Scommesse, squadre o campioni: chi muove davvero il mercato

Il calcio continua a dominare per raccolta e capacità di attrarre nuovi giocatori, mentre il tennis cresce grazie all’effetto Sinner e a un calendario che garantisce continuità. L’analisi di Sitiscommesse mette a confronto il peso del brand squadra con quello del singolo atleta.

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ANALISI SITISCOMMESSE.COM
Jannik Sinner (Photo by Matthew Stockman/Getty Images)

È il legame con una squadra oppure l’attrazione esercitata da un singolo campione a muovere maggiormente il mercato delle scommesse sportive? La risposta non dipende soltanto dai volumi generati, ma anche dalla capacità di attirare nuovi utenti e dalla frequenza con cui questi tornano a giocare.

Un’analisi pubblicata da Sitiscommesse, realizzata in collaborazione con Calcio e Finanza, mette a confronto due modelli differenti: quello del calcio, costruito prevalentemente intorno all’appartenenza a una squadra, e quello del tennis, nel quale il richiamo del singolo atleta assume un ruolo centrale.

Il calcio resta il motore principale delle scommesse

Il calcio conserva una posizione dominante. Secondo i dati del ReportCalcio 2025 della FIGC, citati nell’analisi, nel 2024 la raccolta delle scommesse calcistiche in Italia ha superato i 16,1 miliardi di euro, generando 401,6 milioni di euro di gettito erariale.

Il primato emerge anche osservando i singoli appuntamenti. Nella classifica storica dei 50 eventi sportivi con la raccolta più elevata figurano esclusivamente partite di calcio. In testa si trova la finale di Champions League 2022/23 tra Inter e Manchester City, che ha movimentato 40,1 milioni di euro.

Anche la Nazionale rappresenta un potente fattore di attrazione. Le quattro partite disputate dall’Italia a Euro 2024 hanno generato complessivamente 70,8 milioni di euro di raccolta e circa 2,1 milioni di gettito.

La forza del calcio deriva dunque dalla capacità di concentrare in un solo evento una platea molto ampia, coinvolgendo anche persone che normalmente non scommettono. Finali, derby e partite della Nazionale producono picchi difficilmente replicabili dalle altre discipline.

Il tennis supera la Serie A

Se il calcio resta saldamente davanti nel suo complesso, il confronto tra le singole competizioni restituisce però uno scenario differente.

Secondo i dati riportati da Sitiscommesse, il tennis rappresenta ormai circa il 15% delle scommesse sportive effettuate in Italia, contro il 13% della sola Serie A. Il calcio internazionale e le coppe valgono complessivamente il 16%, mentre il basket si ferma al 7%.

In termini assoluti, la distanza rimane significativa: la raccolta sul tennis è inferiore ai 4 miliardi di euro, contro gli oltre 16 miliardi dell’intero comparto calcistico. La sola Serie A si avvicina ai 3 miliardi.

Il sorpasso percentuale del tennis sul massimo campionato italiano segnala comunque un cambiamento nelle abitudini del pubblico. Una crescita sostenuta anche dalla popolarità raggiunta da Jannik Sinner, diventato un vero e proprio motore d’interesse per l’intero movimento.

La FITP stima in 16,9 milioni il numero degli appassionati di tennis in Italia, in aumento dell’86% tra il 2016 e il 2024, mentre i tesserati hanno superato quota 1,15 milioni.

Picchi contro continuità

Il brand squadra e il brand atleta non generano necessariamente una concorrenza diretta. Si tratta, piuttosto, di due modelli capaci di produrre valore attraverso meccanismi differenti.

Il calcio vive soprattutto di grandi picchi: una finale, un derby o una partita decisiva possono concentrare in poche ore volumi molto elevati. Il suo andamento resta tuttavia legato alla stagionalità e al calendario delle competizioni.

Il tennis offre invece una maggiore continuità. La stagione occupa quasi tutto l’anno e comprende quattro tornei del Grande Slam, numerosi Masters 1000 e appuntamenti distribuiti su base settimanale. La struttura delle partite, articolata in set, game e singoli punti, favorisce inoltre lo sviluppo delle scommesse live.

In questa prospettiva, il calcio continua a essere il principale strumento di acquisizione: avvicina al mercato anche chi gioca soltanto in occasione dei grandi eventi. Il singolo campione tende invece ad aumentare la frequenza, mantenendo alto l’interesse nel corso della stagione.

Il brand atleta cresce anche nel calcio

La centralità del singolo atleta non riguarda più soltanto le discipline individuali. Anche nel calcio, infatti, una parte crescente dell’offerta ruota intorno alle prestazioni dei giocatori.

Mercati come il primo marcatore, il capocannoniere o la Scarpa d’Oro sono legati direttamente al nome del calciatore. A questi si aggiungono formule che permettono di combinare gol, tiri, assist, falli e cartellini di uno o più protagonisti della stessa partita.

Il brand atleta non sta quindi sostituendo quello della squadra, ma si sta sovrapponendo a esso, creando un ulteriore livello di interesse commerciale.

Chi muove davvero il mercato

I numeri continuano a premiare il brand squadra. Il calcio genera una raccolta complessiva superiore ai 16 miliardi di euro, contro meno di 4 miliardi per il tennis, e occupa tutte le prime 50 posizioni nella graduatoria degli eventi sportivi più giocati.

Il brand del singolo campione presenta però caratteristiche particolarmente funzionali alla crescita del mercato: opera con maggiore continuità, alimenta le giocate live e moltiplica le occasioni di coinvolgimento.

La sintesi proposta dall’analisi è dunque netta: la squadra resta il motore dei grandi volumi e dell’acquisizione di nuovi utenti, mentre il campione è diventato il motore della frequenza e della crescita. Due modelli diversi che, soprattutto nel calcio, appaiono sempre più destinati a convivere.

Per approfondire il confronto tra il peso del brand squadra e quello del singolo atleta nel mercato delle scommesse, leggi l’analisi completa su Sitiscommesse.com.