Contratti, rapporti, bonifici bancari all’estero e reali quote societarie. Una pattuglia del Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza, ieri mattina, si è presentata negli uffici milanesi di Infront Italia, con uno scopo preciso. Lo riporta dettagliatamente, questa mattina, il quotidiano La Repubblica.

Con un decreto di perquisizione di tre pagine, gli investigatori hanno dato esecuzione a un provvedimento dei pm Roberto Pellicano, Antonio Filippini e Giovanni Polizzi. Il filone è quello che vede i manager italiani di Infront indagati per ostacolo agli organi di vigilanza (Covisoc) e turbativa d’asta.

Il primo reato è legato alle presunte partecipazioni fittizie in alcune società di calcio. Il secondo si concentra sul metodo di spartizione dell’asta sui diritti televisivi della Serie A, nel triennio 20015-2018, di cui Infront è stata advisor per conto della Lega Calcio. La notizia dell’indagine, anticipata a ottobre da Repubblica, ha fatto dei marcati passi in avanti, dunque.

A quanto si apprende i nuovi spunti investigativi traggono origine dalla voluntary disclosure, una sorta di scudo fiscale, che i tre manager di Infront, dal patron, Marco Bogarelli, ai suoi due soci Giuseppe Ciocchetti e Andrea Locatelli hanno presentato a novembre.

Il documento denunciava al fisco italiano una evasione da circa 30 milioni di euro avvenuta attraverso operazioni su società estere. La corposa documentazione allegata è stata acquisita nei giorni scorsi dalla procura di Milano e proprio grazie a queste nuove carte si è deciso di perquisire la sede della società in via Derruta.

Tra il denaro oggetto della «amnistia» fiscale richiesta ci sarebbero infatti versamenti che la società di Bogarelli e soci avrebbero ricevuto da Riccardo Silva, proprietario della Mp Silva, che si è aggiudicata l’asta per la vendita all’estero della Serie A per il triennio 2015-2018 in cambio di un compenso a salire di 172 milioni il primo anno, 185 per il secondo, e 200 per il terzo.

A che titolo, Silva paga quei soldi a Infront Italia? È per caso una forma di retrocessione alla società che ha gestito quella gara? Sono i sospetti degli inquirenti. Silva, interpellato da Repubblica, si chiama fuori. «Infront è una nostra concorrente e, in generale, un’azienda con la quale ci capita di avere normali rapporti economici. Da noi sempre regolarmente contrattualizzati, fatturati e dichiarati».

Agli atti dell’inchiesta ci sono anche i contratti tra Infront e praticamente tutte le società professionistiche dalla Serie A alla Lega Pro (nella massima serie sono escluse Sassuolo e Frosinone).

Nel mirino sono finiti soprattutto rapporti che fonti investigative definiscono «privilegiati», tra Infront e Milan, Lazio, Genoa, Bari e Brescia. Lo sviluppo dell’indagine è inoltre legato a verifiche effettuate in estate, che hanno portato a una serie di intercettazioni telefoniche. Del loro contenuto ieri i militari hanno cercato riscontri.

Da quel poco che emerge dal riserbo che accompagna l’indagine, attraverso Infront, all’interno del Palazzo del calcio, si sarebbe creato un vero e proprio asse con le società legate a doppio filo con Infront, e di cui sarebbe stata considerata «nemica» soprattutto la Juventus. Considerata – secondo quanto starebbe emergendo dalle carte in mano ai pm milanesi – «nemica», soprattutto per lo stretto legame con Sky.

A ottobre era scattata una prima raffica di perquisizioni che aveva portato all’iscrizione tra gli indagati, oltre ai manager Infront, anche Silva e a due alti manager di Rti – società Mediaset -, i presidenti di Genoa, Lazio e Bari, Enrico Preziosi, Claudio Lotito e Gianluca Paparesta

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