Tra i fenomeni in grande ascesa nello scenario calcistico europeo vi è certamente quello del calcio femminile. Oggetto di attenzione e di studio a tutte le latitudini, il movimento rosa sta vedendo crescere l’interesse. Nel 2016 i mondiali in Canada sono stati i più seguiti di sempre mentre quest’anno tra luglio e agosto 2017 si svolgeranno gli europei in Olanda. Sullo sviluppo del calcio femminile in Europa abbiamo recentemente ricevuto questo contributo di Maurizio Valenti, dottorando all’Università di Stirling, in Scozia.

Quale futuro per il calcio femminile in Europa: la storia

L’idea che il calcio fosse una attivita’ moralmente e fisicamente inappropriata per le donne divento’ il pensiero unico nell’Europa degli anni ’20, quando la quasi totalita’ delle federazioni calcistiche impose il divieto per le calciatrici di utilizzare i campi per le loro attivita’, praticamente proibendo alle donne di giocare a calcio e segnando radicalmente la storia del calcio femminile.

Tra le ragioni che spiegano questa ostilita’ delle federazioni nei confronti delle donne sembra esserci essenzialmente la paura da parte delle autorita’ calcistiche dell’epoca che il successo ottenuto dal calcio femminile negli anni della Prima Guerra Mondiale potesse di fatto minare all’immagine del calcio maschile.

Nonostante il divieto, pero’, alcune delle squadre formatesi durante il periodo della Guerra continuarono comunque ad organizzare amichevoli e competizioni non ufficiali (tra le squadre piu’ importanti figura senza dubbio il Dick, Kerr Ladies che festeggia il centenario dalla creazione quest’anno).

Tuttavia, il divieto imposto dalle federazioni contribui’ in modo significativo a rendere il calcio femminile uno sport emarginato dal punto di vista sociale, culturale e soprattutto economico.

Il 1970 fu un anno cruciale per lo sviluppo del calcio femminile in quanto le maggiori organizzazioni nazionali e internazionali – UEFA, FIFA e CIO – decisero di intraprendere ua politica di supporto cancellando di fatto il divieto vigente fino ad allora e iniziando ad assorbire il calcio femminile nelle proprie strutture organizzative e di governance.

La prima edizione della Coppa del Mondo viene organizzata nel 1991, successivamente al Campionato Europeo che ha inizio nel 1984 con il supporto formale della UEFA. Negli ultimi due decenni le competizioni per le donne si sono moltiplicate con l’aggiunta di campionati per le selezioni giovanili e l’introduzione di campionati nazionali per i club in 49 delle 55 associazioni affiliate alla UEFA.

Quale futuro per il calcio femminile: sviluppo

Ci sono delle ragioni per cui poter credere che il calcio femminile possa evolversi e tornare ai fasti di un tempo stabilendosi come lo sport piu’ praticato tra le donne. La FIFA stima in oltre 30 milioni le donne che giocano a calcio a livello globale mentre la UEFA ha visto il numero delle giocatrici moltiplicarsi di ben sei volte dal 1985 con una cifra che si attesta intorno a 1,2 milioni di calciatrici nel 2015.

L’obiettivo della FIFA e’ quello di raddoppiare il numero di partecipanti entro il 2026 con il nuovo presidente Gianni Infantino che ha stabilito il calcio femminile tra le sue priorita’ stanziando 315 milioni di dollari per l’investimento e creando la Women’s Football Division all’interno della FIFA come branca operativa per lo sviluppo strategico e commerciale.

La UEFA sembra voler supportare l’espansione del calcio femminile attraverso dei finanziamenti speciali legati a progetti che implementino il percorso di crescita del calcio femminile in tutte e 55 le associazioni.

I dati indicano che il numero di calciatrici professioniste sta rapidamente crescendo in paesi come Germania, Danimarca, Norvegia e Svezia dove storicamente ci sono dei tassi di partecipazione molto elevati rispetto alle altre nazioni Europee.

