Per la seconda volta in due anni il maggior azionista dell’Arsenal, l’imprenditore statunitense Stan Kroenke, riceverà un pagamento di 3 milioni di sterline, per aver offerto al club tramite la sua holding sportiva “servizi strategici e di consulenza”.

Una situazione che non sta piacendo affatto all’Arsenal Supporters’ Trust, la rappresentanza dei tifosi/azionisti del club, che affidandosi alle parole di un portavoce ha fatto sapere di non gradire affatto. L’accusa dell’Ast è chiara: Kroenke userebbe il club come un investment vehicle, allo stesso modo in cui la famiglia Glazer amministrerebbe il Manchester United.

Gli investimenti di Kroenke nello sport

Tra i Glazer e Kroenke esistono in effetti diversi punti di contatto. A cominciare dalla nazionalità e dal campo degli investimenti, quelli sportivi. Multimilionario con un patrimonio personale stimato da Forbes di 7,6 miliardi di dollari nel 2015, Kroenke non è solo marito di Ann Walton, rampolla della famiglia che possiede il colosso Usa Wal-Mart, ma è anche a capo della Kse, la Kroenke Sports and Entertainment, tramite la quale amministra il proprio portafoglio di investimenti nel settore sportivo, che comprende (o ha compreso) i St. Louis Rams nella Nfl, i Denver Nuggets nella Nba, i Colorado Avalanche nella Nhl, oltre alla partnership per diventare co-proprietario dei Colorado Crush, squadra della Arena Football League, e la fetta di maggioranza dell’Arsenal, club di Premier League.

Tra gli investimenti, ci sono anche quelli nelle infrastrutture sportive: la Kse possiede il Pepsi Center di Denver (“casa” dei Nuggets e degli Avalanche), oltre che la comproprietà del Dick’s Sporting Goods Park di Commerce City, che ospita le gare dei Rapids. Nel tempo, tale portafoglio si è evoluto, in particolare per le regole della Nfl che impediscono la mutiproprietà di più franchigie: tra il 2010 e il 2014 Kroenke ha progressivamente ceduto le amministrazioni dei Nuggets e degli Avalanche al figlio Josh.

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Stan Kroenke, azionista di maggioranza del club dal 2011

“Kroenke valorizza e rispetta la tradizione e la storia di questo club molto speciale. siamo certo che sarà un ottimo custode del suo futuro”. Così Peter Hill-Wood, discendente di una delle due storiche famiglie proprietarie del club (l’altra è la Bracewell-Smith), nel 2011 commentava la fine della trattativa che consegnava di fatto a Kroenke la maggioranza del club. Ovvero, la maggioranza della parent company, la Arsenal Holdings, che controlla i Gunners e 12 società in tutto, tra cui due che si occupano della gestione dell’Emirates Stadium e la Arsenal Overseas Ltd che invece gestisce la parte retail.

La gestione dell’Arsenal e i 6 milioni di sterline alla Kse

Si concludeva così, con una transazione multimilionaria, la scalata di Kroenke al club di Londra iniziata quattro anni prima. Nel 2007, il milionario aveva acquisito il 9,9% della società dalla Itv, in un periodo in cui gli Stati Uniti stavano prendendo piede sempre più in Premier League: prima di lui, erano sbarcati nella massima divisione calcistica britannica i Glazer allo United e la coppia Gillet-Hikcs al Liverpool. Anche per questo, l’arrivo di Korenke era stato visto con scetticismo in Inghilterra: il timore era che i tycoon potessero sfruttare il club solo ed esclusivamente per trarne profitto.

Nel frattempo però, Korenke non si è fermato, arrivando a prendere fino al 29,9% del club nel 2008 ed entrando nel board del club. Venne così a crearsi una rivalità con la Red & White Holdings co-detenuta dai magnati Alisher Usmanov e Farhad Moshiri, arrivati a detenere il 29,25% del club.  Nell’aprile 2011, la transazione milionaria: Kroenke acquista il 15,9% di Nina Bracewell-Smith, il 16,11% da Daniel Fitszman (corrispondenti rispettivamente a 116 e 159 milioni di sterline di valore) e altre azioni detenute da membri del board, arrivando al 66,64% delle quote (al settembre 2015 la quota è al 67,3%).

