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L'ex presidente del Milan, Yonghong Li (Foto: YouTube)
L'ex presidente del Milan, Yonghong Li (Foto: YouTube)

«Ignoro da dove siano arrivati i soldi dell’ operazione. Se fossero suoi o in prestito. Però nell’operazione con Fininvest erano coinvolti gli advisor più prestigiosi. Da Lazard a Rothschild e lo studio Gianni Origoni Grippo Cappelli. Perché dovevo dubitare?».

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Così l’ex amministratore delegato del Milan, Marco Fassone, parlando in un’intervista al Sole 24 Ore, ha detto la sua sull’origine dei fondi utilizzati da Yonghong Li per rilevare da Fininvest il controllo del Milan.

Fassone si è soffermato anche sulle ragioni che hanno portato l’uomo d’affari cinesi a finire in default spalancando la porta per il controllo del club al fondo Elliott.

«In cda si era deciso che, nel caso non fossero arrivati gli introiti cinesi, Mr Li avrebbe dovuto fare aumenti di capitale per complessivi 120 milioni. Mano a mano che passava il tempo, gli introiti cinesi non arrivavano», osserva il manager.

 

«Mr Li aveva messo 88 milioni di aumento», continua Fassone, «ne mancavano 32 per arrivare a 120, quindi li ha anticipati Elliott come da accordi. A qul punto Mr Li ha preferito andare in default. Ha sorpreso anche me questa decisione».

L’ex amministratore delegato del Milan ha poi fatto il punto su quello che avrebbe dovuto essere il piano di espansione del club in Cina. 




«Sicuramente erano troppo ottimistici i valori riportati nel piano relativi alle entrate da mercato cinese», afferma Fassone.

«Il presidente Yonghong Li era convinto di riuscire a centrare quei target. Poi, come si è visto, la Cina ha dato zero, ma siamo comunque riusciti a compensare con i ricavi da stadio e soprattutto plusvalenze: 35 milioni nella campagna estiva dello scorso anno, cedendo Niang al Torino e Lapadula al Genoa».

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Per quanto riguarda infine i suoi rapporti con l'attuale proprietà del club, che ne ha chiesto il licenziamento per giusta causa, Fassone ha spiegato: «Al Milan avevo la carica di ad e direttore generale. Le cifre non le voglio commentare, ma se avessi accettato quanto proposto dal Milan, sapendo che gli accordi erano altri, avrei dato l' impressione di essermene andato con qualcosa da nascondere. Deciderà il giudice a questo punto».

Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore il Milan avrebbe proposto a Fassone una buonuscita di 2 milioni, mentre il manager ne avrebbe chiesti 10.

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