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Neymar (Foto. Insidefoto.com)

L’acquisto più costoso della storia è pronto ad andare in porto. Manca solo l’ufficialità, ma Neymar è praticamente un giocatore del Paris Saint Germain: il brasiliano ha chiesto al Barcellona di essere ceduto, i blaugrana hanno risposto che potrà muoversi solo dopo il pagamento della clausola da 222 milioni e Wagner Ribeiro, agente del giocatore, ha prontamente risposto che la cifra sarà versata. E, dopo una mattinata in cui il brasiliano non si è allenato con gli ormai ex compagni a Barcellona, Lionel Messi lo ha anche salutato con un post su Instagram.

Affare fatto, quindi. “E il Fair Play Finanziario?”, è la domanda che tutti si (e ci) fanno. Ci sono vari aspetti da tenere in considerazione per quanto riguarda il regolamento Uefa, dal costo del personale, agli ammortamenti fino alle cosiddette parti correlate passando per il famoso break even.

Neymar al PSG, il bilancio parigino

Partiamo dal bilancio. Il PSG ha chiuso con un utile di circa 10 milioni sia il bilancio al 30 giugno 2015 che al 30 giugno 2016, con ricavi in crescita da 483,9 a 542 milioni di euro. Sono gli ultimi dati disponibili: per il 2017, bisogna affidarsi alle stime. Stime che parlano di un fatturato che dovrebbe crescere, visto che al probabile calo nei ricavi della Champions League (da 70 a 56 milioni) dovrebbe far fronte la crescita delle altre voci, in costante aumento nelle ultime stagioni, in particolar modo i diritti tv nazionali grazie all’entrata in vigore dalla stagione 2016/17 del nuovo contratto da 726 milioni annui per il campionato francese.

Il calciomercato farà salire ulteriormente i costi, che saranno però impattati dalle maggiori plusvalenze (nel 2015/16 ceduti solo Cabaye e Lavezzi per circa 19 milioni complessivi di incassi dai cartellini, mentre nel 2016/17 hanno lasciato il PSG i vari David Luiz, Digne e Stambouli per quasi 60 milioni) e dal risparmio di un ingaggio pesante come quello di Zlatan Ibrahimovic.

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I giocatori del Paris Saint Germain esultano dopo un gol (Foto: Insidefoto.com)

Dal punto di vista del break even ai fini FPF, occorre ricordare che non tutti i ricavi e i costi vengono considerati: la famosa super-sponsorizzazione da parte del Qatar Tourism Authority (QTA) dovrebbe venire ricondotta a fair value da parte dell’Uefa, mentre tra i costi non vengono conteggiati quelli relativi ad infrastrutture e settore giovanile. Difficile quindi ipotizzare la situazione attuale nel triennio 2015/2016/2017 in quanto al break even: non è automatico che il PSG sia già a posto, anche nella prossima stagione, per quanto riguarda il risultato di bilancio. Motivo per cui i parigini, da questo punto di vista, non è detto abbiano una totale libertà di manovra.

Neymar al PSG, il costo del brasiliano

Ma quanto peserebbe l’acquisto di Neymar sui conti dei parigini, in caso di acquisto diretto e non tramite aggiramenti? La cifra della clausola ormai è nota, parliamo di 222 milioni. L’ingaggio, invece, dovrebbe aggirarsi sui 30/35 milioni netti, al lordo circa 60 milioni di euro. A bilancio, quindi, parleremo di un peso annuo intorno ai 100 milioni di euro: circa 44 per l’ammortamento e i 60 dello stipendio lordo.

(Foto Insidefoto.com)
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Come rientrare, quindi, da un investimento di questa portata? La strada più semplice sono le plusvalenze, almeno per la prima stagione. I giocatori da cui ricavare incassi importanti non mancano: Di Maria, Matuidi, Aurier, Rabiot, la lista delle uscite resta lunga, dopo aver già incassato 13 milioni dalla cessione di Augustin al Lipsia, altri 4 da quello di Sabaly al Bordeaux e il risparmio degli stipendi di Sirigu (ceduto gratis al Torino) e Maxwell (ritirato). Cedere per rientrare dell’investimento, nel calciomercato è sempre la strada più facile da percorrere: servirà capire come farlo sul lungo periodo, visto che parliamo di un impatto su conto economico, come detto, di oltre 100 milioni a stagione tra ammortamenti e stipendio lordo.

