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Nike Pallone Serie A 2018 2019
Il nuovo pallone Serie A firmato Nike (Foto Andrea Staccioli / Insidefoto)

Com’è cambiato il mercato del lavoro per i calciatori negli ultimi 10 anni? E’ questa la domanda alla quale ha provato a rispondere il CIES Football Observatory, nel suo rapporto mensile che si concentra sull’analisi demografica del mercato del lavoro dei calciatori.

Lo studio copre tre aree: formazione (giocatori cresciuti nel club di appartenenza), migrazione (calciatori espatriati) e mobilità (giocatori che hanno cambiato squadra durante l’anno). Lo studio si basa sulle squadre che hanno partecipato ai 31 campionati di massima divisione delle federazioni affiliate alla UEFA tra il 2009 e il 2018.

Il mercato del lavoro dei calciatori 2009-2018 – I giocatori cresciuti nei club di appartenenza

Partendo dall’aspetto formativo, In base alla definizione della UEFA, i giocatori cresciuti nel club sono quelli che hanno trascorso almeno tre stagioni tra i 15 ei 21 anni nella società di appartenenza. La percentuale di giocatori con questa caratteristica non è mai stata così bassa come al 1° ottobre 2018: 16,9% (-6,3% in dieci anni), e la diminuzione osservata nell’ultimo anno è stata la più grande mai registrata (-1,6%). Ad oggi, l’Europa settentrionale e centrale restano le zone con la più alta percentuale di calciatori cresciuti nei club di appartenenza, mentre l’Europa meridionale ha fatto registrare il valore complessivo più basso (12,8%). Al 1° ottobre 2018, la Serie A italiana è la massima divisione con la percentuale più bassa in Europa (7,4%).

La percentuale di giocatori cresciuti nei club di appartenenza per ogni campionato

Questi cali possono essere spiegati con il fatto che una percentuale crescente dei club non attribuisce la stessa importanza alla presenza di giocatori provenienti dai loro contesti giovanili nella prima squadra. Inoltre, i club meno ricchi hanno sempre maggiori difficoltà a trattenere i loro migliori giocatori.

Il mercato del lavoro dei calciatori 2009-2018 – I giocatori espatriati

Per quanto riguarda invece l’aspetto migratorio, lo studio si basa sui giocatori cresciuti al di fuori della federazione a cui è affiliato il loro club di appartenenza, e che sono andati all’estero per motivi legati al calcio.

Durante l’ultimo decennio, la percentuale di espatriati nei campionati analizzati è passata dal 34,7% del 2009 al 41,5% del 2018. È stata osservata un’accelerazione del processo di internazionalizzazione delle squadre. Siamo passati da una crescita annua dello 0,55% tra il 2009 e il 2013 a un aumento medio dell’1,17% tra il 2014 e il 2018. 



I valori per lega variano tra il 66,2% a Cipro e il 16,3% in Serbia. In 26 dei 31 campionati studiati, la percentuale misurata nel 2018 è superiore alla media del decennio. In Italia, il 56,5% dei giocatori appartiene a questa categoria.

Il mercato del lavoro dei calciatori 2009-2018 – I giocatori acquistati durante la stagione

La percentuale di giocatori acquistati durante l'anno dai club è un buon indicatore per misurare la mobilità nel mercato del lavoro. I calciatori provenienti direttamente dai settori giovanili non sono considerati come nuovi acquisti. Nel 2018, la percentuale di giocatori che ha firmato per l’attuale club è stata del 44,4%.

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Nell'Europa orientale e meridionale, al 1° ottobre 2018, la metà dei membri delle varie squadre si trovava in un altro club un anno prima. Questa proporzione è notevolmente inferiore nell'Europa occidentale e settentrionale. In 27 campionati su 31, la percentuale di nuove reclute nel 2018 era superiore alla media misurata nell'ultimo decennio. Per quanto riguarda la Serie A, la percentuale di nuovi acquisti nel 2018 ha raggiunto il 47%.

Il mercato del lavoro dei calciatori 2009-2018 – Conclusioni

In sostanza, i dati di questo studio mostrano che la stabilità sta diventando un lusso che pochi club (e giocatori) possono permettersi. In questo senso, non sorprende scoprire che i club ricchi sono in cima alla classifica delle squadre che hanno cambiato il minor numero di giocatori: Bayern Monaco (76 giocatori), Real Madrid (76) e Barcellona (79).

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In generale, il mercato del lavoro dei calciatori in Europa vede una diminuzione della presenza di giocatori cresciuti nei club di appartenenza, una percentuale più forte di calciatori espatriati e una maggiore mobilità. Questi processi possono essere visti come problematici dal punto di vista del ruolo che i club dovrebbero svolgere nel loro ambiente locale.

Sempre più squadre sono orientate verso il breve termine. I proprietari e i dirigenti tendono a ottimizzare i rendimenti finanziari sul mercato dei trasferimenti a scapito dei risultati sportivi. Un numero crescente di giocatori considera la propria squadra come un semplice trampolino verso mercati più redditizi. La crescente instabilità che ne risulta limita la competitività sportiva di un numero sempre maggiore di squadre, a vantaggio dei club più ricchi e meglio strutturati, che dominano i rispettivi campionati.

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