Calvarese a CF: «La verità su Dumfries? Il VAR non aveva immagini chiare»

Gianpaolo Calvarese, ex arbitro di serie A con all’attivo più di 300 gare nella massima serie considerando tutti i ruoli (arbitro, VAR e arbitro addizionale), è ora imprenditore nell’azienda di…

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L'arbitro Slavko Vincic in Inter-Barcellona (Photo by MARCO BERTORELLO/AFP via Getty Images)

Gianpaolo Calvarese, ex arbitro di serie A con all’attivo più di 300 gare nella massima serie considerando tutti i ruoli (arbitro, VAR e arbitro addizionale), è ora imprenditore nell’azienda di famiglia che produce integratori sportivi naturali Aperegina. Inoltre ogni mercoledì sera di Champions League è parte della scuderia di Amazon Prime Video per commentare nella Var Room il match trasmesso dal broadcaster in Italia. 

L’ex direttore di gara teramano, dopo alcuni interventi su Calcio e Finanza, ha deciso di proseguire la collaborazione con la nostra testata inviando un contributo sull’episodio che ha visto protagonista Dumfries in Inter-Barcellona. 

La parte più complessa della professione di arbitro, ma anche quella più rappresentativa, è quella di prendere decisioni in un brevissimo lasso di tempo. Specialmente quando quest’ultime vanno ad incidere pesantemente su un risultato in una competizione importante come la Champions League. E soprattutto se la decisione riguarda una squadra come il Barcellona, storica, temuta e blasonata ma che non vince una Champions ormai da oltre 7 anni. Ne sa qualcosa, di queste decisioni così delicate e complicate, Pol van Boekel, VAR in Inter – Barcellona.

I nerazzurri hanno colto una vittoria importantissima ed inaspettata contro i blaugrana. I ragazzi di Simone Inzaghi, da settimane in evidente difficoltà, sono invece risorti proprio nel match più importante contro i catalani. È bastata ai meneghini la rete di Calhanoglu per avere la meglio sull’undici di Xavi. A proposito del tecnico blaugrana: l’ex centrocampista si è lamentato tantissimo, ed il giorno dopo anche la stessa stampa catalana, con la squadra arbitrale dopo la sconfitta. Al centro delle proteste iberiche c’è infatti la non uniformità di giudizio dell’arbitro Slavko Vincic. Il fischietto sloveno ha annullato il potenziale pareggio di Pedri per un tocco di mano di Ansu Fati, ma ce n’è uno anche di Dumfries negli ultimi minuti di gioco; come mai l’arbitro non ha concesso il rigore ai catalani?

La Champions, si sa, è uno dei tornei più importanti dell’intero panorama sportivo mondiale. Chiaro quindi che ogni decisione dei direttori di gara in questa competizione pesi come un macigno, e non sia assolutamente semplice da prendere, come dicevamo.
Anche un arbitro dal grande appeal come Vincic, insieme al suo collega Pol van Boekel al Var, può trovarsi di fronte a situazioni difficilissime come questa, specie se negli ultimissimi minuti.

Piccola digressione tecnica: il fallo di mano resta una delle chiamate più difficili per un direttore di gara, visto che è una delle poche situazioni dove va ancora valutata la soggettività, ma il regolamento ha provato ad oggettivizzare il più possibile anche questa fattispecie.

Qui ci sono due possibilità: o Dumfries si manda da solo la palla sulla mano, in una autogiocata, e quindi non è calcio di rigore, oppure il terzino nerazzurro non prende la palla con la testa, ma la sfera va direttamente sulla mano e allora in questo caso è calcio di rigore perché per geometria il braccio è sopra le spalle

In questi casi la tecnologia è fondamentale, visto che dal campo sarebbe impossibile capire la dinamica. Ma Van Boekel, VAR espertissimo, non ha avuto però immagini abbastanza chiare per poter dirimere l’arcano. E così, come da protocollo Var, quando non ci sono immagini chiarificatrici, rimane la decisione del campo. Giusto o sbagliato? Non sta a noi giudicarlo. Ma di sicuro sia Vincic che Van Boekel hanno fatto ancora una volta il loro lavoro fino in fondo: hanno deciso.

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