Nell’azionariato della Juventus, «siamo entrati col cappello in mano» ma «non siamo stati ricevuti con un sorrisone, sicuramente. Noi vorremmo aiutare una squadra che ha una potenzialità incredibile». Lo ha detto il ceo di Tether, Paolo Ardoino, intervistato nel corso del programma «Black Box» di Chora Media, a domanda su un possibile nuovo assalto per rilevare la Juve.
«La Juventus ha più di 200 milioni di follower in tutto il mondo. Recentemente, sono andato in Centro-Sud America ed è pieno di juventini. Sfortunatamente, il mondo del calcio in Italia è ancora legato agli Anni ’90 in cui l’imprenditoria doveva avere il giornale, la squadra di calcio e, quindi, viene utilizzato come strumento politico più che come una società vera e propria».
Le società di calcio, spiega, hanno «tutto il potenziale e il bacino d’utenza per poter guadagnare e creare valore per gli azionisti» ma «il mondo del calcio italiano è legato a un retaggio del passato».
Al contrario, Tether – che ha offerto a Exor, senza successo, di rilevare la maggioranza del club bianconero – punta a «disintermediare» la relazione tra la società e i suoi tifosi. «Ci siamo riusciti col dollaro americano, dove abbiamo tolto tanti intermediari tra chi emette il dollaro e l’utente finale, secondo noi possiamo farlo anche nel mondo dello sport con le nostre tecnologie». «Noi – conclude sul te ma Juventus – abbiamo l’expertise da portare, però in questo momento…».
Guardando a Tether in generale, il 2025 «è stato un anno ottimo per la nostra azienda. Abbiamo chiuso con un profitto che si aggira intorno ai 10 miliardi di dollari, stiamo chiudendo i conti in questi giorni. Siamo estremamente efficienti – aggiunge – e questo è dovuto anche alla capitalizzazione di mercato del nostro stablecoin che, in questo momento, sta eccedendo i 186 miliardi di dollari».
L’anno appena concluso, assicura il fondatore della società, ha «consolidato la nostra posizione come principale player del mondo digital asset, ma abbiamo anche dimostrato di saperci espandere ad altre realtà, tra cui l’intelligenza artificiale. Abbiamo un portafoglio di investimenti in questo momento di 23 miliardi di dollari. Il 95% dei profitti di Tether infatti storicamente non sono stati distribuiti ma mantenuti in azienda e investiti in oro, Bitcoin e altre aziende che stanno portando avanti la nostra filosofia».
Sul fronte della trasparenza, a domanda su quando potrebbe arrivare un audit (quindi una revisione contabile) da parte di una delle cosiddette «Big Four», Ardoino replica: «Per Tether rimane una priorità e rimango confidente che riusciremo a concludere un “full audit”».
Quanto a una possibile quotazione, il manager spiega come dal suo punto di vista «Tether rappresenti molto di più di un’azienda che sta facendo profitti, per me è una missione. Io non voglio passare ogni tre mesi a dover compiacere degli analisti finanziari che mi dicono: “Ah, però dovevi guadagnare tre centesimi più qua, dovevi fare di più là”». «Il mio obiettivo è portare stabilità e aiutare persone nei mercati emergenti» e per questo, ribadisce, «non voglio passare il mio tempo a dover pensare al prezzo della mia azione».