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Un pallone utilizzato nelle gare di Europa League (Foto: Insidefoto.com)

Un consiglio per niente velato a tutti i calciatori: “Non firmate con squadre della Serbia in questa sessione di mercato”. È FIFPro, il sindacato mondiale dei giocatori, a bollare come indesiderata la destinazione europea. Il motivo presto detto: secondo l’associazione che tutela il lavoro dei calciatori nel mondo, in Serbia ci sono le peggiori condizioni per coltivare la professione.

Secondo FIFPro, nel paese spesso i calciatori non sono pagati in tempo e c’è una corsa sfrenata ai trasferimenti, non sempre per natura tecnico-sportiva. Ma far peggiorare le cose è stata la decisione della Federazione serba di modificare l’assetto della National Dispute Resolution Chamber, cioè l’ente che fa da arbitro nelle cause di lavoro.

La Resolution Chamber ha ringraziato e congedato i membri rappresentanti dei calciatori, aprendo le sue riunioni ai soli a chi è stato scelto dai club. FIFPro, infatti, denuncia che adesso la Chamber è controllata dalle società e per i calciatori “ci sono addirittura meno chance di ottenere un giusto trattamento” in caso di soprusi da parte dei club. I regolamenti della FIFA, poi, non sono rispettati perché stabiliscono che tali organi dovrebbero essere paritetici, con una rappresentanza identica tra calciatori e club.

Quanto fosse complicata la situazione in Serbia era già chiaro dal Global Employment Report della stessa FIFPro che aveva evidenziato come il 68% dei calciatori non ricevesse il proprio stipendio in tempo, mentre “l’89% era spinto ad accettare trasferimenti ad altri club”.

Quello che accade in Seria è “una violazione dei diritti fondamentali dei calciatori professionisti che adesso giocano in un luogo senza regole”, spiega il Segretario generale di FIFPro Theo van Seggelen. “Abbiamo chiesto immediatamente alla Federazione serba di modificare la sua decisione di non , ma fino a quando non cambieranno le cose noi chiediamo ai calciatori di non andare e non giocare a calcio in Serbia”.

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