Ferrero riapertura stadi
Massimo Ferrero presidente UC Sampdoria (Photo Carmelo Imbesi / Insidefoto)

Ferrero riapertura stadi – Manca sempre meno all’inizio della Serie A 2020/21. Nel Consiglio Federale convocato per oggi, 31 agosto, verranno ufficializzate le date della nuova stagione e le squadre scopriranno se il campionato avrà il via il 19 settembre, molto probabile, o il 26 settembre, come caldeggiavano alcune società.

Uno dei temi più accesi è quello della riapertura degli stadi, non all’ordine del giorno nel Consiglio Federale di oggi, ma del quale verrà sicuramente discusso nelle varie ed eventuali.

Il presidente della Sampdoria, Massimo Ferrero, ha parlato del ritorno dei tifosi schierandosi apertamente: «Basta con il pallone nel deserto! Il calcio senza pubblico non ha senso, è il momento di riaprire gli stadi. Non so cosa stiamo aspettando per riaprire. Non si può fare il paragone degli stadi con le discoteche che sono al chiuso o quasi. E lì, dopo il lungo lockdown, la gente va per sfogarsi. Il nostro spettacolo è in spazi sempre ampi e all’aperto».

L’idea del numero uno della Doria è chiara anche per quanto riguarda i numeri: «Pensate alla capienza di ogni stadio… Vogliamo il distanziamento, allora facciamo entrare metà degli spettatori. A Marassi 20mila per 40mila posti a sedere. Basta anche il 40% con due seggiolini occupati su cinque».

«Bisogna riaprire, se non alla prima alla seconda giornata di campionato – rincara la dose Ferrero -. Un po’ alla volta con regole chiare e uguali per tutti, senza fare figli e figliastri. Sui bus apertura al 70%, noi niente, mah».

Ne ha per tutti l’esuberante presidente dei blucerchiati: «A che serve far entrare prima una squadra e poi l’altra se poi i calciatori durante la partita sono uno accanto all’altro per i contrasti di gioco. E basta anche con i tamponi ogni quattro giorni. Volete sapere se noi presidenti chiederemo i danni? Diteci a chi».

Non è solo una questione economica, sottolinea Ferrero: «Passiamo dall’anno del dolore all’anno dell’amore. Il pubblico vuole bene a questo sport. Giusto prendere le dovute precauzioni, ma qua si rischia di salvare il corpo e distruggere la mente. Basta vedere quanti sono in cura dallo psicologo dopo la pandemia».

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