Un campionato nel quale giocano squadre gloriose come i New York Cosmos, giocatori altrettanto gloriosi come lo spagnolo Raul e investitori che del calcio sono stati gloria e saranno ricordati per sempre nella storia di questo sport come il fenomeno Ronaldo. La North American Soccer League, meglio nota come Nasl, dal momento della sua rifondazione avvenuta nel 2009, è immediatamente stata riconosciuta dalla Federcalcio Usa rappresentando soltanto in apparenza una sorella minore della Major League Soccer (Mls). Non a caso negli Stati Uniti sono sempre più numerosi gli osservatori che vedono come probabile una fusione delle due leghe nelle prossime stagioni.

La Nasl dopo l’esplosione degli anni Settanta e il fallimento nel decennio successivo, è infatti rinata seguendo da una parte l’evoluzione della Mls, dall’altra creando un proprio movimento che può contare non solo sui New York Cosmos, ma anche su un grande interesse concentrato nella Florida.

La rinascita: Raul, Ronaldo e la Florida

Dopo decenni di stallo, la Nasl è rinata nel 2009.  Nel 2010 è iniziato il campionato con 8 squadre ai nastri di partenza, tra cui i Fort Lauderdale Strikers club che nel dicembre 2014 ha visto l’ingresso nel proprio capitale di Ronaldo. L’ex Fenomeno, che dopo il ritiro è diventato testimonial di un brand di poker online, ha acquistato il 10% del pacchetto del club della Florida, annunciando anche l’intenzione di volersi rimettere in forma per poter tornare un giorno a giocare proprio con la maglia giallorossa degli Strikers.

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Ronaldo possiede il 10% dei Fort Lauderdale Strikers

E proprio in Florida si annida il successo della Nasl. Fort Lauderdale, Tampa Bay, Jacksonville militano nella Nasl mentre la sola Orlando è una squadra della Mls. L’arrivo di Kakà  a Orlando ha però messo in evidenza quale sia il potenziale del soccer nello Stato con 40mila spettatori accorsi allo stadio in occasione del match contro Los Angeles nell’ultima stagione. Una situazione che ha motivato le altre squadre della Florida ad incrementare il proprio business. I Tampa Bay Rowdies, che militano nella Nasl, hanno speso 2 milioni di dollari per rifare il campo da baseball, riadattandolo al calcio, ma la decisione ha avuto un immediato profitto: allo stadio di St Petersburg il derby sentitissimo contro i Fort Lauderdale Strikers ha fatto il tutto esaurito. La Federcalcio Usa ha intercettato tale entusiasmo, tanto che dal 2010 ad oggi la nazionale Usa ha già giocato 7 volte in Florida.

Ma non c’è solo la Florida. Perché in tema di club storici rinati, ci sono i New York Cosmos. La franchigia aveva sospeso ogni attività nel 1985, mantenendo però marchio e ragione sociale. Nel 2009 un consorzio di imprenditori guidato da Paul Kemsley, ex numero due del Tottenham, ha acquistato il marchio con l’obiettivo di iscrivere la squadra alla Mls, dirottando poi il progetto nella rinata Nasl, a ulteriore conferma che chi vede nella Nasl una sorta di serie minore si sbaglia di grosso. Inoltre è ritornato anche Pelè, nelle vesti di presidente onorario. Il club ha ora grandi ambizioni; del board fanno (o hanno fatto) parte Chinaglia come ambasciatore, Cantona come direttore tecnico e azionisti come Carlos Alberto (campione del mondo nel Brasile 1970) e l’attore Robert De Niro. Lo scorso anno hanno ottenuto la sponsorizzazione della Emirates Airlines, compagnia aerea di bandiera degli Emirati. Uno sponsor portato da Sela Sport, comproprietaria saudita del club che, rinato dopo anni di inattività ha intenzione di costruire un nuovo stadio da 400 milioni di dollari e 25mila posti nella zona di Long Island. Non ultimo è arrivato un campione come Raul, ex stella del Real Madrid. Infine va ricordato che l’interesse attorno ala Nasl potrebbe sfociare in una vera e propria benedizione: la Nasl ha di recente avviato contatti con la canadese Ea Sports, per far includere il campionato nella prossima edizione del serie di videogiochi Fifa.

La prima Nasl: da Pelè al fallimento

La Nasl di questi giorni, come si ricordava, è l’erede della prima Nasl fondata nel 1968. Sono gli anni della rivoluzione e, non ,molto tempo dopo, dell’uomo sulla Luna. Negli Usa si tenta di conquistare anche un altro campo, quello di calcio. Pare che a dare l’imput sia stato il successo mediatico del Mondiali del 1966, vinto dall’Inghilterra, e dal successivo documentario intitolato “Goal”, che al pubblico a stelle e strisce è piaciuto notevolmente. Così, nacque l’idea di una lega professionistica che riunisse i club statunitensi e canadesi. Ci vollero circa due anni per mettere in piedi il circus: già nel 1966 alcuni imprenditori del mondo sportivo e dello spettacolo decisero di investire in una lega, che ottenne il nulla osta sia della Fifa che della Federazione calcistica degli Usa e che prese il nome iniziale di Ussa (United States Soccer Association) per non essere confusa con un’altra lega esistente, la National Professional Soccer League. La coesistenza fu un problema da risolvere: la Ussa ebbe la benedizione della Federcalcio, ma era la Npsl ad avere un contratto televisivo con la Cbs.

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Pelè con la maglia dei New York Cosmos

La prima giocò d’anticipo, importando squadre dall’Europa per far giocare loro un campionato d’esibizione, quello del 1967. La Npsl non raggiunse così un’audience accettabile e si arrivò alla fusione delle due leghe e alla nascita della Nasl. Gli inizi non furono facili: al primo campionato le squadre furono 17, al secondo solo 5. Tutto cambiò quando nel 1971 la Warner Communication decide di investire nel soccer, creando la squadra dei New York Cosmos. La presenza della franchigia, unita a suoi risultati subito positivi, incoraggiò altre città a presenziare nella Nasl: Los Angeles, Seattle, Vancouver si uniscono alla lega a metà anni Settanta. Si arriva alla creazione di un Soccer Bowl, una finale di campionato unica e itinerante sul modello del Super Bowl del football.

Nel 1975 i Cosmos fecero il colpaccio: arrivò dal Brasile Pelè. La media spettatori aumentò: 14mila le presenze nella seconda metà degli anni Settanta, con punte di 77mila nel 1977 al Giant Stadium di New York. E molto ruotò attorno alla Grande Mela: negli anni arrivano nei Cosmos Franz Beckenbauer, Giorgio Chinaglia, Giuseppe Wilson e Carlos Alberto. Ma nel campionato Usa fecero la loro presenza anche altri miti immortali del calcio quali Johann Cruyff oltre che George Best.

Il fallimento arrivò nella prima metà degli anni Ottanta. Da una parte, i club trovarono molto più redditizio giocare la versione indoor del campionato, che si giocava in inverno a cavallo tra le stagioni di Nasl: una situazione che aveva provocato una drastica riduzione delle franchigie, alcune delle quali avevano abbandonato per problemi economici. E poi perché la Abc, che nel 1979 aveva acquistato i diritti del campionato, lamentava bassa audience. Nel 1983 si ebbe l’ultima edizione del Soccer Bowl e l’anno successivo l’ultimo campionato Usa.