È un epilogo tormentato quello di una parte dell’inchiesta sui rapporti tra società e arbitri con la Procura di Milano che appare divisa al suo interno. Da una parte il pm Maurizio Ascione convinto di avere raccolto elementi sufficienti per chiudere le indagini in vista del processo nei confronti dell’ex designatore Gianluca Rocchi per avere «fraudolentemente accettato interferenze al fine di alterare il corretto svolgimento della competizione in concorso con esponenti della società Inter». Su un altro versante sembrano esserci il procuratore Marcello Viola e l’aggiunto Paolo Ielo, che si è affiancato ad Ascione nella gestione dell’inchiesta dopo un anno di indagini, dal giugno scorso.
Quest’ultimi, al contrario di Ascione che lascerà la Procura domani, ritengono che il materiale acquisito tra intercettazioni, testimonianze e interrogatori non basti per giustificare una richiesta di processo con la «ragionevole probabilità» di una sentenza di condanna, come impone la riforma Cartabia. Il tutto con la possibilità che una sorpresa dell’ultimo secondo, con una nuova iscrizione nel registro degli indagati, possa complicare la comprensione di un quadro già molto complesso.
Ascione ha tempo fino a domani per decidere se firmare o meno una richiesta di archiviare che non lo convince. Se dovesse farlo, già domani potrebbe inoltrata al gip l’istanza. Se però il pm in via di trasferimento dovesse mantenere una posizione di dissenso, per questioni di opportunità Viola e Ielo firmeranno la richiesta di archiviazione quando Ascione non farà più parte della Procura milanese. Quindi, almeno a livello formale, senza che si manifesti la contrarietà di Ascione.
Più semplice e con una visione armonica delle tre toghe la parte dell’inchiesta che riguarda le presunte bussate al VAR dell’ex designatore Rocchi e dell’allora supervisore al VAR, Andrea Geravasoni, finalizzate a dirimere dei casi dubbi in alcune partite. In questo caso tutti concordano che gli atti vadano trasmessi al procuratore di Monza, Claudio Gittardi, per la competenza territoriale perché la Sala VAR ha sede a Lissone, in Brianza.
Infine, sempre col consenso di tutti, le carte della lungo approfondimento sul mondo del calcio saranno spedite alla Procura Federale perché valuti se ci sono illeciti sportivi. Mentre la posizione di Daniele Paterna, l’assistente al VAR che si vede nell’ormai noto video girarsi e chiedere a chi bussava «È rigore?» durante Udinese-Parma resterà a Milano percheé la presunta falsa testimonianza è avvenuta durante la deposizione nell’ufficio di Ascione. Le condotte degli indagati Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo, accusati di frode sportiva sempre sulla questione bussate, saranno vagliate a Monza.
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