In una lunga intervista al Corriere dello Sport Stadio, Riccardo Silva, il fondatore nonché presidente della società di distribuzione di diritti TV Mp&Silva, ha parlato dei suoi progetti nel calcio statunitense e del continente americano intero dopo che non più tardi di dieci giorni fa ha acquistato insieme con Paolo Maldini il Miami Fc, la squadra di calcio della città della Florida che nel 2016 prenderà parte al campionato North American Soccer League (Nasl).

Nell’intervista i numerosi motivi che hanno spinto lui e Maldini a investire nel calcio Usa. “Negli Stati Uniti non ci sono retrocessioni, quindi si può pianificare con calma, il sistema economico è differente, non esistono le pressioni della tifoseria, è questa una serie di cose che mi hanno fatto decidere per il sì».

Inoltre c’è Miami, città dove Silva risiede quando non è in giro nel mondo per lavoro e dove Maldini ha una casa da 15 anni.  «Non l’avrei mai fatto in Italia o in Europa, penso che qui ci siano le condizioni. Partiamo umili, piccoli, ma con grande connessione con il territorio, con il sociale, abbiamo già accordi con enti che si dedicano alla beneficenza a cominciare dalla Miami Foundation e vogliamo anche creare delle accademie di calcio» ha spiegato Silva, che ha motivato in questa modo la loro scelta di puntare sulla Nasl e non sulla Major League soccer.  «La Nasl mi è piaciuta, è una lega in crescita che ti lascia molta autonomia. Con la MLS funziona in maniera diversa: si compra, tra l’altro a prezzi esorbitanti, una licenza, ma è tutto della lega, compreso il brand, addirittura anche gli incassi, il 35% si deve dare indietro. Nemmeno i giocatori sono della società. Allora ho deciso per la NASL, perché costa meno, ma c’è autonomia: hai la tua squadra, ti iscrivi al campionato, certo ci sono regole, ma il brand ti appartiene, fai, in un certo senso, quello che vuoi. C’è libertà» ha fatto sapere l’imprenditore  che con la Mp&Silva, nata nel 2004, adesso è tra i leader mondiali nella distribuzione dei diritti televisivi sportivi. Mp&Silva è una entità mondiale infatti, non solo distribuisce, ma detiene e gestisce i diritti degli eventi sportivi più importanti tra i quali i diritti tv per trasmetetre all’estero la serie A italiana e, appena acquisiti, per l’Europa, i diritti della NFL, il campionato Usa di football americano che culmina nel celebre Super Bowl.

In termini tecnici, vista la presenza di Maldini nei proprietari, il Miami Fc varà una forte connotazione rosso nera. La prima scelta è  infattistata quella di assumere Mauro Pederzoli come direttore sportivo, ex Brescia, Novara, Torino, ma anche Milan come settore giovanile, un uomo che ultimamente ha lavorato in Paraguay mentre l’allenatore sarà una scelta di «Maldini e Pederzoli, ma ho sentito di Hernan Crespo, Carles Puyol e Alessandro Nesta»

In termini di business, invece, lo stadio è un punto importante. Beckham sinora che voleva realizzare uno nuovo nel tentativo di portare la MLS a Miami sinora ha fallito nella sua iniziativa. Mentre Silva vuole puntare su uno già in uso. «Ce ne sono tre, Florida International University, poi Sun Life Stadium dei Dolphins (football americano), infine il Marlins Park, baseball MLB. Avremo contratti con tutti, potremo anche alternare le sedi. E poi ho la mia idea, creare una base di fan attraverso le organizzazioni di beneficenza, magari per il derby con i Fort Lauderdale Strikers, il club di Ronaldo, regalare 30.000 biglietti a tutti i ragazzi delle scuole del South Florida. Sappiamo benissimo che il primo anno, o anche il secondo, non ci sarà un ritorno economico, ma quello che mi interessa è coinvolgere la gente, creare eventi».

infine l’iniziativa shock che potrebbe rivoluzionare il calcio negli Stati Uniti. Il futuro del calcio negli Usa? «Credo, anzi sono convinto che la svolta avverrà quando le squadre americane potranno competere con le migliori nel continente. Ritengo incredibile che adesso ci sia la Libertadores, ovviamente a livello alto e la ‘Champions’ della Concacaf che si riduce a una lotta tra club messicani e Usa. Anche se vincono Los Angeles o New York, nella percezione internazionale, e in quella americana, non cambia nulla. Ma una volta che si arriverà a una competizione, che nella mia testa chiamo ‘Americas Champions League’, cambierà tutto: immaginatevi le squadre degli Stati Uniti che affrontano Boca Juniors, River, Corinthians, oltre a creare valore, si coinvolgerà un mercato enorme visto che America del Nord e del Sud assieme hanno il 30% in più della popolazione dell’Europa. certo il calcio USA dovrebbe migliorare, qualitativamente, ma con il giro di affari che si genererebbe sarebbe possibile». Insomma una Champions delle Americhe che non avrà nulla da invidiare a quella europea a livello internazionale

 

 

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