Chi è Alessandro Nasi
John Elkann e Andrea Agnelli (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

La nomina, resa nota la settimana scorsa, del presidente della Juventus Andrea Agnelli nel cda della futura Stellantis, la società che sorgerà dalla fusione tra Fca e Peugeot, segnala, secondo quanto trapela da Torino, l’inizio di un’era all’interno della famiglia Agnelli in cui tre esponenti della dinastia (tutti compresi tra 40 e i 50 anni) ovvero John Elkann, Andrea Agnelli e l’altro cugino Alessandro Nasi, stanno emergendo come gli alfieri delle attività di famiglia per i prossimi anni.

Se i rapporti tra Elkann e Nasi sono sempre stati ottimi, è più difficile dire se la nomina di Agnelli come unico altro rappresentante della famiglia nel cda della più importante controllata della holding di famiglia Exor (quella appuntito che sorgerà dalla tra Fca e Peugeot) sia frutto di una ritrovata sintonia tra Agnelli ed Elkann (sui cui scarsi rapporti personali si è molto vociferato nel recente passato). Oppure se Elkann, che resta indiscutibilmente il leader della famiglia, con questa mossa abbia deciso di accontentare gli altri rami di peso della dinastia nel momento in cui Fca si avvia verso una fusione storica.

Rapporti Agnelli-Elkann – La dinastia ha scelto i suoi alfieri

Sta di fatto però che la dinastia Agnelli-Elkann ha ormai scelto i cavalli su cui puntare per il proprio futuro:

  • John Elkann, presidente di Fca, Ferrari e di Exor, che resta l’assoluto capofamiglia in virtù del fatto che tramite la sua società Dicembre è il primo azionista della Giovanni Agnelli Bv, la cassaforte olandese che controlla Exor, che a cascata controlla Fca, Gedi, Ferrari, Th Economist, PartnerRe la Juventus. (si osservi grafico)
(fonte Milano Finanza)
  • Andrea Agnelli, presidente dalla Juventus e dell’ECA e membro del board di Exor, nonché unico altro rappresentante della famiglia (con Elkann) nel cda della futura Stellantis.
  • Alessandro Nasi (compagno tra l’altro dell’ex moglie di Gianluigi Buffon Alena Seredova), vicepresidente di Exor e nominato recentemente presidente di Comau, la controllata di Fca attiva nella robotica che sarà scorporata dal Lingotto prima della fusione con Peugeot e successivamente quotata in borsa come società come società a sé stante.

Rapporti Agnelli-Elkann – I pesi nella cassaforte olandese

A conferma di ciò non sorprende che proprio i rami della famiglia facenti capo a questi tre cugini siano quelli che si siano maggiormente rafforzati nel recente riassetto delle quote di azionariato della Giovanni Agnelli Bv. Infatti il ribilanciamento dei pesi tra i vari rami della dinastia ha visto la Dicembre di Elkann rafforzarsi ulteriormente, passando dal 36% di fine 2016 al 38% attuale. Con il risultato che il nipote dell’avvocato Agnelli è ancora più saldamente il primo azionista della cassaforte olandese.

Nello stesso tempo sono cresciuti il ramo Eredi Umberto Agnelli, capeggiato dal presidente della Juventus Andrea Agnelli, che è diventato il secondo socio della cassaforte salendo all’11,85% superando il ramo Eredi Maria Sole (ora all’11,63%). E il ramo rappresentato da Alessandro Nasi, che è cresciuto all’8,79%.

Il tutto con buona pace dei rami minoritari della casata che in alcuni casi non hanno mancato di far intravedere il proprio disappunto soprattutto dopo la riduzione, da 5,5 a 2,9 miliardi, del dividendo straordinario legato alla fusione con Peugeot.

Rapporti Agnelli-Elkann – Andrea e John più vicini?

Insomma alla vigilia di una fusione storica per Fca, la famiglia ha scelto il suo assetto per il futuro. E questo malgrado una delle voci più ricorrenti degli ultimi anni nei palazzi torinesi è stata quella secondo cui tra John Elkann e Andrea Agnelli non ci sia mai stata grande sintonia. Troppo diversi come carattere, il mantra ripetuto.

Elkann, cresciuto all’estero, riservato ben oltre la nota understatement sabaudo sino a sembrare quasi distante. Mentre Agnelli, per contro, viene visto più come un tipico esponente della Torino bene che vive in centro città e non disdegna di farsi vedere in giro magari al ristorante Del Cambio o al bar Cavour, all’interno della stessa struttura (proprietà tra l’altro du un altro rampollo della ottima borghesia torinese, ovvero Michele Denegri, della famiglia che controlla Diasorin).