La Kse è tornata sulla scena nel 2014, presentando il bilancio consolidato della scorsa stagione, è stato evidenziato che la società di Kroenke si è messa in tasca 3 milioni di sterline, circa 4,9 milioni di dollari, per servizi di consulenza e strategici alla divisione broadband del club, che si occupa di sviluppare e vendere sul mercato contenuti multimediali a pagamento.

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Il passaggio del bilancio dell’Arsenal 2014 che evidenzia i 3 milioni ceduto alla Kse

Di fatto, Kroenke ha ottenuto dividendi dal club attraverso un pagamento alla sua società. Una situazione che ha fatto imbufalire i tifosi del club e l’Ast, visto che l’assegno nelle casse di Kroenke era coinciso con l’aumento del prezzo dei biglietti dell’Emirates del 3%: di fatto, i fan dei Gunners hanno avuto la percezione di pagare tali dividendi di tasca propria. La mossa di Kroenke destò stupore, anche perché come sottolineato dal Guardian e dal Daily Mail, il magnate statunitense fino a quel momento non aveva mai preso dividendi dalle franchigie in suo possesso negli Usa.

Eppure, i segnali lasciati da Kroenke in merito erano stati chiari. A cominciare dall’offerta di 64 pagine per acquistare la maggioranza del club, in cui non c’era alcuna menzione a restrizioni sul pagamento di dividendi, un’operazione mai svolta dai precedenti proprietari dell’Arsenal. Inoltre, benché negli Usa lo chiamino “Silent Stan” per le poche interviste concesse, ci sono alcune dichiarazioni risalenti al 2011 in favore dei Glazer – la famiglia che ha acquistato lo United tramite un leveraged buyout che ha scaricato sul club il debito dell’operazione – che avrebbero dovuto far riflettere: “Fin da quando ne hanno preso il controllo del club, hanno vinto ed aumentato i ricavi in maniera consistente. Se fossi un tifoso, direi Wow! Perchè non avrebbero potuto ottenere di meglio. Glazer ha preso soldi dal club, allora? Jerry Buss (proprietario dei Los Angeles Laker, ndr) ha preso soldi dal club. Molti proprietari negli Usa lo fanno e nessuno dice nulla”.

La questione dei dividendi si sta ripetendo in questa stagione (leggi l’analisi di Calcio&Finanza sulla relazione finanziaria del club), con la Kse che intasca i 3 milioni e i tifosi che protestano. E pare che anche Usmanov, che ora detiene il 30% del pacchetto, non sia granché felice. A metà ottobre ci sarà il meeting del club e Kroenke sarà chiamato a fornire spiegazioni: molto probabilmente, sarà il magnate uzbeko ad incalzarlo. Ma già la scorsa stagione Sir Chips Keswick, chairman del club, aveva difeso la scelta del pagamento, sostenendo che si trattasse di una questione cruciale per i progressi del club: “La Kse è una delle più rispettate e affermate organizzazioni sportive negli Usa, opera nel più grande e sofisticato business sportivo del mondo. Hanno una lunga esperienza del management sportivo e l’abbiamo sfruttata per trarne il massimo vantaggio per la crescita del club. Il pagamento è dunque appropriato”.

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Kroenke con Sir Chips Keswick, chairman dell’Arsenal

Dall’Arsenal Supporters’ Trust, però, fanno sapere di non vederla allo stesso modo: il 93% del board dell’Ast ritiene che tale pagamento non sia invece adeguato e giustificato. Basti pensare che Ivan Gazidis, ceo del club, riceve un salario di 2,2 milioni di sterline all’anno. “In due anni, 6 milioni di sterline sono una grossa cifra. se c’è del denaro da spendere, sarebbe meglio dirottarlo sul rafforzamento della squadra, abbassando i prezzi dei biglietti, o assicurandosi che lo staff dello stadio che lavora durante le partite riceva la diaria per vivere a Londra”, ha spiegato un portavoce dell’Ast al Guardian. “Gazidis ha spiegato che il club deve vivere sull’autostenibilità e senza le iniezioni di denaro dei proprietari. Noi supportiamo l’autosostenibilità e crediamo che i soldi non debbano essere sottratti da uno di loro: è una cosa negativa per gli altri stakeholder e tutti i tifosi senza i quali questo club non esisterebbe. Inoltre, viola il principio di vigilanza e custodia del club per i quali l’Arsenal è sempre stato ammirato”.

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