Caso Infront, non solo la magistratura: ora interviene anche la politica. È infatti allo studio una modifica importanta alla legge Melandri-Gentiloni, quella cioè regolamenta i diritti tv e la mutualità ai club.

A riportarlo è Il Fatto Quotidiano, che analizza quelle che saranno le novità. E tra i punti più importanti compare anche quello riguardante il soggetto che svolge “attività di advisor dell’organizzatore della competizione”, cioè Infront. Alla quale, stando alla nuova stesura della legge, sarebbe vietato di:

– Assumere identici incarichi per i club che partecipano alla competizione;

– Commercializzare i diritti di sponsorizzazione e di archivio delle società che partecipano al campionato di cui sono advisor;

– Realizzare la produzione audiovisiva delle partite, oggi gestita da infront che poi fornisce le immagini a Sky e Mediaset;

– Commercializzare i diritti audiovisivi di altri campionati professionistici, come la Serie B, che non a casa ha già annunciato il divorzio da Infront.

Le modifiche, continua Il Fatto Quotidiano non sono ancora state depositate, ma dovrebbero diventare realtà nel giro di qualche settimana. Anche perché il lavoro degli esponenti del Partito Democratico che sono alle spalle della novità prosegue ormai da alcuni mesi.

Caso Infront, l’indagine della magistratura

Intanto continua anche l’inchiesta della magistratura, che sta indagando ancora su Infront, sui rapporti con le società di calcio e sulla spartizione dei diritti televisivi 2015-18. L’ultima notizia è la perquisizione della Guardia di Finanza ieri mattina negli uffici milanesi di Infront Italia, alla ricerca di contratti, rapporti, bonifici bancari all’estero e reali quote societarie. Il prossimo passo importante, per quanto riguarda l’indagine sulla spartizione dei diritti tv, sarà il 16 febbraio, quando Sky, Rti Mediaset Premium, Lega Calcio e Infront si troveranno a discutere l’imputazione di fronte all’Antitrust per l’audizione finale, ultimo momento di confronto tra accusa e difesa. E c’è chi sta facendo i conti, come la Lega Calcio, che ha già quantificato l’ipotesi peggiore con una multa di 36 milioni di euro (nell’ipotesi migliore intorno ai 2 milioni di euro), anche perché è difficile che non ci siano condanne da parte dell’Antitrust

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