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(Foto Insidefoto.com)

Football Leaks-Chelsea – Nuove rivelazioni da Football Leaks. Questa volta, protagonista il Chelsea di Roman Abramovich, che rischierebbe una pesantissima sanzione da parte della FIFA come sanzione per il tesseramento illegale di giovani calciatori.

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Football Leaks-Chelsea, i Blues avrebbero tesserato dei minori illegalmente

L’indiscrezione arriva da “Mediapart”, secondo cui il club londinese sarebbe finito sotto la lente d’ingrandimento per quanto riguarda il mercato dei giovani: nello specifico, la FIFA starebbe indagando su 19 tesseramenti, dei quali 14 sarebbero di minori. Tra questi anche quello di Bertrand Traoré, attaccante del Burkina Faso. I Blues avrebbero pagato le scuole al calciatore, agevolando inoltre il trasferimento di madre e fratello in Inghilterra nel 2011, quando era ancora minorenne (15 anni), violando quindi la normativa vigente.





Per questo motivo, i “Blues” potrebbero rischiare ora fino a due anni di blocco del mercato. Il caso è stato esaminato in prima battuta dal dipartimento di integrità e conformità del TMS, che avrebbe convinto a sua volta la FIFA ad avanzare una prima proposta di sanzione: quattro sessioni di mercato senza poter tesserare alcun calciatore.

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Football Leaks-Chelsea, Kantè rifiutò di farsi pagare l'ingaggio tramite paradisi fiscali

Restando nell’ambiente Chelsea, tra i documenti di Football Leaks si parla anche del centrocampista N'Golo Kanté, che una volta arrivato dal Leicester avrebbe rifiutato un pagamento dell’ingaggio tramite paradisi fiscali. Sempre secondo Mediapart, al francese fu proposto di ricevere il 20% del salario da 5 milioni di euro netti a stagione passando da una società con sede nell'isola di Jersey.

Il centrocampista francese, dopo aver dato l’ok creando anche una società per la gestione dei suoi diritti d'immagine, decise poi di fare marcia indietro, preferendo non correre rischi con le autorità fiscali. Alla fine, dunque, Kantè accettò quella modalità di pagamento (i diritti d'immagine hanno una tassazione inferiore agli ingaggi) ma attraverso una società ad hoc in Gran Bretagna, senza dunque passare da alcun paradiso fiscale.

 

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