Perchè logo Inter non ha oro
Il nuovo logo dell'Inter

L’Inter muove i primi passi nel futuro con il lancio del nuovo logo del club e della nuova brand identity. Un’identità visiva presentata attraverso una raccolta di scatti fotografici che accompagnano la narrazione dell’espressione I M, “Io Sono”.

«Per un brand, nell’era digitale, è importante essere visibile sui dispositivi mobili. Per il gioco del calcio questo è ancora più vero, considerato che sempre più giovani, in Asia in particolare, guardano le partite su dispositivi molto piccoli. Molti club però non si sono adeguati al trend: se guardi le tabelle dei risultati dopo un turno di Champions League, ti accorgi che gran parte dei loghi delle squadre, ormai, non sono più visibili».

A parlare così a Vogue è Mirko Borsche, fondatore dello studio di comunicazione e graphic design di Monaco di Baviera Bureau Borsche, che in un anno di lavoro, con un team di dodici persone dedicate, ha riprogettato in chiave contemporanea e digital friendly il logo dei nerazzurri.

Un lavoro che si è allontanato da quello svolto per lo stemma precedente, divenuto praticamente inutilizzabile: «Il problema principale era il contrasto tra l’oro e il bianco, che lo rendeva invisibile in televisione e sugli schermi portatili. Dovevamo a tutti i costi ridurre il concept, e renderlo più essenziale».

A coordinare il lavoro d’invenzione è stato Kolja Buscher, graphic designer trentunenne che aveva già realizzato progetti di spessore mondiale quali il restyling del logo di Balenciaga: «Coi grandi marchi del fashion sai di rivolgerti a un target riconoscibile, che acquista in media oggetti che non vanno sotto i duemila euro di valore. Nel caso dell’Inter invece parli a giovani e anziani, ricchi e poveri, industriali e contadini, legati a una città culturalmente vivace e irrequieta, con tradizione storica ma anche uno sviluppo architettonico recente proiettato verso l’alto».

«Una città fatta di moda, di fabbriche e di design. L’Inter è un brand democratico che va rappresentato allargando gli spazi, e non chiudendoli. Senza contare che migliaia di persone nel mondo si sono giù tatuate sulla pelle il vecchio simbolo: questo cambiamento, letteralmente, ha un impatto sulla vita di molti», ha aggiunto Buscher.

«È un vestito più leggero e minimale che trovo perfetto per allargare la nostra audience», ha spiegato invece il chief marketing officer nerazzurro Luca Danovaro, «e se è vero che le lettere F C escono dal logo, è vero altrettanto che restano nel nostro nome, nella nostra identità e nella nostra storia».

Con una lunga ricerca d’archivio, anche i colori son stati riponderati: l’azzurro s’è avvicinato al blu della notte, grazie alle tonalità del Pantone 286 giudicato il più efficace. Mentre il nero resta il più profondo e pieno possibile.

«Sin dalla sua fondazione l’Inter ha rappresentato i concetti di fratellanza e inclusione. Aver realizzato un logo dal sapore universale, adatto per chi segue la squadra in modo tradizionale ma anche a chi è appassionato agli eSports ad esempio, è un modo per rendere contemporanei, e destinati a durare a lungo, questi valori», ha aggiunto Borsche.

Infine, una battuta sul “biscione”: «Un po’ è un drago, e un po’ è un serpente, ma soprattutto, è contenuto nell’antico simbolo di Milano. Farlo nostro, ha significato ribadire che il vero heritage della città, è targato Inter», ha concluso il designer.

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