Nei giorni scorsi il Watford di Gino Pozzo è stato accusato dal Daily Telegraph di scorrettezze finanziarie. Il presidente – che con la famiglia detiene anche la proprietà dell’Udinese – risponde oggi parlando con il quotidiano italiano La Repubblica, ma rilancia su modello inglese e riforme necessarie per il rilancio della Serie A.

Innanzitutto le accuse. Pozzo le definisce “Millanterie”, spiegando di aver già dato alle autorità tutta la documentazione necessaria per dimostrare l’estraneità alle accuse, ma si consola: “Per fortuna in Inghilterra non bisogna aspettare anni per avere giustizia”.

Da qui nascono alcune riflessioni dello stesso Pozzo, che aggiungono temi al dibatto in corso tra i presidenti e dirigenti della serie A.

Già il bolognese Claudio Fenucci e il sampdoriano Antonio Romei hanno espresso nelle scorse settimane le loro opinioni.

Quella di Pozzo è invece una testimonianza qualificata dall’esperienza diretta nell’ambiente Premier.

Il friulano è convinto: “nel mondo come appel siamo secondi solo agli inglesi, ma abbiamo svilito il prodotto anzichè valorizzarlo”.

Per questo Pozzo – interrogato su stadi, sicurezza e competitività della Serie A – indica la via maestra: “In Italia non si ragiona di “sistema” calcio. L’elenco che lei ha fatto è collegato, c’è un filo che lega tutto, ogni aspetto si porta dietro l’altro”.

Prima anomalia evidenziata da Pozzo. Diritti tv: “In Italia con l’Udinese posso anche provare a vincere lo scudetto ma i miei diritti lieviterebbero al massimo di 5 milioni di euro. Abbiamo una ripartizione che tende a mantenere lo “status quo” voluto dalle grandi”.

Secondo Pozzo la variabilità inglese invece è un’incentivo a investire sulla squadra. “I 130 milioni di euro – spiega – possono diventare 180 se entrassi in zona coppe e se facessi il miracolo del Leicester, arriverei vicino ai 250 milioni di euro. Un incentivo a investire sulla squadra e quindi contribuire ad aumentare lo spettacolo con più tifosi allo stadio”.

La proposta: “I presidenti facciano un passo indietro e diano pieni poteri ad un manager che possa lavorare in autonomia sul prodotto calcio: dai diritti tv , agli stadi, al marketing”.

Si parla di Galliani come possibile super manager. “Non è il tempo dei nomi: ora priorità ai programmi”.

Romei, dirigente della Sampdoria, sostiene che si deve rivedere il discorso sicurezza. «Riportare la gente allo stadio è una priorità e tra le tante cause che hanno portato alla fuga dei nostri tifosi c’è anche il tema degli stadi trasformati in bunker”.

Differenze Udine – Watford? “A Udine il nuovo stadio è senza barriere, ci siamo presi una bella responsabilità. La differenza sostanziale con Watford? Li la vera barriera è la certezza della pena. Chi sgarra dentro uno stadio inglese sa che pagherà senza alcun dubbio. Una pena commisurata al danno, dai 15 giorni ai 6 mesi, ma il tifoso può stare certo che se li farà tutti in cella”.

Pozzo quindi propone di riaprire il tavolo col ministero dell’Interno: “Noi togliamo le barriere, lo Stato ci deve dare gli strumenti per garantire l’ordine: servirebbero leggi e pene “da stadio”.

Mentre sui nuovi impianti (un problema che non tocca l’Udinese, ormai dotato di un “Friuli” di proprietà) “servono procedure più snelle e facilitazioni per accedere al credito. A Udine abbiamo pagato la burocrazia: anche senza chiedere un euro per lo stadio ci abbiamo messo 10 anni per completarlo. A Watford in 10 giorni ho avuto i permessi per rifare le tribune. E la metro me l’ha portata il sindaco senza chiedere nulla”.

LASCIA UNA RISPOSTA:

Please enter your comment!
Please enter your name here