Perchè i cinesi investono nel calcio italiano. Perché l’Italia e perché adesso? Sono queste le domande da porsi parlando dell’interesse dei cinesi per il calcio tricolore. Finora gli unici casi di incursioni straniere in serie A sono stati quelli della Roma (l’americano James Pallotta), dell’Inter (l’indonesiano Erick Thohir) e del Bologna (l’italo-canadese Joey Saputo). La domanda è quella che molti tifosi si fanno. Il quotidiano MilanoFinanza ha provato a dare alcune risposte.

Perchè facoltosi imprenditori cinesi, come Zhang Jindong, a capo del colosso dell’elettronica di consumo Suning, sembrano intenzionati a investire centinaia di milioni per entrare nel calcio italiano passando dalla porta principale, ossia rilevando i pacchetti di controllo di Milan e Inter?

Una strada, la loro, che a onor del vero ha percorso prima di loro il presidente del Pavia Xiadong Zhu, a capo del Pingy Shanghai Investment, anche se chiaramente lo scenario attuale è ben più complesso e di grosso calibro rispetto a quell’operazione che appariva isolata e fine a se stessa.

Le ragioni sono sostanzialmente tre.

Wang Jialin di Wanda Group ha il 70% di Infront, il 30% in mano a una  cordata di soci cinesi
Wang Jialin di Wanda Group ha il 70% di Infront, il 30% a altri soci cinesi

La prima è di sistema (cinese, ovviamente). Il premier cinese Xi Jingping punta a far disputare i Mondiali del 2030 nel Paese asiatico. Di questo piano CF – calcioefinanza.it parla da circa un anno, fin da quando il calcio è entrato (prima volta per uno sport) nel piano quinquennale del governo.

Nelle ultime due sessioni di calciomercato i team della Super League cinese hanno speso speso il corrispettivo di 258,9 milioni di euro per allestire rose superando addirittura la Premier League (247,3 milioni). Il colosso Dalian Wanda è l’ariete del movimento: il gruppo di Wang Jianlin ha comprato Infront (gruppo leader europeo nei diritti televisivi), e ha rilevato il 20% del capitale dell’ambizioso Atletico Madrid, attuale semifinalista in Chanpions League.

investimenti cinesi nel calcio italiano

Il secondo motivo è legato alle opportunità d’investimento rimaste a disposizione. In Spagna i cinesi sono entrati nell’Atletico Madrid e nell’Espanyol e qui verosimilmente si fermeranno, dal momento che le big Real Madrid e Barcellona appaiono inavvicinabili. Così come lo sono i campioni tedeschi del Bayern Monaco.

In Inghilterra, dopo che China Media Capital Holding e Citic Capital hanno rilevato il 13% della holding che gestisce il Manchester City dello sceicco Mansour, i club più blasonati sono già in mano a gruppi statunitensi (Manchester United) o a oligarchi russi (come il Chelsea di Abramovich).

Dunque, siccome la Francia, Psg a parte, non è considerato un campionato (e un business) appetibile, per mettersi in mostra nell’ambito del calcio europeo non resta che puntare sull’Italia. Dove il cartello vendesi è appeso sulla porta di diversi club: oltre a Milan e Inter, anche Genoa e Sampdoria cercano capitali esteri. E lo stesso Pallotta, stando almeno alle voci che circolano nella Capitale, potrebbe prima o poi dire addio alla Roma.

Va poi segnalato che proprio un gruppo cinese è interessato a rilevare una quota intorno al 20% dell’Udinese per poi magari arrivare a mettere un piede anche in Granada (Liga) e Watford (Premier League), gli altri due club di proprietà dei Pozzo.

milan tifosi cinesi

La terza ragione è economica e di immagine. I club italiani, infatti, hanno prezzi d’acquisto ragionevoli, soprattutto se confrontati con quelli delle squadre della ricchissima Premier League. Il Milan, per esempio, in Cina ha un largo seguito, preziosa eredità della lunga stagione di successi internazionale dei rossoneri, iniziata verso la fine degli anni 80 e proseguita per oltre due decenni.

A questo punto il Milan potrebbe essere solo l’apripista di un processo ben più complesso di acquisizione di società (o quote) di club italiani da parte dei cinesi, che partendo da una delle società più blasonate stanno dando un segnale fortissimo all’intero sistema.