Wolfsburg - Olympique Lyonnais Women's Champions League Final 2016 - Foto Andrea Staccioli / Insidefoto

L’estate 2017 del calcio femminile è stata un trionfo in termini di partecipazione.

Gli europei in Olanda hanno rappresentato un momento di ulteriore crescita per il movimento, come testimoniato dai dati sia allo stadio che di ascolto tv.

In Italia, invece, l’estate 2017 verrà ricordata come quella dell’arrivo della Juventus nel campionato.

Un approdo non privo di polemiche: i bianconeri hanno rilevato il titolo sportivo del Cuneo ed hanno fatto subito una campagna acquisti importante.

Ad oggi le giocatrici sono ancora considerate dilettanti, ma è chiaro che l’arrivo della Juve ha dato all’intero movimento una spinta alla crescita importante.

Nelle ultime settimane anche il Manchester United ha fatto trapelare di essere in procinto di varare la sua formazione femminile.

In Inghilterra il campionato nelle ultime stagioni ha visto l’emersione di club come Manchester City, Arsenal, Chelsea.

Il Liverpool, per fare un paragone tecnico, due stagioni fa è stato eliminato dalla Champions per mano del Brescia, mentre il City è stato semifinalista lo scorso anno.

In Francia il campionato è a senso unico, ovvero viene dominato da Lione e Psg che sono anche state finaliste della scorsa Champions League.

Per tradizione un buon livello lo esprime il campionato svedese, mentre la Bundesliga è forse il torneo più competitivo.

Ma anche qui, dove nelle ultime stagioni si è registrata la crescita del Bayern, non tutte le giocatrici sono professioniste.

Cosa possiamo aspettarci nei prossimi anni?

L’impressione è che la Superlega, tanto evocata per gli uomini, possa rappresentare una soluzione perfetta per le donne.

La crescita dello sport femminile come opportunità mediatica e di business

Lo è sul piano sportivo.

Il calcio femminile è meno diffuso in termini di partecipazione e questo significa che i problemi di competitività dei campionati maschili (il riferimento è all’egemonia di Juve, Bayern, Psg) finiranno per essere accentuati, soprattutto nel lungo periodo.

Una dimensione europea, in questo senso, porterebbe a notevoli possibilità in termini di competizione e di qualità.

Lo è su quello promozionale.

Si gioca a calcio, in generale si fanno sport, spesso per spirito di emulazione, per essere come il proprio supereroe.

Il calcio femminile ha bisogno di supereroi, di squadre e di appeal crescente. Un torneo continentale potrebbe attirare molte giovani tifose e invogliare molte giovani praticanti.

Lo è certamente in termini economici.

Un campionato europeo con le migliori squadre ad affrontarsi ogni settimana sul campo può attirare grande interesse in termini di pubblico e di audience televisiva.

Significherebbe vedere ad esempio la Juventus e altre big italiane (la prossima dovrebbe essere l’Inter, già informalmente al seguito di una squadra che gioca in Serie B) confrontarsi con Barcellona, Manchester City, Psg, Bayern.

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Un format a 16 squadre, con 30 partite per squadra, potrebbe essere poi appetibile anche per le televisioni.

L’incasso dalla vendita di diritti tv difficilmente sarà – anche in futuro – così rilevante per una società europea.

Ma in una logica continentale tutto potrebbe cambiare.

Unire i migliori bacini d’utenza europei – non solo in termini geografici ma soprattutto di fan base – sarebbe importante in termini di seguito.

Una recente ricerca dell’Università di Stirling, in Scozia, ad esempio puntualizzava.

Sebbene la UEFA abbia investito un totale che si aggira intorno ai 22 milioni di euro durante il periodo 2012-2016, il calcio femminile rimane ancora indietro rispetto al calcio maschile in Europa in termini di partecipazione, professionalizzazione e interesse generato tra i tifosi, media e sponsors.

La mancanza di copertura mediatica e’ un fattore fondamentale per la marginalizzazione di questo sport poiche’ impedisce alle societa’ di poter attrarre gli sponsors che, di conseguenza, ha un effetto sullo sviluppo economico e, quindi, tecnico.

Il prodotto sarebbe poi altamente esportabile, in Asia come nel Nord America, dove il movimento femminile riscuote importanti consensi.

La fattibilità, poi, è certamente più alta rispetto a un torneo maschile.

Le società femminili non hanno la struttura complessa, i ricavi e gli asset di quelle maschili e meglio si prestano all’operazione.

La tradizione inferiore, poi, farebbe apparire certamente superiori le opportunità di sviluppo rispetto ai rischi di impoverire l’esistente. Sia dal punto di vista collettivo che delle singole società.

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Si potrebbe anche pensare ad una regolamentazione immediata in termini di salary cap, disciplina delle rose e del mercato.

 

E anche qui la situazione attuale fa apparire opportunità superiori: imporre un salary cap e un salary floor sarebbe molto più facile che nel calcio maschile.

Che il calcio europeo sia in un momento di grande cambiamento è sotto gli occhi di tutti. Che siano le donne a giocare d’anticipo, forse, l’hanno pensato in pochi.

Ma le ragioni di un nuovo torneo strutturato in questo modo sono indubbiamente forti.

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