Ifis

Questa rubrica in suo precedente appuntamento aveva segnalato come l’organizzazione dei maggiori eventi degli sport più seguiti possa rivelarsi una macchina da soldi per le città ospitanti (anche le costosissime Olimpiadi estive se gestite bene come a Londra nel 2012). Il primo Osservatorio sullo Sport System Italiano, pubblicato quest’anno da Banca Ifis, ha mostrato con grande evidenza come 1 milione di investimenti pubblici genera un fatturato annuo di 20 milioni nello Sport System. 

In particolare lo stesso osservatorio ha evidenziato per esempio che nel 2019, l’ultimo anno pre pandemia, le presenze agli eventi sportivi in Italia sono state 32 milioni e hanno generato una spesa complessiva di 7,6 miliardi di euro, pari a un contributo dello 0,42% del pil e al 7% del totale dei ricavi dello Sport System. Non solo, ma è stato messo in luce un fattore interessante per le città ospitanti e che invitano a valutare l’importanza dell’indotto di una particolare manifestazione: nel 2019 in Italia il 50% della spesa complessiva agli eventi sportivi è stata generata da italiani non residenti nel luogo dell’evento a fronte di un’influenza del 24% delle relative presenze. In parole povere i non residenti sono il 25% ma spendono per il doppio. Infatti le voci di spesa che contribuiscono maggiormente sono l’alloggio (335) la ristorazione (16%) e lo shopping (14%). La spesa diretta invece per l’accesso agli eventi (vendita biglietti) contribuisce per solo il 7% del totale.

In questo quadro non è un caso che i Paesi più organizzati si siano lanciato in una corsa sfrenata nell’organizzazione dei grandi eventi.

La Francia dopo il 2016 (anno nel quale vennero organizzati gli Europei di calcio) ha ottenuto il Mondiale di calcio femminile nel 2019, il Mondiale di rugby nel 2023 e soprattutto le Olimpiadi a Parigi nel 2024, dove grazie alle numerose strutture già esistenti – dal Roland Garros al Palazzo dello Sport di Bercy, dal Parco dei Principi allo Stade de France all’ippodromo di Longchamp per non parlare degli altri impianti minori della capitale francese – potrà essere replicata la ricetta di Londra 2012 che permise al Regno Unito di chiudere con un beneficio netto l’avventura delle costosissime Olimpiadi estive. Inoltre sono state ospitate svariate finali di varie competizioni sportive. Tra queste figurano la finale di Champions League di quest’anno, ma anche la finale di Europa League a Lione nel 2018, la finale della Heineken Cup (la Champions League del rugby) nel 2016 a Lione e anche quest’anno a Marsiglia.

In questo quadro non bisogna stupirsi se la Germania si è assicurata l’organizzazione degli Europei di calcio 2024 e il Regno Unito (insieme all’Irlanda) si è candidata per ospitare quelli del 2028 dopo aver “quasi” ospitato quella del 2020. E sempre rimanendo soltanto al calcio, gli Stati Uniti (in collaborazione con Canada e Messico) i Mondiali 2026.

Italia tra Europei 2032 e Milano-Cortina 2026

E l’Italia? Il nostro Paese è in corsa per ottenere l’organizzazione degli Europei 2032 e nella scorsa settimana ha inviato all’UEFA il dossier preliminare di candidatura. Si tratta ben inteso di un primo passo e non è assolutamente detto che tutto si risolverà per il meglio, visto che in lizza c’è anche la Turchia di Recep Tayyip Erdogan (che si è candidata anche per Euro 2028, sfidando il Regno Unito). Nazione che sta uscendo ingigantita come potenza politica dalla crisi legata alla guerra tra Russia e Ucraina e che quindi potrebbe far valere tutto il suo peso geopolitico in occasione della UEFA sulla scelta del Paese ospitante della kermesse 2032.

Per l’Italia però c’è prima un banco di prova che è anche un appuntamento storico: ovvero le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, che rappresentano il quarto evento a cinque cerchi della storia del Belpaese dopo Cortina 1956 (giochi invernali), Roma 1960 e Torino 2006 (anch’essi giochi invernali).

