Como, Suwarso: «I ricavi dal calcio non bastano. La multiproprietà non fa per noi»

Il presidente del Como ha poi rivelato il suo sogno: «Spero di contribuire a costruire le fondamenta di un club che possa prosperare per generazioni».

Suwarso
Mirwan Suwarso (Foto: Marco Luzzani/Getty Images)

Il Como è atteso, con un netto anticipo sulla tabella di marcia, a disputare la stagione della conferma, almeno sul piano nazionale, dopo aver conquistato nella scorsa annata la qualificazione alla UEFA Champions League. Un traguardo che, come detto, non era previsto nell’ambizioso piano di sviluppo del club nemmeno dalla proprietà indonesiana.

Di certo rimane la grande solidità economico-finanziaria della famiglia Hartono che ha speso molo dal suo arrivo a Como. «Aziende come Uber e Netflix hanno investito pesantemente per anni per costruire quello che sono oggi – commenta il presidente dei lariani Mirwan Suwarso a Il Corriere dello Sport –. Una squadra consolidata può cambiare tre o quattro giocatori; noi, di promozione in promozione, nove o dieci ogni volta. Esserci qualificati per la Champions prima del previsto ha creato un’ulteriore necessità di rafforzarsi. Ma guardate in cosa stiamo investendo: giovani con il potenziale di migliorare e crescere di valore».

Un salto così repentino verso l’alto ha portato alcuni a temere per quanto riguarda il Fair Play Finanziario: «Stiamo costruendo le fondamenta per ricavi ricorrenti. Quando ci siamo qualificati per la Champions, il nostro primo passo è stato parlare con l’UEFA. Costruire i nostri piani dentro il quadro normativo fa parte del diventare vincenti».

«Stiamo costruendo un ecosistema più ampio, attingendo all’identità del lago, al suo richiamo globale e all’aspirazione che vi è associata – continua Suwarso –. Questo crea opportunità nel merchandising, nell’hospitality, nei viaggi e nel turismo, oltre i ricavi calcistici tradizionali. Vogliamo giocare bene a calcio e vincere, ma Como è anche una destinazione lifestyle. Ignorarlo sarebbe un errore. I soli ricavi calcistici del club sono troppo piccoli per sostenere le nostre ambizioni. Siamo in trattativa con più di 24 organizzazioni fra calcio, tennis e basket. Usando le stesse risorse possiamo crescere oltre quello che prima era un inventario di ricavi finito, verso possibilità quasi infinite. Quell’identità è il fondamento: costruiamo su di essa, così che man mano che il business cresce, Como diventi più riconoscibile e il suo carattere si rafforzi».

Sulla multiproprietà e ci sono progetti in atto da parte della famiglia Hartono: «No, non fa per noi. Il nostro focus sarà sempre e soltanto Como. Quello che stiamo sviluppando sono servizi multiclub. Costruiamo competenze qui, dimostriamo che funzionano, e poi le offriamo ad altre organizzazioni. Il retail è un esempio: possiamo aiutare un altro club a sviluppare prodotti e raggiungere i clienti senza possederlo».

La Champions è stata raggiunta dal Como, come confermato dallo stesso Suwarso nelle settimane successive al grande traguardo raggiunto, con tre anni di anticipo. Ma sullo scudetto si rimane molto cauti: «Non fissiamo mai obiettivi di ambizione sportiva. La nostra pianificazione riguarda la costruzione di un club finanziariamente sostenibile, che possa permettersi di competere in Europa. La Champions è arrivata prima che il business avesse quella solidità finanziaria. Non prometteremo ai fan titoli o un posto permanente in Champions, ma un club che diventerà finanziariamente solido. Il Como ha attraversato tre fallimenti fra il 2004 e il 2017, non succederà di nuovo».

