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Paulo Dybala allo Juventus Stadium - Foto Filippo Alfero Insidefoto

Occhi puntati sulla Juventus in Borsa: la società bianconera è da alcuni giorni ben comprata a Piazza Affari, con un’intensità anomala nello scambio di azioni rispetto al tradizionale movimento del titolo. I numeri: lunedì 20 febbraio sono passate di mano 8.525.041 azioni, il giorno successivo – cioè oggi 21 febbraio – il volume degli scambi si attesta a oltre 4,9 milioni. In due giorni si è mosso sul mercato più dell’1,25% del capitale sociale per un controvalore di circa 4,5 milioni di euro; dati in assoluta controtendenza rispetto al recente passato: la media dell’ultimo anno è inchiodata a 974mila azioni scambiate ogni giorno.

Nelle prime due sedute della settimana che porterà alla semestrale – in agenda venerdì – passando per la sfida di Champions League contro il Porto, insomma, è stato scambiato lunedì un volume quasi dieci volte superiore rispetto alla media e martedì si è sfiorato il per-cinque. Difficile pensare che sia stata opera del pubblico retail, sottolinea un broker parlando con Calcio e Finanza: “Piuttosto – dice – è la dimostrazione della maggiore attenzione dei fondi istituzionali interessati a considerare la società un buon brand internazionale”.

Grafico con il volume degli scambi del titolo della Juventus (Fonte: Borsa Italiana)
Grafico con il volume degli scambi del titolo della Juventus, fino al 20 febbraio 2017 (Fonte: Borsa Italiana)

La vivacità della Juventus a Piazza Affari ha premiato i possessori delle azioni e chi ha venduto è riuscito a guadagnare qualcosa, visto che ieri le share dei bianconeri sono state tra le migliori del paniere – +5,19% – e oggi hanno viaggiato stabilmente in territorio positivo, chiudendo a +2,25% sopra la soglia dei 34 centesimi di euro per titolo.

Lo scatto repentino dell’aumento dei volumi, si ragiona in ambienti finanziari, non dovrebbe essere legato né alla partita da giocare in Portogallo e né ai risultati del semestre che saranno resi noti venerdì. Dal punto di vista sportivo, infatti, è ancora troppo presto per poter fare una previsione sull’andamento della Champions 2016-2017 e per quanto riguarda i conti, all’opposto, tutto è già deciso con costi e ricavi sostanzialmente cristallizzati, al netto proprio della variabile europea: “Rispetto ad un mese fa – spiega il broker – non c’è nulla di nuovo” che possa aver spinto a comprare con foga il titolo.

La tendenza, allora, è slegare l’accelerata con i prossimi appuntamenti in agenda, sia sportivi che finanziari, soprattutto perché viene escluso che l’investimento da 4,5 milioni in 48 ore possa essere stato sostenuto dal pubblico retail, il solo che potrebbe lasciarsi andare dal coinvolgimento emotivo. “Se si apre un po’ l’orizzonte – viene spiegato – si può scorgere sul titolo un diverso interesse da parte degli investitori istituzionali, spinti ad puntare sulla Juventus dalla forza del brand” – un po’ come è avvenuto a Milano, città che è riuscita ad attirare nel calcio capitali stranieri grazie alla notorietà dei colori dei club e non per i risultati sportivi e finanziari raggiunti nelle ultime stagioni da entrambe le squadre meneghine.

Non è la prima volta, del resto, che la Juventus quest’anno finisce al centro della cronaca finanziaria per l’interessamento dei fondi. A luglio Lindsell Train, investitore istituzionale britannico, ha portato la sua partecipazione nel capitale bianconero al 10% e all’epoca era emerso come la scelta di investire fosse dovuta al buon prezzo del titolo rispetto al costo degli altri club europei al centro di operazioni di m&a. Anche alla fine dell’estate si è parlato dell’interessamento di altri fondi, come Blackrock e Vanguard, che si sarebbero avvicinati all’1% del capitale, restando lontani dalle soglie di comunicazione alla Consob. Almeno fino ad ora.

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