Risiko bancario, Mps respinge l'Opas di Intesa: «Offerta troppo bassa». E apre a Banco Bpm

Gli altri punti critici rilevati dal CdA sono rappresentati da una stima delle sinergie che appare troppo generosa, dal pericolo di incorrere in problematiche antitrust, anche in relazione alla quota nelle Generali, e dal rischio legato allo smembramento della rete del Monte dei Paschi.

monte dei paschi
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Un corrispettivo ritenuto inadeguato, una stima delle sinergie che appare troppo generosa, il pericolo di incorrere in problematiche antitrust, anche in relazione alla quota nelle Generali, e il rischio, legato allo smembramento della rete del Monte dei Paschi, di indebolire il sostegno all’economia reale del Paese che Siena ha sempre garantito. Sono diversi i rilievi sollevati dal Consiglio di Amministrazione di Mps all’indirizzo dell’offerta di Intesa Sanpaolo, in quelle che il CdA definisce «osservazioni preliminari» che saranno oggetto di ulteriore approfondimento.

Allo stesso tempo il consiglio, riunitosi per esaminare sia l‘Opas di Ca’ de Sass che l’invito a nozze di Banco Bpm, si impegna «a un approfondimento completo e rigoroso» della proposta di Giuseppe Castagna, anche alla luce del fatto che assicura la «valorizzazione dell’intero perimetro» e «non presuppone la disaggregazione» del Monte. La posizione è accolta «con soddisfazione» da Piazza Meda, che vede riconosciuta la «valenza industriale» di una proposta «finalizzata a creare valore per gli azionisti di entrambe le banche e a consentire di preservare Mps nella sua interezza». Sul tema di Banco Bpm nel corso del CdA, che ha deliberato all’unanimità, non è mancata qualche frizione. In particolare perché alcuni consiglieri non avrebbero ottenuto informazioni, chieste più volte, circa le interlocuzioni tra Mps e Banco Bpm.

Tornando all’Opas di Intesa, da Siena si pone anzitutto un tema di corrispettivo, parlando di premio sotto la media di altre offerte comparabili. I 3,4 miliardi di premio implicito al momento dell’annuncio dell’Opas rappresentano «una quota limitata» dei 2,9 miliardi di sinergie attese e non sembrano «riflettere, tra l’altro, il cambio di controllo e il successivo break-up» di Mps. Qualora Intesa pagasse l’acconto sul dividendo senza aggiustare il concambio, come è nella sua facoltà, rileva ancora il CdA, lo sconto del 3,3% a cui viaggiava l’offerta il 15 luglio salirebbe al 6,2%.

In tema di sinergie, Mps le ritiene decisamente «superiori» a quelle osservate in «aggregazione comparabili» riservandosi «approfondimenti puntuali» sulla loro «effettiva conseguibilità» e sulla loro «allocazione» tra le due banche. Perplessità anche sul prezzo a cui Unipol rileverà da Intesa gli sportelli del Monte, «inferiore» ai «multipli medi» del settore. Un prezzo più alto, rileva il CdA, avrebbe consentito di aumentare il premio destinato a Mps.

Sul fronte industriale, l’offerta di Intesa – che avrà un «significativo impatto sul livello di concentrazione e assetto competitivo del sistema bancario italiano» – rischia di incappare in problematiche Antitrust, nonostante la cessione di metà della rete a Unipol. Le possibili prescrizioni dell’authority generano «rilevanti elementi di incertezza», dai quali non è esente la quota in Generali, alla luce della forte posizione di Intesa nell’assicurazione vita. C’è poi il tema dello smembramento del Monte, che potrebbe «comportare un indebolimento del modello di banca di prossimità» vicina ai territori, alle famiglie e alle imprese. «Oltre a sollevare interrogativi circa i benefici per la competitività del sistema bancario, l’operazione pone preoccupazioni per la continuità di un radicato sostegno all’economia reale», ammonisce Mps.

Siena invita i soci a tener conto delle incertezze relative al progetto di Intesa, di cui diventerebbero azionisti in caso di adesione all’Opas, anche alla luce della «creazione di valore chiara e sostenibile» assicurata dal piano di integrazione Mediobanca e Mps, «supportato da una solida posizione di capitale», pari a un Cet1 del 16% a fronte del 14% a cui punta Intesa qualora ottenesse l’applicazione del Danish Compromise alla quota in Generali, esito che il Monte non ritiene scontato. Si tratterà ora di capire se gli abboccamenti tra Mps e Banco Bpm porteranno a una controproposta rispetto all’offerta di Intesa. Dalla sua formulazione – offerta di Mps per il Banco o del Banco su Mps – potrebbero dipendere anche i non semplici passaggi assembleari.

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