Lo sviluppo del calcio femminile e’ evidente anche dall’ammontare di investimenti che le federazioni europee stanno finanziando (da 80,6 a 96,7 milioni di euro solo nelle ultime tre stagioni). La Football Association ha recentemente lanciato il proprio sistema di leghe nazionali mentre in Austria, Bosnia-Herzegovina, Inghilterra, Norvegia , Scozia e Spagna si sono registrati numeri record per presenza di spettatori durante le fasi preliminari della Champions’ League di questa stagione.

Sebbene la UEFA abbia investito un totale che si aggira intorno ai 22 milioni di euro durante il periodo 2012-2016, il calcio femminile rimane ancora indietro rispetto al calcio maschile in Europa in termini di partecipazione, professionalizzazione e interesse generato tra i tifosi, media e sponsors.

La mancanza di copertura mediatica e’ un fattore fondamentale per la marginalizzazione di questo sport poiche’ impedisce alle societa’ di poter attrarre gli sponsors che, di conseguenza, ha un effetto sullo sviluppo economico e, quindi, tecnico.

Un altro elemento connesso alla mancanza di attrazione sembra essere la scarsa competitivita’ delle squadre sia a livello nazionale che Europeo, come evidenziato dalla UEFA nel rapporto tecnico sulla Champions’ League del 2015. Per esempio, cinque delle ultime sei finali hanno visto confrontarsi un club francese contro un club tedesco. Inoltre, i risultati aggregati delle semifinali registrano sconfitte umilianti con differenze di 5 o 6 goal in una fase del torneo che, in teoria, dovrebbe essere tra le piu’ competitive.

Quale futuro per il calcio femminile: il caso della FA Women’s Super League e del Manchester City Ladies

Sono in totale 18 le divisioni nella piramide del calcio femminile inglese. Prendendo in considerazione la FA Women’s Super League (corrispondente alla Premier League maschile) salta subito all’occhio l’importanza di implementare un sistema di club licensing che permetta alla lega di operare un campionato sostenibilie e che sta gradualmente ottenendo dei risultati di successo.

Le richieste da parte della lega ai club sono strettamente connesse a delle garanzie sul potenziale commerciale, il bacino di utenza e nel complesso a gli aspetti finanziari del club.

I club devono rispettare un limite di spesa per gli ingaggi che rappresenti non oltre il 40% del budget annuale e non ci sono limiti minimi o massimi per i salari dei giocatori individuali.

Investire nel calcio femminile potrebbe sembrare un azzardo e invece, il caso dal Manchester City fa riflettere sulle reali potenzialita’ di ritorno sia dal punto di vista finanziario che di immagine.

Il sistema integrato sembra essere quello piu’ fruttuoso per il movimento femminile cosi come per le societa’ maschili. Numerosi sono, infatti, gli esempi presenti nella realta’ inglese (Arsenal, Chelsea, Manchester City tra le altre) al contrario di quanto accade nel contesto italiano, dove, tra le squadre di serie A femminile, solamente la Fiorentina ha il supporto economico da una compagine maschile.

La UEFA cerca di favorire gli investimenti nei club femminili esentando queste eventuali spese dal piano previsto per il Financial Fair Play. Tornando al caso del Manchester City, sebbene la perdita finaziaria sia stata di 270 mila sterline nell’ultimo anno, la squadra ha raggiunto traguardi sportivi importantissimi qualificandosi per i quarti di finale della Champions League e vincendo il double (campionato e FA Cup) durante l’ultima stagione.

Inoltre, grazie alla promozione che permette al Manchester City Ladies di utilizzare la piattaforma del City Football Group operante in tre diversi continenti, la squadra femminile ha incrementato le entrate commerciali da 0 a 200 mila sterline solo considerando il periodo 2014/2015.

Gli incassi al botteghino hanno registrato un aumento pari al 900% del valore nelle stesse stagioni. Senza contare l’enorme valore del free marketing e del messaggio positivo teso alla partecipazione e l’inclusivita’ in favore del City Football Group come risultato delle performance sportive del Manchester City Ladies.

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