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Sono trascorsi dieci anni dalla nascita di Perform Group (ora DAZN Group), la società globale di media sportivi che si è fatta conoscere anche in Italia grazie al lancio di DAZN, la piattaforma OTT creata un anno fa e nella quale sono state riposte parecchie aspettative.

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Il progetto DAZN ha permesso la creazione di un impero che fattura già più di 500 milioni di euro e che tra i propri marchi annovera Opta, Goal.com o Scout7. Una holding che si prepara a fare il salto di qualità, e che con DAZN è già attiva negli Stati Uniti, in Canada, in Italia, in Germania, in Austria, in Svizzera, in Giappone e in Spagna, dove ha annunciato il suo ingresso con i diritti Tv di MotoGP e Premier League per i prossimi tre anni.

Come scrive “Palco23”, l’investimento ha finora richiesto un grande sforzo dal punto di vista finanziario.  Tra il 2016 e il terzo trimestre del 2018 il gruppo ha accumulato perdite fino a 542 milioni di sterline (619 milioni di euro). Il motivo di questi risultati è da ricercare nel forte investimento tecnologico per garantire la qualità delle trasmissioni in diretta e per l’acquisto dei diritti Tv legati allo sport. 




In un anno si è passati da impegni di acquisto per 2.715 milioni di sterline (3.102 milioni di euro) a 3.802 milioni di sterline (4.344 milioni di euro), una crescita del 40%. Tra questi i 215 milioni di euro spesi in Italia per Serie A e Serie B, ma soprattutto gli oltre 800 milioni riservati a ridefinire il consumo audiovisivo della boxe negli Stati Uniti.

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Access Industries, primo azionista del Gruppo, ha confermato l'intenzione di continuare a fornire sostegno finanziario per garantire i fondi necessari al completamento degli investimenti nel settore OTT. Al momento, DAZN Group ha chiuso i primi nove mesi del 2018 con un fatturato di 392,8 milioni di sterline, il 30% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Oltre ad Access Industries, che controlla l'80% del capitale sono presenti altri azionisti che controllano il restante 20%, tra questi anche Dentsu Aegis. Tutti credono nella redditività a lungo termine del progetto, che cerca di adattarsi alle nuove abitudini di consumo audiovisivo, basate su contratti che non vincolano il cliente e sulla possibilità di fruire dei contenuti su più piattaforme.

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