Mentre la Serie A e il calcio italiano discutono del nuovo presidente della FIGC, con le candidature in particolare di Giovanni Malagò (spinto dai club del massimo campionato) e di Giancarlo Abete (candidato dai dilettanti), continua a tenere banco anche l’eredità economica delle Olimpiadi di Milano-Cortina.
Una manifestazione di cui lo stesso Malagò è stato non solo tra i principali promotori ma anche tra i principali organizzatori, considerando che è ancora presidente della Fondazione Milano-Cortina, l’ente organizzatore dei Giochi.
Come riportato da Il Fatto Quotidiano, il budget originariamente era stato fissato a 1,3 miliardi di euro, venendo poi rivisto fino a quota 1,7 miliardi, con un aiuto dal Governo con un finanziamento di oltre mezzo miliardo. Eppure i conti ancora non quadrano: ad oggi infatti il bilancio è previsto in perdita di addirittura 290 milioni di euro.
Tra i dettagli emersi, Coni e Comitato paralimpico non sono ancora stati pagati e vantano pendenze milionarie verso la fondazione, mentre gli organizzatori non hanno particolarmente badato a spese: tra le altre voci, ci sono 37 milioni in divise, 5 in arredi, 13 per il viaggio della fiamma olimpica.
Una situazione tale per cui a Milano-Cortina ancora non sono riusciti a chiudere il bilancio. E nelle ultime settimane il contesto nazionale e internazionale si è modificato, non aiutando la situazione. Tra la crisi, il caro energia e il taglio delle accise sui carburanti, infatti, ora sembra difficile che il governo possa farsi carico quantomeno dei debiti col Coni, come inizialmente sembrava intenzionato a fare.
Non è un caso, quindi, se al governo, in particolare al Ministero dell’Economia di Giorgetti, non sia vista di buon occhio la candidatura di Malagò alla FIGC. La scelta era stata quella di non far rispondere delle responsabilità i vertici olimpici per non danneggiare l’evento, a cui la stessa maggioranza teneva in modo particolare. Ma i conti, conclude Il Fatto Quotidiano, dimostrano la rilevanza dei problemi dell’organizzazione.