In questo quadro va segnalato che le cose non paiono iniziate molto bene. Per prima cosa è andata molto a rilento la nomina dell’amministratore delegato della fondazione Milano Cortina 2026, ovvero l’ente presieduto dal numero uno del Coni Giovanni Malagò che dirigerà i lavori per i giochi, dopo l’addio di Vincenzo Novari. L’ad Andrea Varnier, sul cui curriculum non c’è al momento nulla da eccepire, è infatti stato scelto dal neo ministro dello Sport Andrea Abodi soltanto nella prima settimana di novembre, ovvero con ampio ritardo sulla tabella di marcia, e deve ancora entrare al 100% nel nuovo ruola. Una nomina tra l’altro che non appare scevra da diktat politici visto che se non fosse caduto il governo Draghi a luglio, lo scenario probabilmente non sarebbe stato lo stesso. In pole position per l’incarico, secondo molti addetti ai lavori, c’era infatti Michele Uva, ex direttore generale della Figc e attuale manager UEFA dove è direttore dell’area Football & Social Responsibility nonché volto noto delle istituzioni sportive italiane e internazionali.

Ma caduto il governo Draghi e con Fratelli d’Italia dato per grande favorito alle elezioni di settembre (cosa che è poi stata confermata dalle urne), dopo ferragosto la situazione è mutata e più di un quotidiano ha spiegato con notevoli particolari come gli uomini di Giorgia Meloni chiedessero di aspettare il nuovo governo prima della nomina. Anche perché in una manifestazione che ha un budget totale di 1,6 miliardi Fratelli d’Italia non era granché rappresentato visto che le due regioni ospitanti – Lombardia e Veneto – sono attualmente a guida leghista, mentre le due città hanno rispettivamente un sindaco del PD (Giuseppe Sala) e una eletto tramite una lista civica, Gianluca Lorenzi.

L’idea di FdI era inizialmente quella di nominare quale amministrazione delegato della Fondazione l’allora presidente del Credito Sportivo Andrea Abodi. Ma avendolo poi scelto come nuovo ministro dello Sport, la quadra tra i vari attori coinvolti – di destra e di sinistra – è stata a trovata, dopo un tempo più lungo del previsto su Vernier. Si tenga presente infatti che per Statuto della Fondazione (dopo la modifica contenuto nell’ultimo DL Aiuti Bis) la nomina dell’amministratore delegato spetta alla Presidenza del Consiglio mentre gli enti territoriali coinvolti così come il Coni hanno soltanto parere consultivo. L’amministratore delegato, secondo il testo, in particolare viene “nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare sentiti la Regione Lombardia, la Regione Veneto, le Province autonome di Trento e Bolzano, il Comune di Milano e il Comune di Cortina d’Ampezzo”.

Superata una bufera però ne è comparsa immediatamente un’altra. È di questi giorni invece la querelle istituzionale sulla pista da bob Eugenio Monti di Cortina d’Ampezzo, opera ritenuta strategica per le Olimpiadi invernali del 2026. Dopo l’appello lanciato al Comitato olimpico internazionale dai residenti e degli ambientalisti per fermarne la riqualificazione, è stata la volta del presidente del Veneto Luca Zaia a lanciare l’allarme preoccupato per lo stallo in cui si trova l’opera. Ma soprattutto lo stesso Zaia il 28 ottobre ha spedito una lettera al presidente della fondazione Malagò e al ministro Abodi in cui segnalava la difficoltà di riqualificare la pista di bob, skeleton e slittino, ipotizzando di spostare le gare a Innsbruck, in Austria, dove è tutto già pronto.

Al centro dei ritardi ci sarebbero i costi lievitati dai 55 milioni iniziali a 85 milioni di euro per via dei costi delle materie prime per l’impianto all’ombra delle Tofane. Al momento Malagò ha rassicurato Zaia quindi le gare olimpiche non dovrebbero emigrare oltreconfine, evitando quindi un danno di immagine planetario. Un danno per altro che avrebbe anche il sapore della beffa visto che se non ci fosse stata l’opposizione dell’allora giunta torinese guidata dal sindaco Appendino l’organizzazione dei Giochi avrebbe potuto includere anche il Piemonte dove una pista da bob (quella di Torino 2006) esiste già e che necessita soltanto di essere riammodernata e non costruita da zero, con un evidente risparmio sui costi.

Infine non si può dimenticare come al momento la cerimonia inaugurale dei giochi dovrebbe avvenire allo stadio milanese di San Siro. Un impianto però che potrebbe essere usato in quella occasione come ultimo atto della sua gloriosissima storia visto che, se tutto va come nei piani di Inter e Milan, dovrebbe essere subito dopo demolito per fare spazio al nuovo impianto del capoluogo lombardo. Insomma spendere soldi pubblici per ristrutturare e abbellire uno stadio – il vecchio San Siro – che di li a poco si appresterebbe a essere abbattuto al suolo.

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