I conti bancari del Chelsea sono stati congelati, lasciando il club opposto al rischio di una paralisi finanziaria dopo che il governo inglese ha sanzionato il magnate russo Roman Abramovich. Secondo quanto appreso dal quotidiano inglese The Times, nonostante la licenza concessa ai Blues per operare oltre le sanzioni comminate al suo patron, molti dei conti aziendali del club, comprese le carte di credito, sono stati congelati perché le banche sono “avverse al rischio”.
«La licenza consente al club di continuare con le attività quotidiane, ma le banche non hanno la propensione al rischio. Hanno congelato alcune delle carte di credito aziendali. Ha messo molta più pressione sul club», ha fatto sapere una fonte al Times. Persone interne al Chelsea hanno confermato che la situazione sta causando grave preoccupazione: «Sta rendendo ancora più difficile gestire le nostre operazioni quotidiane».
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I funzionari della società londinese sono stati coinvolti in una seconda giornata di colloqui con i membri del governo nel tentativo di concordare emendamenti ad alcune delle restrizioni contenute nella licenza, per ridurre l’impatto sui ricavi operativi del club. Il Chelsea teme che le restrizioni possano metterlo rapidamente in difficoltà finanziarie, non avendo più accesso ai miliardi di Abramovich.
La più grande preoccupazione immediata per il Chelsea è che la crisi porti all’insolvenza, con il rischio collegato di penalizzazioni in campionato secondo le regole della Premier League, aumentando in questo modo l’urgenza di una cessione. La notizia giunge dopo la richiesta di “Tre”, main sponsor del Chelsea, di rimuovere il brand della compagnia telefonica dalla maglia da gioco.
Gli altri sponsor del club stanno subendo crescenti pressioni al fine di sospendere i loro rapporti di lavoro. Dopo l’annuncio di “Tre”, Hyundai ha detto che sta valutando la situazione. Trivago, sponsor del kit d’allenamento, ha affermato di essere al fianco del Chelsea mentre Nike, che ha sottoscritto un contratto da 900 milioni di sterline nel 2016, ha finora rifiutato di commentare, anche se indiscrezioni parlano di un possibile addio dell’azienda statunitense.
Per quanto riguarda i prossimi passi, è possibile – scrive il Times – che alcune restrizioni vengano allentate, in particolare per quanto riguarda i massimali di spesa per le trasferte e la rinegoziazione dei contratti dei giocatori. Ma gli addetti ai lavori del governo hanno affermato che sarà ancora necessario porre limiti ai ricavi commerciali, come la vendita di biglietti. Il Chelsea, da parte sua, sostiene che rischia di incorrere in seri problemi finanziari senza quelle entrate, con un rischio di default.
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Il parlamentare laburista Chris Bryant ha affermato che la preoccupazione più grande rimane la vendita del club e garantire che i proventi della cessione non vadano ad Abramovich. Il miliardario russo-israeliano ha già affermato di voler rinunciare ai crediti nei confronti della società e che i proventi netti della vendita saranno versati a una fondazione di beneficenza per le vittime dell’invasione dell’Ucraina. Tuttavia, secondo Bryant il governo deve «sequestrare» il Chelsea per ottenere un’adeguata supervisione della cessione, anche se ciò significa introdurre una nuova legislazione per farlo.
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