Neymar al PSG, i ricavi

Ovviamente, c’è sempre la strada dell’aumento dei ricavi. L’arrivo di un uomo Nike come Neymar potrebbe anche spingere l’azienda statunitense, che oggi versa al PSG circa 25/30 milioni annui, ad alzare la cifra, anche per approfittare del peso del brasiliano in fatto di marketing. Poi c’è il fattore merchandising, che avrà un peso comunque limitato: il PSG venderà qualche maglietta in più, ma di certo non ci si ripaga di un acquisto da 222 milioni solo allo store.

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Senza dimenticare il discorso sportivo, visto che parliamo di un bilancio (quello al 30 giugno 2018, in cui saranno compresi i costi di Neymar) la cui stagione deve ancora disputarsi. Fermandosi agli ottavi nella Champions, nella passata stagione il Paris Saint Germain dovrebbe aver incassato intorno ai 56 milioni di euro in premi: nel 2015/16, quando venne eliminata ai quarti, ne ottenne circa 70. Dipende molto dalle fortune anche delle altre squadre francesi, ma andare fino in fondo (magari con una precoce eliminazione delle connazionali) potrebbe portare intorno ai 20 milioni di euro in più, senza considerare i ricavi aggiuntivi da stadio (seppur non considerevoli). E, sul fronte Ligue 1, vincere il campionato potrebbe aumentare i ricavi da diritti tv rispetto al 2016/17, in cui il titolo è andato al Monaco.

Neymar al PSG, il monte ingaggi e il fair value

Break-even per il FPF e bilancio, quindi, possono essere sistemati attraverso plusvalenze e ricavi, seppur non è detto bastino. Resta così in ballo anche la situazione monte ingaggi: per l’Uefa non si può superare il 70% per quanto riguarda il rapporto salari–fatturato. Nel 2015/16 il rapporto, come abbiamo già avuto modo di sottolineare, era al 54%: una percentuale che dovrebbe essere calata nel 2016/17 (tra gli addii di big come Ibra e David Luiz e gli arrivi dei vari Draxler e Krychowiak) e dovrebbe salire notevolmente con gli arrivi di Dani Alves e, ovviamente, Neymar. Anche da questo punto di vista, le cessioni permetterebbero di liberare spazio salariale e, insieme alla crescita del fatturato, mantenere i conti in linea con gli obblighi Uefa.

Nasser Al Khelaifi, Presidente PSG (Insidefoto)
Nasser Al Khelaifi, Presidente PSG (Insidefoto)

L’Uefa, però, potrebbe avere da ridire anche su un altro argomento, ovverosia quello delle cosiddette parti correlate (related party) che già avevano portato, tra le altre cose, alla prima sanzione per il PSG. In quel caso il peso della sponsorizzazione della QTA era stato ricondotto a fair value, in questa occasione invece potrebbe essere il costo di Neymar a venire considerato diversamente. Tra le ipotesi che si sono fatte negli ultimi giorni c’è quella riguardante la possibilità che il giocatore brasiliano firmi un contratto di sponsorizzazione con lo stesso QTA da 300 milioni, in modo da pagarsi la clausola e arrivare al PSG in sostanza a parametro zero. Un’ipotesi diversa, quindi, rispetto a quanto abbiamo fatto finora: sopra infatti abbiamo valutato l’impatto se la cifra venisse effettivamente spesa dalla società parigina.

Il QTA, quindi, è già considerato una parte correlata dall’Uefa: il pagamento di una sponsorizzazione di quel tipo e, in seguito, l’arrivo a “costo zero” di un giocatore, così, farebbe scattare il campanello di allarme. Tutto ruota intorno al concetto di fair value: ogni transazione deve avvenire ad un costo ritenuto congruo (non dall’Uefa ma da un’agenzia terza). La Uefa ha infatti la possibilità di far valutare ogni transazione, specialmente se collegata in questo caso ad una trattativa con una parte correlata: c’è quindi la possibilità che, nel caso in cui Neymar arrivi come fosse un parametro zero, la Uefa possa far valutare il costo del giocatore e, nel caso l’operazione non torni, farlo comunque risultare per quanto riguarda il FPF. Una strada impervia, quindi, ma che il PSG sembra intenzionato a intraprendere.