Il motivo dietro alla decisione di investire in un club come il Como e non in Inter, Milan o Roma: «Abbiamo comprato il Como per un progetto legato alla nazionale giovanile indonesiana e la vicinanza a Milano lo rendeva comodo per le riprese di un documentario. Quando le promozioni del club hanno reso quel progetto impraticabile, abbiamo dovuto cambiare rotta e sviluppare il Como stesso per recuperare l’investimento. Cosa è il Como oggi? Direi una piattaforma di sports business con potenziale internazionale».

Ma non solo prima squadra, l’attività del Como ha anche al centro il vivaio, costruito praticamente da zero: «Il vivaio si costruisce con cultura e infrastrutture. Per questo abbiamo scelto Osian Roberts, forte della sua esperienza in Galles e in Marocco. Vogliamo qualcosa che duri: sviluppare i giocatori, gli allenatori e stabilire un approccio coerente in tutta l’academy. Avvicinare il più possibile il vivaio alla prima squadra dẫ ai giovani un percorso più chiaro e può accelerarne la crescita. Fabregas? Cesc ci sta aiutando a costruire un approccio che va molto più in profondità. della semplice scelta della formazione. Ma dire che qualcuno resterà a vita significherebbe ignorare come funziona il calcio. C’è una lunga fila di interessati, molti altri lo saranno. Le persone hanno le proprie ambizioni. Vogliamo che il suo lavoro continui a rendere il Como più forte. Questo significa sostenerlo adeguatamente oggi e costruire un’organizzazione capace di portare avanti quel lavoro quando arriverà il suo prossimo capitolo. Erede? Scegliere un allenatore non è compito mio. Non gestisco l’area tecnica. Abbiamo un “football council”. Cesc avrà sempre una voce importante e un contributo rilevante in quelle discussioni».

Il colpo Nico Paz: «La decisione di Nico significa molto, ma per noi è una responsabilità importante: dobbiamo offrirgli le condizioni giuste per migliorare. Può diventare ancora più forte». Ma il Como non è solo Nico Paz, con un’età media di 25 anni e interpreti di assoluto livello. Da Ramon a Perrone, passando per Da Cunha, Baturina, Diao e Douvikas: «Per ottenere un ritorno da quell’investimento dobbiamo puntare su talenti che possano svilupparsi e crescere di valore. Ma l’età media non leve mai diventare da sola un criteri li selezione. Ogni giocatore deve essere adatto al nostro calcio. In Italia si fa fatica a investire sui giovani? Anche Parma e Fiorentina lo fanno. Come si fa? Dati, reti di scouting internazionali e un processo interno di valutazione dei giocatori. Non siamo i soli. Ammiro anche club come Bologna, Parma, Sassuolo, Verona ed Empoli per la loro capacità di trovare e sviluppare buoni giocatori».

Il cambio di mentalità nel calcio giocato in Italia: «Penso che la Serie A sia diventata più emozionante. Il gioco scorre meglio, e questo lo rende più piacevole da guardare. Il divario con gli altri top club europei? Non credo siamo così distanti. In altri campionati il discorso ruota spesso attorno a due o tre club, mentre qui non si riescono a pronosticare con sicurezza nemmeno le prime quattro o cinque. Per raggiungere la Premier dobbiamo trasformare quell’entusiasmo in crescita commerciale. Vedo la Serie A come un asset sottovalutato con enormi margini di crescita».

Marotta e De Laurentiis sono due visionari secondo Suwarso che spiega: «Sanno guardare oltre la partita successiva. De Laurentiis ha dimostrato di pensare al Napoli come a un’azienda e ho già parlato di quanto sia commercialmente acuto. In Marotta vedo l’importanza dell’esperienza e della costruzione di un’organizzazione calcistica che sappia continuare a competere. Il mio sogno? Non so per quanto tempo sarò presidente.
Ma durante il mio tempo qui spero di contribuire a costruire le fondamenta di un club che possa prosperare per generazioni. Un club di cui la gente di Como possa essere sempre orgogliosa, in cui senta un senso di appartenenza, e la cui storia ispiri bambini e non solo, qui e oltre Como, a vedere ciò che è possibile».

Club

Como