Superlega al posto della Champions: il Sun denuncia "il complotto dei giganti"

“I giganti del calcio europeo stanno complottando per trasformare la Champions League e garantirsi nel lungo periodo i maggiori introiti della competizione”. Lo rivela il tabloid inglese The Sun.

The Sun (tabloid)
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“I giganti del calcio europeo stanno complottando per trasformare la Champions League e garantirsi nel lungo periodo i maggiori introiti della competizione”. Lo rivela il tabloid inglese The Sun secondo cui alcuni club tra cui Manchester United e Milan starebbero esaminando le opportunità per forzare la formula della Champions League a partire dal 2018.

“Questo metterà fine ai sogni europei di squadre come Leicester” ammonisce sempre il Sun che aggiunge: “Il loro piano darebbe i big money in automatico alle grandi squadre in gara ogni anno e chiuderebbe invece la porta ai club che stanno cercando di fare il salto di qualità”.

L’ipotesi avanzata dal Sun è in controtendenza rispetto al tema affrontato da Calcio e Finanza negli scorsi giorni. Analizzando il tema infatti CF aveva provato ad immaginare la nascita della Superlega attraverso la rinuncia dei grandi ai campionati nazionali e la creazione di un nuovo campionato.

Quanto invece scritto dal tabloid è totalmente diverso: significa che i grandi club starebbero cercando di accaparrarsi tutto, a prescindere dai meriti sportivi con campionati nazionali sempre più sbilanciati e coppe europee non solo dominate (come già accade) da pochi nomi, ma con la garanzia della presenza nel lungo periodo (che garantirebbe soprattutto la continuità dei fatturati).

Il piano segreto in discussione al più alto livello della European Club Association, che rappresenta i club di alto livello del continente è quello di garantire un posto dal 2018 a squadre come Chelsea, Liverpool e appunto Milan o Manchester United.

Il comitato esecutivo Eca starebbe quindi formulando un piano per imporre all’Uefa il cambiamento a partire dalla prossima scadenza dell’accordo TV sulla Champions League.

A spingere molto in questa direzione sarebbero soprattutto i club inglesi.

E’ del tutto evidente che con il nuovo contratto dei diritti tv, infatti, la Premier league sarà sempre più competitiva e quindi sarà molto difficile per i grandi club avere continuità di partecipazione alla Champions. Basti dire che oggi il diciassettesimo club fattura più del Napoli e che dall’anno prossimo avrà un 50% in più garantito sui propri incassi da tv, con un minimo garantito di 150 milioni di euro.

Gli inglesi quindi si trovano tra due fuochi: nessun interesse ad uscire dalla Premier – che peraltro è nettamente più appetita dai tifosi stessi come dimostrano le affluenze agli stadi e gli stessi prezzi dei biglietti – ma al contempo la necessità di mantenere lo status europeo.

Il rischio ad esempio è che ogni 2-3 anni squadre come le due di Manchester, il Chelsea o il Liverpool oltre all’Arsenal si trovino fuori dalla massima competizione a fronte di top club non inglesi (soprattutto Bayern, Psg, Real Madrid, Barcellona e Juventus) che hanno il posto di fatto garantito. E del resto questo è quanto accaduto negli ultimi anni.

Le inglesi starebbero quindi giocando di sponda con altre nobili decadute come il Milan (ma ovviamente l’Inter ha lo stesso intento) per premere collettivamente affinchè passi un modello diverso. Decisiva naturalmente anche la crisi in corso all’UEFA dopo li scandali che hanno colpito il presidente Michel Platini.

Il caso più recente e clamoroso è quello dell’Eurolega di basket, che già da parecchi anni adottava un sistema di licenze pluriennali legate ai risultati (con vincoli abbastanza larghi, va detto) e al bacino d’utenza. Dal 2016/17 il massimo torneo cestistico europeo varerà un format molto più esclusivo, con 16 squadre di cui 11 con licenza decennale (con opzione per i dieci anni successivi) tra le quali l’Olimpia Milano, una regular season di 30 gare garantite e un cammino di 37 partite (al massimo) per le squadre qualificate alla Final Four.